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| VENETO: A Rovigo edilizia residenziale per la sostenibilità, ma il consumo di territorio ... |
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La sostenibilità ambientale e sociale si fa strada, benché troppo lentamente, anche nella cultura architettonica e se centra contemporaneamente il basso impatto con le esigenze degli anziani e dei disabili come accade a Rovigo, il percorso è assai virtuoso. Non senza alcune criticità, che vedremo dopo. Intanto il progetto che ha vinto il concorso di progettazione a procedura aperta indetto dall'Ater di Rovigo, e che vedrà l'avvio del primo cantiere il prossimo autunno, è di quelli davvero all'avanguardia.
L'esigenza - spiegano quelli di Fram_menti, il gruppo di giovani architetti veneti che dal 2007 opera coniugando innovazione e sostenibilità e il cui progetto appunto ha vinto il concorso - era di realizzare abitazioni sperimentali a basso impatto ambientale e a forte contenuto innovativo, venti alloggi aggregati destinati a un'utenza principalmente composta da anziani e persone con disabilità: un progetto, dunque, in cui sostenibilità sociale, ambientale ed economica fossero coniugate insieme, per ottenere edifici che nella loro globalità garantissero flessibilità urbana e architettonica per lo sviluppo seguente degli insediamenti. Imprescindibili, dunque, una modularità strutturale di base tale da consentire facili ampliamenti futuri; chiarezza compositiva e strutturale per agevolare qualsiasi aggregazione possibile tra le unità minime. A rendere il complesso funzionale agli specifici obiettivi di destinazione la cura nella definizione degli spazi comuni, una generale ottimizzazione dei costi di costruzione e di gestione degli impianti, una notevole riduzione dei tempi di costruzione. Fondamentale per raggiungere tali obiettivi è l'uso delle tecnologie di prefabbricazione leggera per le strutture portanti verticali e orizzontali mediante l'utilizzo di pannelli modulari autoportanti in legno. Inoltre il progetto contempla l'applicazione di tecnologie passive e attive per il controllo climatico estate- inverno (una serra solare a doppia altezza garantisce l'effetto camino e una ventilazione naturale controllata), per la raccolta delle acque meteoriche (copertura a falda rovescia con canalizzazione centralizzata nel vano distributivo), oltre che per il ricircolo di quelle grigie e la prima depurazione di quelle nere (mediante sistemi aggregati compatti dislocati in uno dei due vani tecnici). Prevista anche l'implementazione di sistemi di produzione di energia termica-elettrica da fonti rinnovabili, attraverso soluzioni totalmente integrate nell'immagine architettonica dei corpi di fabbrica, della cui logica compositiva anzi costituiscono parte integrante. In definitiva, tutto il progetto gravita e sviluppa intorno alla regola aurea "less with more" (secondo il "Fattore 4" di Ernst Ulrich von Weizsaker), ossia mira a raddoppiare la produttività ed efficienza degli edifici dimezzando i consumi energetici degli stessi. I valori urbanistici che il progetto intende affermare sono: l'housing, che non vuole significare solo house-casa, ma vuole indagare il cercare spazio nella città alle esigenze della vita, in un sistema complesso in cui vivere in un luogo non vuol dire solo soddisfare le esigenze primarie (dormire-mangiare-lavarsi) ma in cui abitare uno spazio vuol dire trovare soddisfazione all'esigenza di essere abitante: spostarsi, trovare spazi di relazione, alimentare la propria crescita personale, personalizzare la propria abitazione; il basso impatto ambientale; la flessibilità urbana e architettonica nello sviluppo degli insediamenti; la differenziazione degli spazi pubblici. Fin qui tutto quello che di buono rappresenta questo progetto, ma come detto c'è almeno una nota da fare: la superficie fondiaria prevista per l'opera è di 4.900 metri quadrati. La superficie coperta è di 1.200 mq, quella scoperta di 3.700 mq per un volume residenziale di 7.350 mq. Tutto questo per dire che chi ha in testa la realizzazione di questa opera - di cui evidentemente c'è bisogno - non si è posto (pare) il dubbio che il consumo di territorio è (dovrebbe essere) un valore. In un'ottica di vero sviluppo sostenibile l'opzione di occupare suolo precedentemente non utilizzato dovrebbe essere l'estrema ratio, preferendovi aree industriali dimesse, oppure aree dove già insistono costruzioni da demolire e ricostruire (possibilmente riutilizzando il riutilizzabile) oppure solo da ristrutturare. Diversamente, quando si va a costruire in nuove aree, in assenza per di più di una contabilità ambientale che fornisca tutti i dati sulla disponibilità di risorse (in particolare l'acqua) rischia di vanificare tutto il certosino lavoro improntato alla sostenibilità fatto solo sul manufatto. Gli spazi verdi lasciati liberi intorno alle case non bastano a renderle sostenibili, come non basta il basso impatto delle stesse perché comunque non può mai essere pari a zero e oltretutto (almeno stando alle informazioni fornite) si va ad occupare nuovo territorio. |
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 09 ottobre 2009 ) |
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