ABRUZZO: Ricostruzione, che fare ? ... PDF Stampa E-mail

Non possiamo lasciare la ricostruzione del nostro futuro ad un Commissario (per quanto efficiente !)  né tanto meno a informali decisioni di qualche “furbetto” (o “delegato ufficioso”). Il problema della ricostruzione va affrontato con la massima responsabilità, trasparenza e condivisione tenendo innanzitutto presenti:
- la qualità della vita da sfollato e quella che si deve garantire in via transitoria;
- il mantenimento degli insediamenti istituzionali e produttivi;
- il rilancio della qualità ambientale, urbanistica, storico - architettonica,culturale e sociale del territorio;
- la qualità culturale- architettonica e l’efficienza/autonomia energetica dei nuovi insediamenti
- la necessità di una copertura finanziaria organica e programmata di tutta la ricostruzione. 

Non possiamo lasciare la ricostruzione del nostro futuro ad un Commissario (per quanto efficiente !)  né tanto meno a informali decisioni di qualche “furbetto” (o “delegato ufficioso”). Il problema della ricostruzione va affrontato con la massima responsabilità, trasparenza e condivisione tenendo innanzitutto presenti:
- la qualità della vita da sfollato e quella che si deve garantire in via transitoria;
- il mantenimento degli insediamenti istituzionali e produttivi;
- il rilancio della qualità ambientale, urbanistica, storico - architettonica,culturale e sociale del territorio;
- la qualità culturale- architettonica e l’efficienza/autonomia energetica dei nuovi insediamenti
- la necessità di una copertura finanziaria organica e programmata di tutta la ricostruzione. 

Lo stato di necessità e la fretta insieme ci hanno portato a scelte in contrasto con i principi sopra delineati che possono andare verso un degrado del nostro tessuto urbanistico e verso alterazioni irreversibili del nostro paesaggio rurale.
Bisogna battere la logica della cieca urgenza, dell’episodicità, dell’interesse singolo per riproporre una visione collettiva e condivisa del nostro futuro urbano e produttivo.
Deve essere anche l’occasione per eliminare edifici ed alterazioni all’impianto orografico dell’antica città, ai suoi orti e al pomerio urbano.
Va promossa una sistematica ristrutturazione urbanistica ma, soprattutto, statica di tutto il patrimonio edilizio adeguandolo alle norme sismiche più severe.
Va colta l’occasione per riqualificare le periferie (come Valle Pretara, Pettino) e i quartieri abusivi che non hanno ancora avuto una risposta pianificatoria (come S. Giacomo, area di grosso interesse anche per eventuali nuove localizzazioni urgenti e/o durature !) .

In tal senso e per tematiche specifiche, in una visione comunque organica  si tratta quindi di:

A) Centro Storico con gli altri piccoli C.S. (un vero buco nero affidato senza fondi al Sindaco !!??))

- verificare immediatamente sulla base della stessa lettura contenuta nel PRG del “75, quali edifici devono essere immediatamente puntellati e quali addirittura riattivati al più presto  (ad esempio dai 4 Cantoni alla Piazza, fino alla Villa comunale);

- stralcio di tutte le aree ivi ricomprese di più recente costruzione (es. da Porta Napoli a S. Chiara, come dalla Fontana Luminosa alla zona salesiani);

- adozione di  un Piano Particolareggiato del C.S. conseguente a un dibattito trasparente ed autorevole (su concetti di impianto, di tipologia, di tecnologia e eventuali ipotesi sostitutive);

- avvio dei Piani di Recupero delle Frazioni secondo la ricerca dell’Ing. Vittorini;

- emendamento al DL con predisposizione di un piano finanziario specifico capace di corrispondere alle diversificate esigenze qualitative, economiche e di disponibilità dei residenti.

B) Zone periferiche
- accelerare i rientri negli edifici classificati A, B, C, con copertura di tutte le spese (pronto cassa – questo si può  fare per circa il 70 % degli alloggi cioè tenendo presente che 10.000 abitanti ci costano 5 ml ogni 10 giorni);

- requisire tutti gli alloggi inoccupati disponibili ed agibili (circa 3.000);

- garantire una dignitosa accoglienza in roulotte o mobil-house;

- evitare la proliferazione episodica e spontanea di “casette in canadà” per consentirle solo su aree edificabili o di stretta pertinenza e più vicine alla tradizione locale (se durature !) ( in tale quadro vanno immediatamente perseguite tutte le localizzazioni in zone a rischio !!);

- assegnare in comodato e a tempo e su aree mirate ulteriori prefabbricati in legno;

- prorogare, ove si renderà necessario, anche per il prossimo inverno la permanenza presso la ricettività costiera dei nostri cittadini;

C) Nuovi interventi  (per le poche famiglie che rimarranno senza casa dopo la realizzazione di quando previsto al punto B !!! e proporzionandole alla presenza di alloggi inagibili):

- localizzarli in sostituzione degli edifici o degli “insiemi” da abbattere (come a Valle Pretara);

- allestire locali/capannoni per il trasferimento di tutti gli arredi recuperati e da recuperare;

- accelerare e riconvertire i programmi approvati in via di realizzazione da parte di imprenditori locali;

- costruire pochi piccoli quartieri all’interno delle zone già edificate ed urbanizzate e comunque nell’ambito delle previsioni insediative vigenti, quindi escludendo aree baricentriche strategiche  (da mantenere a verde, parco o area di rifugio) e aree agricole irrigue o alluvionali;

- localizzarli in sostituzione delle caserme (o di parte di esse) dismesse;

- su aree demaniali come la Polveriera o la Ex SERCOM;

- in una Zona Misto -direzionale come “Lenze di Coppito” (questa non scelta è incomprensibile !!);

- in aree già compromesse oggetto di progetti urbanistici di riconversione – riqualificazione come le “casette Co .Ge. Far” ad Assergi;

D) Direzionale e Produttivo:

- Va requisito ed assegnato alle istituzioni tutto il Direzionale realizzato (anche se in attesa di latenti mutamenti di destinazione d’uso !);

- Vanno requisiti ed attivati tutti i capannoni inutilizzati esistenti e realizzati di recente (come quelli del nucleo di Sassa) anche attraverso “progetti di riqualificazione/riconversione.

 

Scheda delle quantità (presumibili )

Centro Storico: 6.000

Alloggi interessati dal sisma: 40.000
 
Alloggi agibili: 54 %   -  21.600

Alloggi agibili con interventi: 16 %   - 6.400

Alloggi non agibili: 30 %    - 12.000 (da garantire per l’inverno)
di cui previa verifica: 15 %   -  6.000 ( da ricostruire )

 

 

Impegni finanziari conseguenti

Alloggi agibili: 21.600 x     5.000      =    euro 108.000.000
Alloggi agibili con interventi: 6.400 x   30.000      =    euro 192.000.000
Alloggi non agibili: 6.000 x   80.000      =         euro  480.000.000
Cat . A,B,C: Tot Parziale    =   euro 780.000.000
Alloggi nuovi: 6.000 x 150.000      =  euro 900.000.000

Totale    =   euro 1.680.000.000


LA QUESTIONE ECONOMICA:

- La copertura economica c’è solo per i moduli abitativi in appalto ?

- Gli espropri potrebbero costare 130.000.000 euro

- Centro Storico (solo residenziale):  600.000.000 di euro

- Beni Culturali: (non quantificabile)

- Un vero e proprio buco economico potrebbe essere causato dai “puntellamenti e dalle demolizioni” che si stanno eseguendo in tutta l’area del cratere senza nessun coordinamento, criteri e priorità.

 

PROGRAMMA LOCALIZZAZIONI MODULI ABITATIVI:
Bisogna evidenziare che il programma per l’installazione dei moduli proposto nell’Ordinanza:

- non da conto delle quantità (agibili/non agibili del comprensorio colpito !!) e non si relaziona organicamente né ai rientri, né alle requisizioni di alloggi agibili, né a eventuali strutture in legno concesse in comodato da Protezione Civile o Comune;

- si configura come Deroga- variante generale in ampliamento (con un 20 % di nuovi abitanti insediabili) al PRG vigente;

- esula dai compiti istituzionali della Protezione Civile e contrasta con la Legge istitutiva e la Costituzione;

- non vi è il parere di cui all’art. 13 della L. 64/74 proprio per gli aspetti geologici/sismici;

- non è stata fatta la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale;

- non ha formalmente raggiunto “L’Intesa” con la Regione né tanto meno ha formalmente “sentito” il Comune in quanto non  vi è stata un istruttoria tecnica, né una vera Conferenza dei Servizi ai sensi della L. 241/90,né tanto meno vi sono stati “pronunciamenti Consiliari”dei due Organi, ma posizioni e/o note individuali;

- non tiene presente la diversificata presenza di alloggi inagibili che si è delineata nel territorio con una conseguente e coerente allocazione dei moduli (destabilizzando le comunità locali come a Cese di Preturo e a Pagliare con migliaia di nuovi cittadini, ivi “deportati”);

- ignora vecchie e consistenti previsioni vigenti (in termini di “Attrezzature Territoriali” o di aree PEEP);

- delinea un sostanziale ulteriore consumo del territorio agricolo (per circa 170 ha – dato derivato dalla sommatoria delle aree individuate dalla stessa Ordinanza) e in zone di incerto regime geologico come le colline (argillose) di S. Elia o le piane alluvionali a falda superficiale;

- si configura come cuneo di urbanizzazione sul quale fondare ulteriori operazioni fondiarie (vedi le consistenti previsioni tra S. Elia e Bazzano da anni reiterate !);

- non esplicita i costi di acquisizione dei terreni creando aspettative,resistenze e inutile contenzioso ;

- sembra voler fare “una chiusura accelerata” di vecchie proposte immobiliari già presentate come PRUSST e altro negli anni passati.

(n.b.: Bertolaso ha già revocato alcune localizzazioni ed ha fatto una variante in ampliamento con una grossa previsione a Coppito e a Paganica).

Il Programma può essere impugnato e comunque va, perciò, aperto alle realtà territoriali (Frazioni e C di Q ) e deve quindi essere sottoposto a procedura VAS e/o VIA, poi alla Conferenza dei Servizi e, quindi, alla “ratifica” degli Organi Consiliari di Comune e Regione.

21 maggio 2009

COMITATUS AQUILANUS e Circolo Valorizzazione Terre pubbliche
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Cell.  334-2724599

Ultimo aggiornamento ( venerd́ 10 luglio 2009 )
 
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