TOSCANA: Le ferite di Campiglia PDF Stampa E-mail
Diverse sono le minacce che pesano sul patrimonio paesaggistico di Campiglia Marittima (provincia di Livorno) e di questa bella parte della Toscana.
In primo luogo, la prevista costruzione del villaggio turistico-residenziale di Borgo Novo (una RTA) alle porte del paese, grande come la metà di Campiglia Vecchia. Sarà una ferita enorme in una campagna intatta, raro esempio di paesaggio agrario, che unisce due gioielli medievali: la Rocca di San Silvestro e la Rocca di Campiglia.

Un progetto che non corrisponde a nessun bisogno. I posti letti ci sono abbastanza nella zona e i proprietari di agriturismi si lamentano di un calo di frequentazione da qualche anno. Se questo intervento fosse realizzato il caso di Campiglia diventerebbe un altro Monticchiello e sarebbe un’altra ferita per l’immagine complessiva della Toscana, che è così conosciuta anche all’estero.

 

• Un’altra piaga è costituita dall’invadenza delle cave che minacciano sempre di più il Parco archeo-minerario di San Silvestro (restaurato anche con i soldi dell’Unione Europea). La Rocca, «una Pompei medioevale» secondo l’archeologo inglese Richard Hodges, è letteralmente assediata dalle cave. Se non si riesce a fermarne la coltivazione, tutta la zona diventerà un deserto di sassi e di polvere. Dall’analisi degli atti amministrativi appare che molti punti dell’attività delle cave risultano oscuri e contrari all’interesse pubblico.

• Una larga ferita al paesaggio, assenza di ripristino ambientale, danno al patrimonio culturale con la distruzione delle antiche gallerie etrusche delle ‘Cento Camerelle’. A Monte Valerio la Sales con la scusa della miniera di stagno ha  svolto negli ultimi cinquant’anni un’attività di cava sempre più invadente, prima in modo abusivo e successivamente autorizzata dal Comune di Campiglia, che ora non sembra più in grado di controllare efficacemente le operazioni. Nel ventennio tra il 2000 ed il 2020 si prevede di scavare 8 milioni di mc. d’inerti. Considerando anche il periodo precedente, nel 2020 potrebbero essere stati scavati da Monte Valerio circa 22 milioni di mc di materiale, equivalenti, in termini volumetrici, a circa 70.000 abitazioni e 150.000 abitanti. Una città come Livorno. Circa 50 ettari di suolo sono passati da bosco a cava.
Inoltre, all’inizio dell’anno, sono state distrutte le LAVERIE dello stagno, ultima testimonianza della storia del lavoro nelle miniere di Monte Valerio.

• Di recente, sempre nel territorio comunale di Campiglia Marittima, è comparso anche un progetto per la realizzazione di una grande centrale elettrica, alimentata con olio vegetale proveniente da lontano, che servirebbe in primo luogo ad alimentare quasi 10 ettari di serre per la produzione di fiori.

• Ancora più definitiva sembra la volontà di far costruire un cementificio in località Lavoriere, in una zona di coltivazioni agricole di qualità e vicina allo splendido Golfo di Baratti e Populonia; infatti il Comune di Campiglia ha inspiegabilmente trasformato una porzione di campagna in una lottizzazione privata a scopi industriali. Il progetto della centrale, come l’ipotesi del cementificio contrasta chiaramente con le linee della Regione Toscana per il territorio rurale, nel quale sono ammessi esclusivamente interventi per la produzione agricola, e contraddice il Codice dei beni culturali e del paesaggio emanato dal Governo italiano.

Borgo Novo, le Cave, la centrale elettrica, il cementificio…: si tratta in tutti i casi di attacchi al paesaggio naturale e rurale che scaturiscono da operazioni politico-affaristiche, di cui Campiglia è l’esempio più importante ma che sembra presente lungo tutta la fascia costiera tra Follonica e San Vincenzo, cosi ben preservata come bene pubblico dagli amministratori dal dopoguerra fino a 10-15 anni fa.

Per maggiori informazioni : http://web.me.com/comitatopercampiglia

Ultimo aggiornamento ( giovedý 16 aprile 2009 )
 
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