LOMBARDIA: L’Isolotto di Ponte San Pietro (Bergamo) PDF Stampa E-mail

Nel Comune di Ponte San Pietro (Bergamo), c’è una zona conosciuta come Isolotto, zona che, per anni, è stata quasi abbandonata a sé stessa, degradata dalla frequentazione di soggetti dediti alla esecuzione pubblica di atti osceni, ed altri, ben più pericolosi, quali tossicodipendenti e spacciatori. La messa in opera, alcuni anni fa, di una sbarra che consentisse il passaggio solo ai proprietari delle aree, ha fortemente ridotto la presenza di spacciatori, anche se non è valsa ad eliminarli completamente. Le forze dell’ordine, di norma, non si inoltrano all’interno dell’area, e questo stato di cose viene vissuto da molti cittadini di Ponte San Pietro come se fossero privati di qualcosa di proprio.

Si tratta di un sentimento strano ma giustificato dalla storia, almeno da quella recente, di questo pezzo di Ponte San Pietro.
Un secolo e mezzo fa, l’Isolotto era realmente un’isola, circondato da due bracci del fiume Brembo, nel quale si gettava anche il torrente Quisa.
Le montagne, dalle quali il Brembo ed i suoi affluenti nascono, non sono molto lontane e ogni piena ha portato a valle una discreta quantità di terra e sassi.
Nell’attraversare Ponte San Pietro, il fiume scorre in quello che potremmo definire uno stretto canyon, con sponde molto elevate rispetto al suo livello naturale. All’uscita dal centro abitato, però, l’alveo del fiume si allarga notevolmente e, proprio per questa ragione, qui si è fermata buona parte dei detriti trascinati a valle dalla corrente. L’isolotto, come mostra la mappa del 1854, era costituito per la massima parte da ghiaia.
Su di un totale di 110.785 metri quadrati, quasi 71.000 erano indicati come Ghiaia (oltre il 64%).
In uno dei due bracci del fiume, confluiva il torrente Quisa, più o meno nella zona nord.

Nel secolo scorso fu costruita una diga per incanalare l’acqua e poterne disporre per usi utili alle attività umane, e con questa costruzione iniziò l’alterazione dell’isolotto e dei rami del fiume.
Nel corso dei decenni, sia per intervento umano che a causa delle ripetute piene del fiume, l’Isolotto cambiò forma e, nella parte nord, verso il paese, fu unito alla terraferma, trasformandosi quindi, in una grossa penisola con il fiume Brembo da un lato ed il torrente Quisa dall’altro. Negli ultimi decenni, quelli di fine secolo, sono stati rinforzati e consolidati gli argini, per evitare l’erosione causata dalle piene del fiume, e l’Isolotto ha assunto l’attuale aspetto.
Oggi si tratta di un’area di circa 12 ettari di superficie, per buona parte boschiva con qualche zona a pascolo e coltivata da una locale azienda agricola a conduzione familiare. Anche se quasi interamente di proprietà, l’area potrebbe fungere da progetto integrato tra le necessità della popolazione e dei residenti dell’area, svolgendo peraltro la funzione di parco locale situato, infatti, a poche centinaia di metri dal centro storico del paese è facilmente raggiungibile a piedi od in bicicletta e potenzialmente fruibile per la popolazione, per le associazioni e le agenzie educative dei ragazzi, divenendo possibile luogo di ristoro e di attività fisica, con possibilità di sviluppo di molti altri progetti di utilizzo.

In effetti, da decenni, gli amministratori che si succedono alla guida del nostro Comune, citano “l’Isolotto” nei propri programmi elettorali, ne inseriscono il recupero nei piani pluriennali, prevedendone via via diverse possibilità di utilizzo.
Dalla primavera del 2006 il Comune di Ponte San Pietro è amministrato da una maggioranza scaturita dalla lista civica “Dalla parte del cittadino”, guidata dalla Prof. Giuliana Reduzzi, attuale Sindaco.
Anche l’Amministrazione Reduzzi, come tutti i Comuni d’Italia, ha predisposto un programma triennale di opere pubbliche da realizzarsi, appunto nel triennio 2007‐2009, elencandole per Tipologia, Categoria, descrivendo l’intervento stesso e proponendo una stima dei costi per la realizzazione dell’opera.

In questo caso, alla riga 19 del Programma Triennale delle Opere Pubbliche troviamo:
- Tipologia: OPERE DI PROTEZIONE DELL’AMBIENTE (Compreso Parchi e manutenzione verde pubblico)
- Categoria: Nuova Costruzione
- Descrizione dell’intervento: Acquisto area Isolotto e realizzazione parco urbano
- Stima dei costi del programma: 2007 ‐ € 800.000,00 2008 ‐ € 200.000,00 2009 ‐ € 200.000,00 Totale € 1.200.000,00

Poi, nella primavera di quest’anno (2009) viene brevemente presentata al pubblico la proposta di un PII avanzata da un privato proprietario di parte delle aree che costituiscono l’Isolotto, per la costruzione di 38 unità abitative monofamiliare, con giardini, ecc.
La motivazione ufficiale di questo progetto è che portando un certo numero di famiglie a vivere in quest’area, questo fatto indurrebbe le “presenze sgradite” a trasferirsi in altro luogo, rendendo l’Isolotto più sicuro e quindi fruibile.
Ci sono però diverse ragioni che inducono a contrastare questo tipo di soluzione.

Aspetto n. 1 – L’ambiente naturale.
Su quell’area vi è una vegetazione spontanea che, a detta degli esperti (cfr. lettere FAB, WWF, Orto Botanico Bergamo e Italia Nostra) è estremamente rara, frutto di particolari condizioni del terreno (zona arida denominata Magredo), costituitasi in secoli di riporti di materiali dovuti alle piene del fiume Brembo. In quest’area nascono e fioriscono spontaneamente diverse specie di Orchidee selvatiche, normalmente assenti dai territori di pianura.
I pareri espressi degli enti sopra citati, concordano nel temere danni causabili anche dal solo calpestio del suolo, dovuto ad eccesso di visitatori o da circolazione libera di animali al pascolo, e tutti indicano come assolutamente da escludere ed evitare qualsiasi intervento di urbanizzazione, apertura di cantieri, e così via.

Aspetto n. 2 – La sicurezza di chi dovrebbe andarci a vivere.
L’area interessata dal progettato insediamento abitativo, è nella zona nord, immediatamente sotto la fascia di proprietà del demanio. Una buona parte degli edifici in progetto, si troverebbero quindi ad alcune decine di metri (non più di due o tre) dall’ansa del torrente Quisa, ansa che è posta in modo tale per cui l’eventuale straripamento causato da una piena, andrebbe direttamente verso le abitazioni, con notevoli rischi per le persone.

Aspetto n. 3 – La sicurezza di chi lo vorrebbe frequentare.
Come già anticipato all’inizio di questo documento, la presenza di spacciatori e di tossicodipendenti è radicalmente diminuita da quando è stata messa in opera la limitazione di accesso. Una maggior frequenza di presenza, anche all’interno dell’area dell’Isolotto, da parte delle forze dell’ordine, potrebbe dare il colpo finale a questo tipo di problema, contribuendo sicuramente anche a rendere meno “fruibile” l’area anche a quei personaggi che, pur non costituendo un pericolo per la sicurezza individuale, di fatto con i loro comportamenti e con lo svolgimento di attività oscene, costituiscono un reale impedimento a che, dell’area, ne possano tranquillamente usufruire anche nuclei familiari con bambini e ragazzi.

Aspetto n.4 – La richiesta di estendere l’area edificabile che verrebbe legittimamente avanzata dai proprietari delle altre aree presenti sull’Isolotto.
E’ ovvio che l’autorizzazione a costruire case sull’Isolotto sarebbe solo il primo passo, il primo di una serie che non si immagina quanto potrebbe essere lunga. D’altra parte, quali ragioni potrebbe addurre un’Amministrazione per negare ad un cittadino ciò che ha concesso ad una altro?
La principale, se non l’unica, obiezione che viene sollevata dai fautori della edificazione, sta nella carenza di disponibilità di risorse economiche lamentata dagli amministratori.
La cosa, pur essendo particolarmente strana visto che l’operazione era stata inserita nel programma triennale delle opere pubbliche e, quindi, deve essere stata prevista anche la relativa copertura finanziaria (a meno che gli amministratori abbiano pensato solo a come spendere ma non a come coprire le spese, e questo sarebbe estremamente grave), potrebbe trovare comunque una sua soluzione, basterebbe avere la volontà di ricercarla.

Il Comitato Civico Altra Ponte, che sostiene la lotta del Gruppo Amici dell’Isolotto per fermare questo sicuro scempio, ritiene che esistano altre strade possibili, strade assolutamente meno invasive e che garantirebbero ai cittadini di Ponte San Pietro la fruibilità dell’Isolotto trasformato in un parco naturale. Il Comitato Civico Altra Ponte ed il Gruppo Amici dell’Isolotto sono concordi nel considerare assurdo che il recupero dell’Isolotto per essere perseguito debba necessariamente passare per la distruzione del suo ambiente naturale. Non è distruggendolo che si conserva un ambiente.
Se in questo momento non ci sono fondi sufficienti per la sua acquisizione, la si rimandi. Si cerchi un accordo con il Demanio per l’utilizzo pubblico dei 10.000 metri quadrati che sono già di sua proprietà, si cerchino sponsor per realizzare, a costo zero, il percorso ciclo‐pedonale sulle sponde dell’Isolotto, dove la legge permette di farlo anche se si tratta di proprietà privata, curare la pulizia della parte boschiva, mantenendo sotto controllo la sterpaglia spontanea e proteggendo le aree di fioritura.
Le soluzioni più facili, quelle apparentemente semplici, raramente sono le migliori.

L’Area di Interscambio
Con il Documento di Inquadramento, approvato dal Consiglio Comunale il 10 Aprile 2008, oltre al progetto di edificazione dell’Isolotto, sono state avviate le procedure anche per altre due iniziative: La Nuova Area Mercato e l’Area di Interscambio.
Quest’ultima, in particolare, è quella che più di altre ha sollevato perplessità sulle modalità di scelta attuate dall’Amministrazione.
Per meglio valutare le scelte, è necessario ritornate a circa metà del mandato del Sindaco Pozzi, quando per la prima volta fu presentato all’Amministrazione di Ponte San Pietro.
Si trattava della proposta di realizzare un Supermercato, avente una superficie complessiva di circa 10.000 metri, nell’area coltivata posta tra la ferrovia e la strada ex Statale Briantea.
In cambio, la società proponente avrebbe realizzato nell’area posta tra la ex strada statale Briantea e l’area della Cooperativa Kennedy, un’area di fermata e sosta di Autobus, delle linee di servizio interurbano dell’Isola, con un piccolo edificio da destinarsi a caffetteria, edicola, ecc., ed un sovrappasso che avrebbe collegato quest’area al Supermercato e alla Stazione Ferroviaria.
In aggiunta, sempre la medesima società, avrebbe provveduto a realizzare anche un parcheggio di interscambio per i veicoli privati, in parte sull’area residua tra Cooperativa Kennedy e Briantea ed il rimanente tra Via Kennedy e l’area della Villa Mapelli‐Mozzi, più lo spostamento della Via Kennedy per ottenere che il punto di giunzione tra questa a la via Marconi si venisse a collocare esattamente all’intersezione con la strada per Brembate di sopra, dove sarebbe stato realizzata una rotonda.

Nel progetto erano ovviamente comprese anche le necessarie opere di collegamento viabilistiche tra le varie aree, la via Kennedy e la strada ex statale Briantea.
Il Sindaco, Cav. Pozzi, espresse una valutazione di massima, positiva ma correttamente sottopose il progetto alla Commissione Politiche per il Territorio.
Dopo aver esaminato il progetto, la Commissione espresse parere negativo con il voto contrario sia degli esponenti della Lista Civica “Dalla Parte del Cittadino”, che di una parte di esponenti della maggioranza stessa della CdL.
Il Sindaco Pozzi ritirò la proposta e terminò il suo mandato.
Nella primavera del 2006 si tennero nuove elezioni amministrative e gli elettori affidarono le sorti del Comune ai candidati della Lista Civica “Dalla parte del Cittadino”, guidati dalla Prof.ssa Reduzzi.

Nella primavera del 2007, in una riunione di maggioranza, l’Assessore all’Urbanistica, comunica che è stato presentato una nuova proposta di progetto per la realizzazione dell’Area di Interscambio, su spazi di dimensioni ridotte, rispetto a quelle del 2004.
In realtà, è stata semplicemente eliminata l’area destinata al parcheggio delle autovetture private degli utenti che utilizzano i mezzi pubblici e non è più compresa quella attualmente occupata dalla segheria perché il proprietario ha rifiutato di cederla.
All’interno della maggioranza, il dibattito prosegue per parecchio tempo, con notevoli opposizioni.
Come già detto, il 10 Aprile 2008, viene presentato al Consiglio Comunale il Documento di Inquadramento che contiene le tre proposte di PII.
Nel corso del dibattito che precede l’approvazione, il Consigliere Natali, che era tra coloro che già dal 2005 si erano opposti a quel progetto, conscio di non essere in grado di impedire l’approvazione del documento che ritiene contrario agli interessi dei cittadini di Ponte San Pietro, propone una modifica, escludendo la possibilità che nell’area vi possa essere una attività di vendita di Grande Distribuzione.
La sua proposta viene approvata all’unanimità e l’aggettivo “Grande” viene cancellato dal testo.
A questo punto entra in ballo anche un altro gruppo, concorrente diretto di quello che dovrebbe gestire il supermercato, che, avendo iniziato la costruzione di un Centro Commerciale sul confine tra Ponte San Pietro e Mapello, vede questa possibile realizzazione come un disturbo alla propria attività commerciale.
Questo secondo gruppo si attiva e, nel giro di poche settimane, recapita agli amministratori comunali una proposta di un certo peso:
La Virgilio spa, società del Gruppo Lombardini, chiede di poter realizzare ‐ a completamento dell’offerta commerciale già autorizzata in Comune di Mapello ‐ una media struttura di vendita non alimentare, su un’area che ricade nel territorio di Ponte, offrendo in cambio al Comune un contributo di 4 milioni di euro per la realizzazione del polo d’interscambio ed evitando così di collocarvi una struttura di vendita. La Virgilio, inoltre, si dichiara disponibile a dare la priorità, nella selezione dei nuovi occupati, ai lavoratori in difficoltà della zona, in particolare riassorbendo il personale in uscita da aziende in crisi, come la Legler.

L’Amministrazione comunale nicchia, tergiversa e non risponde chiaramente per alcuni mesi, poi, improvvisamente e nel silenzio più totale, la Giunta si riunisce il 15 Dicembre 2008 e decide di avviare la pratica, inviando in Regione la richiesta per l’avvio di procedura per un Accordo di Programma, accompagnandola con la necessaria documentazione tecnica.
Peccato che i consiglieri della stessa maggioranza, almeno alcuni di loro, non sono stati informati di tale decisione. Il Comune ha ricevuto il deposito della documentazione tecnica e illustrativa del progetto il 3 Dicembre 2008, così indica il timbro dell’Uff. Protocollo del Comune, dopodiché i documenti (disegni, tabelle, descrizioni, calcoli economici, ecc.) sono sicuramente stati trasmessi all’Ufficio Tecnico il giorno successivo, Giovedì 4 Dicembre.

Il giorno 15 Dicembre, esattamente il Lunedì successivo, Sindaco e Giunta si riuniscono ed esaminano le sedici Tavole, i tre allegati e gli altri quattro documenti che illustrano il progetto, il suo impatto sul suolo, sulle acque, sull’aria e l’effetto acustico del nuovo insediamento, l’integrazione sismica e la relazione del Geologo. In tre/quattro ore, forse meno, l’esame viene completato e la decisione di avviare la procedura viene presa all’unanimità dei presenti.
Come prassi, il materiale del progetto, accompagnato da copia della Delibera di Giunta, torna all’Ufficio Tecnico dove sui documenti viene apposto il timbro “Approvato con Delibera di G.C. n. 188 del 15 Dicembre 2008”, prima di essere inviato in Regione.
Di questa delibera non viene data alcuna comunicazione neppure ai consiglieri di maggioranza o, almeno, non a tutti, e se ne viene a conoscenza casualmente perché copia del documento viene pubblicato sul sito web istituzionale del Comune di ponte San Pietro.
Quali erano le perplessità e le contrarietà dei componenti della maggioranza che hanno tentato di fermare questa scelta?

Visto che anche il nostro Comitato Civico le condivide appieno, vediamo di elencarle:

1) A Ponte San Pietro la densità abitativa è ormai molto prossima ai 2.500 abitanti per Km2, non conosciamo i dati sulla copertura del suolo ma non pensiamo di essere molto lontani dal 100%; consentire la cementificazione delle pochissime aree residue, è facile e comodo, ma fra poco finiranno anche quelle. Allora cosa si farà? Si arrangeranno gli amministratori futuri?

2) E’ dato per scontato che il Supermercato dovrebbe appartenere alla catena Esselunga, la stessa proprietaria di quello esistente a Curno sulla Briantea e decisamente di dimensioni paragonabili a quello in progetto a Ponte San Pietro. La stessa Esselunga, in una recente pubblicazione nella quale parla dei suoi recenti insediamenti, per una struttura di queste dimensioni, sulla base della esperienza dei centri vendita già esistenti, calcola una quantità di “scontrini battuti” in una giornata (media calcolata sull’intero anno) di circa 5.000 operazioni, oltre 30.000 alla settimana se si considera che spesso viene utilizzata anche l’apertura domenicale. Ciò significa almeno 30.000 autovetture alla settimana che entrano ed escono dal parcheggio posto a poche decine di metri dal centro urbano.

3) La necessità di un parcheggio in prossimità della stazione ferroviaria, è cosa nota da alcune decine di anni. Molto meno nota, per non dire sconosciuta, è la quantità di posti macchina reputati necessari affinché questo parcheggio svolga pienamente le proprie funzioni di interscambio gomma‐rotaia. Non esiste, allo stato, uno studio che indichi il fabbisogno di posti auto attuale e quello futuro.

4) Prima di affrontare il PII della ditta SICE, l’Amministrazione di Ponte San Pietro non ha provveduto a contattare Provincia e Regione ed istituire con loro un tavolo per verificare l’apporto di capitale necessario all’operazione da parte dei vari enti interessati, visto che l’opera è sicuramente di interesse sovraccomunale e non è ragionevole attendersi che venga realizzata solo ed esclusivamente a discapito dei cittadini di Ponte San Pietro.

5) In una cittadina che ha visto un incremento di popolazione di quasi il 30% in circa 5‐6 anni, che ha le strutture scolastiche ferme da decine d’anni (da quando la natalità ha iniziato a scendere) non esiste un Piano dei Servizi che indichi chiaramente quali sono le priorità nelle opere pubbliche, mantenendo così aperte scuole materne, scuole elementari e scuole medie solo a forza di continui interventi di rattoppo che, purtroppo, hanno il difetto di non incidere sulla capienza.

6) Quando gli amministratori sono stati invitati a spiegare perché si fosse immediatamente esclusa la strada dell’esproprio dell’area necessaria alla costruzione del solo parcheggio, si è citato un “supposto” valore della stessa, senza suffragare tale supposizione con perizie che tenessero conto della originaria destinazione d’uso stabilita dal PRG e, comunque, dei vincoli imposti dal Consiglio Comunale che escludono la possibilità di utilizzo per strutture di vendita diverse da quelle di vicinato (250 mq di superficie).
7) Nessuno ha fornito ipotesi attendibili su quanto avverrà per i residui esercizi commerciali oggi esistenti in paese, utili luoghi di socializzazione dei cittadini ma, soprattutto, indispensabili fonti di approvvigionamento per le centinaia di anziani che vivono in paese e non dispongono di facili soluzioni per potersi recare a fare la spesa in un supermercato o in un centro commerciale. Oltre a questi, da non dimenticare la Cooperativa Legler, cresciuta con i paese e che tra i suoi abitanti conta centinaia di soci.

Le ragioni per fermarsi a ragionare e verificare tutte le opportunità, ci sono tutte. Non c’è una sola buona ragione, almeno tra quelle conosciute, che giustifichino, non solo la scelta della soluzione ma anche, ed è la cosa più incomprensibile, la fretta di chiudere ogni possibile discorso.
I cittadini nel 2006 hanno affidato la gestione del proprio paese ad un gruppo di persone. Affidare la gestione non significa cedere in proprietà, anche perché nella primavera del 2011 i cittadini avranno la possibilità di dare un voto ai comportamenti, di dare una valutazione alla differenza tra le promesse fatte in campagna elettorale e quanto mantenuto.
Il problema vero è che se le scelte che questo gruppo di persone avrà fatto saranno irreversibili, come lo è la distruzione del territorio e la sua cementificazione, non sarà più possibile porvi rimedio e qualsiasi scelta faranno in futuro i cittadini, i danni rimarranno per sempre.
Stiamo ormai consumando gli ultimi fazzoletti di verde che sono rimasti. Se cementifichiamo anche questi saremo davvero riusciti a dilapidare tutto quello che abbiamo ereditato dai nostri padri e nonni e , ai nostri figli e nipoti, lasceremo solo cemento e smog.
I nostri attuali amministratori vogliono davvero essere ricordati dalle generazioni future, come quelli che completarono la distruzione ?

Comitato Civico Altra Ponte - Gruppo Amici dell’Isolotto

Ultimo aggiornamento ( lunedì 02 novembre 2009 )
 
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