Le "Donne in Campo" della C.I.A. Lombardia aderiscono alla nostra campagna PDF Stampa E-mail

Questo il Comunicato Stampa che formalizza l'importante adesione delle "Agricoltrici" lombarde della Confederazione Italiana Agricoltori allo Stop al Consumo di Territorio:
Il 15 Ottobre 2009 abbiamo festeggiato la giornata della Donna rurale e l’Associazione “Donne in Campo” Lombardia ha invitato le donne del mondo agricolo a ritrovarsi per conoscersi, scambiarsi saperi e testimonianze, barattare semi e sapori dei prodotti coltivati.

Questa Festa Regionale, ideata dal direttivo nell’ambito di un corso di formazione professionale, vuole diventare un appuntamento annuale da organizzarsi nelle diverse Province della Lombardia, con il contributo delle donne che lavorano in agricoltura ma anche di quelle che idealmente si sentono vicine e collaborano con le loro idee a valorizzare il mondo agricolo.
In questi anni di collaborazione tra di noi, ci siamo accorte di quanto sia fondamentale riuscire a garantire la formazione professionale e il Baratto dei Saperi tra le donne imprenditrici, aiutarle ad incontrarsi e a conoscersi, a rendersi conto del proprio ruolo sociale e a valorizzarlo nella nostra società.
Del resto ci sono sfide che vanno affrontate e discusse fra di noi, che vanno oltre ai problemi della difesa e valorizzazione delle nostre produzioni, del marketing o della commercializzazione dei prodotti, sfide che riguardano il nostro modo di produrre, di coltivare, o di allevare gli animali.

I cambiamenti climatici, ormai moltissimi scienziati lo hanno dimostrato, ci devono indirizzare verso metodi di coltivazione più ecocompatibili, basati sul risparmio energetico, sulla riduzione dei combustibili fossili, sull’utilizzo del compost prodotto dalla raccolta differenziata, sulla difesa della biodiversità e delle colture che tradizionalmente resistevano e si adattavano alle difficoltà ambientali.
Ci siamo chieste in un Convegno, organizzato con la Provincia di Lodi a Marzo, se fosse possibile avvicinare realtà diverse, l’agricoltura convenzionale all’integrata e alla biologica, ripensando insieme ai metodi che l’agricoltura industrializzata ha propagandato nelle campagne negli ultimi decenni, perché ci sembra un modo di difendere il nostro ruolo consapevole di produttrici, uno stimolo a migliorarci, a trovare risposte che ci aiutino a continuare il nostro lavoro e in un certo senso a presidiare il territorio.

Alla base dello sviluppo di qualsiasi società ci sta l’agricoltura, perché ognuno di noi dipende dal cibo, dall’acqua, dall’aria, dalla fertilità della terra coltivabile che purtroppo si riduce sempre di più.
I modelli di sviluppo proposti nell’ultimo decennio e l’urbanizzazione incontrollata hanno portato a livelli di consumo di suolo agricolo, fertile e produttivo che forse non ha riscontro negli altri paesi europei.
L’Italia, paese esportatrice di beni alimentari di qualità, negli ultimi due decenni ha diminuito enormemente la propria autosufficienza alimentare.
Gran parte del suolo destinato all’agricoltura ha indici di rendimento e di fertilità tra i più alti al mondo (vedi per esempio la Pianura Padana) oppure è essenziale per preservare le città dal dissesto idrogeologico. L’abbandono di migliaia e migliaia di ettari o, peggio, la loro cementificazione, è un’enorme perdita economica (i campi inselvatichiti non possono essere messi a coltura in breve tempo) e diventa causa di eventi catastrofici a livello ambientale.
In Italia purtroppo non esistono leggi che regolamentino questo sfruttamento che ha assunto proporzioni preoccupanti e un’estensione devastante.

Come si legge nel manifesto della Campagna Nazionale Stop al Consumo di Territorio, in quindici anni 3 milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati.
Questo consumo di suolo sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia di capannoni e case sfitte o occupate per due mesi all’anno, suolo sottratto all’agricoltura, terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza”.

In Italia tanti comitati, movimenti, associazioni si stanno occupando di questo problema e così anche il direttivo di Donne in Campo CIA ha ritenuto che  fosse giusto aderire a questa campagna nazionale, dando un segnale forte al mondo agricolo, uno stimolo a chiedere più rispetto e più tutela della terra, intesa come bene comune e irriproducibile.

Un segnale che venga dalle Donne che lavorano in agricoltura, che hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni e la difesa dei beni comuni, del paesaggio e del patrimonio ambientale del nostro paese.

L’adesione del gruppo di “Donne in Campo” lombardo potrà allargarsi a tutte le altre Regioni e diventare un messaggio comune, forte e condiviso.

Ultimo aggiornamento ( luned́ 02 novembre 2009 )
 
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