CAMPANIA: Le cave di Maddaloni nonostante i vincoli PDF Stampa E-mail
16 aprile 2009: terza riunione della Conferenza dei servizi per decidere se Caltagirone o, meglio, se la Cementir di Maddaloni (provincia di Caserta) può espandersi all’infinito o è semplicemente venuto il momento di dichiarare chiusa una stagione di distruzione e di rovine ambientali e volgere lo sguardo al futuro.

I fatti. La Cementir con un’incredibile (ossia non credibile) procedura tecnica e amministrativa ha richiesto alla Regione la possibilità di continuare a cavare almeno per altri 20 anni, stimando in oltre 9 milioni di metri cubi il materiale da cavare e trasformare in cemento.
La cosa singolare è che un altro incredibile (ossia non credibile) provvedimento della Regione Campania che ha riclassificato l’area di cave di Maddaloni - in area di crisi e non - "Zona Altamente Critica" come da PRAE (Piano Regionale delle Attività Estrattive).
Il provvedimento è tanto assurdo sul piano tecnico e territoriale quanto contraddittorio, se si pensa che ad appena pochi metri di distanza l’area dove insiste l’altro cementificio, con annesse cave, la ditta Moccia, ricade in area ZAC.

 

A tutto ciò si aggiunge che l’area individuata da Cementir per cavare è soggetta ad una pluralità di vincoli (ambientali, archeologici, paesaggistici, boschivi, idrogeologici, ecc.) che avrebbe indotto qualunque amministratore dotato di un minimo di interesse per il bene comune a negare qualunque alterazione del territorio che non andasse in direzione della manutenzione e salvaguardia ambientale e territoriale.
E, infine, non certo per importanza altre due circostanze: il Policlinico che, è stato detto e scritto dalle autorità preposte, non aprirà mai in presenza dei cementifici e delle cave.
L’altro fatto, per certi versi più importante (se guardiamo alla democrazia), è la delibera del consiglio comunale di Maddaloni che ha destinato quell’area scelta da Caltagirone a "Parco Urbano Regionale" ed ha addirittura richiesto ben 200.000 euro alla Regione per procedere alla progettazione.

In un Paese normale, in una Regione normale tanto basterebbe per mandare a casa - ad esempio - il Sindaco di Maddaloni che si presenta, senza titolo, alla conferenza dei servizi dichiarando la disponibilità della sua Giunta (in netto contrasto con le decisioni del Consiglio) a sottoscrivere una specie di accordo con la Cementir.
In una Regione, Provincia e Comune governati dalla stessa coalizione ci si aspetterebbe un minimo di coerenza e di prospettiva politica e programmatica in uno dei territori più martoriati d’Europa. Oggi non dovremmo stare qui, allarmati per l’atteggiamento del Sindaco, per l’autorizzazione della provincia (leggi Caiola) a consentire l’incenerimento dei rifiuti nei forni della Cementir, provvedimento poi sospeso (ma non revocato) da un altro assessore provinciale all’ambiente (leggi Esposito).
Ci aspetteremmo che l’A.C. di Caserta facesse una fiera opposizione alla richiesta della Cementir, ne vanno di mezzo il Policlinico con i suoi 550 posti letti e le migliaia di posti di lavoro che si realizzeranno.

Ma di tutto questo non vi è traccia e risulta difficile capire in che direzione si sta andando, cosa si intende costruire per il futuro. Occorrerebbe capire che non si può coniugare tutto: alberghi a cinque stelle e discariche, ospedali e cave, parchi naturali e cementifici ...
Occorre uscire da questa confusione e assumersi la responsabilità del futuro. E allora facciamo una domanda: da che parte sta il Partito Democratico e l’Amministrazione Comunale di Maddaloni ?

Giuseppe Messina – Legambiente

Ultimo aggiornamento ( venerd́ 17 aprile 2009 )
 
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