VENETO: Lo sviluppo nella Riviera del Brenta PDF Stampa E-mail
La zona della Riviera del Brenta è oggetto di importanti progetti sia dal punto di vista urbanistico e sia dal punto di vista viario: il Passante di Mestre (già realizzato), la Romea commerciale (in fase di definizione progettuale), Veneto city, Città della moda e la Camionabile Padova-Mestre (da realizzarsi sul tracciato dell’attuale, parzialmente realizzata, idrovia. Maggiori informazioni su http://www.salvarelariviera.org/Index.htm).

Questi progetti paiono configurare un’idea di ulteriore pesante sviluppo della zona fondata principalmente sull’edilizia, il commercio, il settore logistico e, conseguentemente, sull’incremento del trasporto su gomma sia privato sia mercantile. Incremento che risulta, peraltro, contrario ai dettami dell’Unione Europea; la UE, infatti, indica in una riduzione del trasporto di merci su gomma, a favore del trasporto fluviale, marittimo e su rotaia, e sulla razionalizzazione dei trasporti pubblici, in favore di una diminuzione del trasporto privato, alcune tra le poche soluzioni per conseguire un duraturo miglioramento dello stato dell’inquinamento dell’aria. A tal proposito va ricordato che la pianura Padana, assieme ad un’area del Belgio ed una dell’Olanda, risulta la zona con l’aria più inquinata d’Europa.

 

In particolare, se il passante di Mestre e la Romea Commerciale, pur rappresentando delle ulteriori gravi ferite per un territorio già estremamente oppresso da un elevatissimo sviluppo urbanistico ed industriale, possono essere considerate delle scelte indispensabili per la risoluzione di problematiche già conclamate ed, oramai, intollerabili, quali quelle della tangenziale di Mestre e quella della SS 309 - la strada più pericolosa d’Italia – la realizzazione degli altri progetti, invece, pregiudicherebbe in modo definitivo ed insostenibile l’equilibrio di questo Regione.

A corollario di questi macro-progetti caratterizzanti, inoltre, si iscrivono tutti i piani di sviluppo urbanistico dei paesi della zona, che prendono forma attraverso i nuovi strumenti del PATI e del subordinato Piano Interventi; tali strumenti di previsione, in corso di stesura ed approvazione, si stanno distinguendo per la notevole influenza esercitata su di essi dalla visione globale di sviluppo territoriale sopra esposta. Quale premessa a tale argomento va detto anche che il fortissimo sviluppo edilizio avvenuto negli ultimi 5 anni, favorito dai basso costo del denaro, ha lasciato in eredità numerosissimi nuovi appartamenti, case a schiera e bifamiliari invenduti: per esempio a Fiesso d’Artico (7200 abitanti) pare vi siano circa 850 nuove abitazioni invendute e a Fossò (6800 abitanti) circa 300. Inoltre alcuni studi idraulici ed idrografici, condotti, per esempio, dal prof. D’Alpaos del dipartimento d’idraulica dell’Università degli Studi di Padova, attribuiscono all’eccessiva ed irrazionale cementificazione i gravi episodi d’inondazione che hanno interessato la zona negli ultimi anni: per esempio l’allagamento di Mestre del 26 settembre 2007 e l’allagamento di Camponogara e Fossò del 18 maggio 2008.

Non trascurando le problematiche generali espresse derivanti dai macro-progetti, di cui sopra, si vuole, quindi, porre particolare attenzione al piano d’interventi, PI, dei singoli paesi della Riviera e nello specifico a quello  appena approvato dal comune di Fossò.

Tale strumento urbanistico, in considerazione dell’incremento demografico degli ultimi 10 anni, prevede nuove edificazioni, sia ad uso privato sia pubblico, per un totale di 266.000 metri cubi, a fronte di un’assegnazione decennale da parte della Regione Veneto di 245.000 metri cubi. Oltre che attraverso la previsione di un’ulteriore vasta cementificazione di zone agricole, tale gravoso obiettivo di sviluppo è stato conseguito, sciaguratamente, anche mediante quelle, che a parere di tante forze politiche, di comitati di paese e di semplici privati cittadini, si delineano come forzature legislative.
Infatti dopo una - in prima analisi - corretta emanazione ed approvazione del PATI, secondo quanto previsto dalla legge regionale 11 del 2004, gli obiettivi e le previsioni di tale documento sono stati sostanzialmente alterati e disattesi dal PI. Nel Piano Interventi, infatti, sono rilevabili molte incongruenze sia con il PATI sia con la legge regionale 11 del 2004.

A titolo esemplificativo (ma non esaustivo) riportiamo alcuni esempi di quanto il PI prevede: edificazioni in zone che ricadono all’interno di fasce di rispetto di elettrodotti contrariamente a quanto indicato dall’art. 29 delle norme tecniche d’attuazione del PATI; aree di sviluppo residenziale all’interno di corridoi ecologici contrariamente a quanto indicato dall’art. 36 delle norme tecniche d’attuazione del PATI; aree di sviluppo residenziale totalmente incompatibili con i limiti fisici di sviluppo urbanistico individuati dal PATI contrariamente a quanto indicato dall’art. 48 delle norme tecniche d’attuazione del PATI stesso; zone di sviluppo residenziale ricadenti al di sopra di Aree di rispetto dell’ambiente naturale, della flora e della fauna previste dall’art. 57 delle norme tecniche d’attuazione del PATI; zone di sviluppo residenziale ricadenti in aree identificate ad edilizia diffusa dal PATI, spesso superandone anche i limiti, contrariamente a quanto previsto dall’art. 45 delle norme tecniche d’attuazione del PATI stesso.

A questo s’aggiungano molte perplessità relative all’individuazione della SAU e il notevole ritardo nella redazione del piano delle acque (ancora in corso mentre scriviamo), previsto dall’art. 37 delle norme tecniche d’attuazione del PATI.
A seguito di quanto rilevato le forze politiche d’opposizione e molti privati cittadini hanno presentato numerose osservazioni relativamente al PI, ma queste sono state quasi completamente respinte e bocciate dalla giunta in carica. Tali osservazioni sono state inviate anche a numerosi Enti nella speranza che, pur al di fuori della loro area di competenza, potessero dare delle utili suggerimenti.
Di questi, l’unico organo che ha fornito delle indicazioni a riguardo è stato il Difensore Civico della Regione Veneto, che, oltre ad aver richiesto al Sindaco i dati per il calcolo della SAU, ha definito illegittime (secondo il Cons. Sta. Sez. V, 2 aprile 1991 n° 379)  le edificazioni all’interno delle fasce di rispetto (indicazione per altro non recepita dal PI approvato!!!).
Il Difensore civico, altresì, ha riconosciuto per le altre disposizioni adottate “la discrezionalità dell’Ente cui spettano le opportune valutazioni comparative degli interessi sottesi all’assetto del territorio”, sostenendo, nondimeno, che “ tale discrezionalità è sindacabile solo sotto il profilo dell’eccesso di potere per macroscopica illogicità, incongruità e inadeguatezza delle scelte”.

A fronte, quindi, dell’impossibilità d’indirizzare  le scelte dell’amministrazione comunale attraverso gli strumenti concessi si è deciso di sottoporre a più soggetti possibile il caso convinti che sia necessario, parallelamente all’azione dei comitati, che stanno cercando di fermare o quanto meno indirizzare i macro-progetti di cui sopra, intervenire anche a livello locale per dare vita a quello sviluppo sostenibile, che, probabilmente, si rivelerà l’unica vera alternativa credibile a quanto la storia sta bocciando in presa diretta.

Comitato Salviamo Fossò

Ultimo aggiornamento ( giovedý 16 aprile 2009 )
 
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