LOMBARDIA: Po Valley cerca il petrolio e la Provincia non viene informata PDF Stampa E-mail

Anche la ricerca di petrolio in un parco rientra nella logica del Consumo di Territorio effettivo (strade, disboscamento, capanne e capannoni, cantierini e cantieroni ...) e potenziale: se poi il petrolio lo trovano, ci saranno opere di indotto sul terrritorio.
Quindi Vi chiediamo di firmare e fare firmare questo appello/petizione per scongiurare questa catastrofe ambientale in un'area (quella lombarda) già fortemente antropizzata e urbanizzata.
http://firmiamo.it/noallapovalleynelcurone

La vicenda parte dalla fine degli anni 90, quando Agip del gruppo Eni era sostanzialmente la sola azienda autorizzata a fare ricerche di idrocarburi in italia.
La società fece una serie di ricerche non invasive, di tipo sismico, e giunse alla conclusione che ci poteva essere presenza di metano e petrolio in un`area che corrisponde a quella identificata anche da Po Valley.

Dopo questi studi si attivò per ottenere l`autorizzazione a realizzare un pozzo per ricerca, nella stessa area scelta oggi da Po Valley, che ha comprato da Eni gli studi fatti allora. La reazione degli enti locali, del Parco e dei cittadini fu fortissima ed ottenne il risultato di vedere la richiesta bocciata da parte del Ministero dell`Ambiente con un Decreto del 6 Giugno 2001.
Lo scorso anno, dopo 7 anni di silenzio, è giunta una convocazione del Ministero per lo Sviluppo Economico (MiSE) che autorizzava l`avvio di una procedura di ricerca idrocarburi (chiamata "Ossola") in un`area di 300 Kmq coinvolgente 87 Comuni e posta a cavallo delle province di Lecco, Bergamo e Milano, utilizzando esclusivamente metodi non invasivi e sondaggi con onde sismiche.

La Provincia di Lecco si rese subito conto dei rischi possibili e si attivò per coordinare le azioni dei Comuni coinvolti, il risultato fu che al termine dell`ultima seduta della Conferenza dei Servizi convocata dal MiSE nella sede della Regione Lombardia, 17 settembre 2008, tutti gli enti presenti espressero contrarietà alla richiesta. Il Ministero, anziché giungere alla votazione decise di aggiornare la seduta per maggiori approfondimenti e per avere una più precisa definizione dell`area di ricerca e concesse alla società una proroga di 6 mesi (scadenza 10 aprile 2009) per avanzare una nuova proposta.

Il 10 Aprile 2009 l'Assessore Marco Molgora inviò una richiesta al Ministero chiedendo se erano giunte proposte ulteriori e, in caso contrario, la chiusura e l`archiviazione della pratica. Dal Ministero fu detto che era giunta della documentazione che ancora non era stata visionata e che si sarebbe fornito in seguito ulteriori comunicazioni. Dal 10 Aprile i responsabili dell'assessorato hanno chiamato ogni settimana il Ministero, ottenendo sempre la stessa risposta evasiva.

La scorsa settimana Molgora è stato chiamato da alcuni Sindaci che avevano avuto una convocazione per la riunione di giovedì scorso per avviare l`iter di un progetto chiamato "Bernaga", a tutti sconosciuto.
Dopo un giro di telefonate è stato appurato che la Provincia di Lecco non era stata avvisata in quanto avevano un numero di fax errato (sic !) e il Parco non era stato avvisato perchè il nominativo si era cancellato nel computer (sic !).
Sia il Parco che la Provincia (delegata anche da 10 dei 14 Comuni convocati) hanno partecipato alla seduta e l`esito è noto. In quella sede è stato appreso che il MiSE ha accettato la nuova perimetrazione dell`area, ha cambiato il nome del progetto in "Bernaga" ed ha sollecitato la Regione ad avviare una procedura di accompagnamento della società per la Valutazione di Impatto Ambientale regionale per scavare un pozzo di ricerca nel Parco.
L`atto del Ministero era ignoto a tutti gli enti ed era invece nelle mani della società privata.

Ultimo aggiornamento ( marted́ 23 giugno 2009 )
 
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