VENETO: L’urbanizzazione e il consumo del suolo locale PDF Stampa E-mail

Intervento all'Assemblea WWF Veneto, 11 ottobre 2009 - A cura di Aldo Scarpa, referente edilizia e urbanistica WWF Veneto

L’urbanizzazione potrebbe sembrare una questione secondaria rispetto all’obbiettivo primario della protezione della natura; ma l’attività antropica minaccia gli ecosistemi mondiali e a livello nazionale è il consumo del suolo correlato all’urbanizzazione che provoca il principale impatto ambientale con la perdita di biodiversità; la scomparsa degli habitat naturali non avviene solo nelle aree ancora incontaminate del pianeta, ma si verifica anche nelle nostre ecoregioni.
Il consumo di suolo lo vediamo e lo tocchiamo quotidianamente proprio nei luoghi in cui viviamo.
Se guardiamo la foto di nuove urbanizzazioni, è difficile distingere in quale parte d’Italia ci troviamo. L’urbanistica e l’edilizia moderna producono omogeneità anzichè distinguere le identità locali; ignorano il carattere locale e contribuiscono alla globalizzazione.

Terra e paesaggio
Manca ancora una percezione globale del fenomeno e c’è poca consapevolezza sul fatto che il suolo sia una risorsa esauribile. Il suolo non è solamente la superficie su cui ci muoviamo, ma è anche la terra che ci fa vivere.
Nel Cantico delle Creature S. Francesco ringrazia “... per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”; la terra ci alimenta, produce diversità e ci diletta.
Il terreno svolge funzioni ecosistemiche, ospita le specie animali e vegetali, favorisce il ciclo vegetativo e idrico e l’assetto climatico, asorbe i rifiuti (fissa la CO2 e depura le acque...).
Il suolo inoltre produce servizi e prodotti per l’uomo: alimenti, fibre da tessuto, materiali da costruzione, biomassa energetica.
Contribuisce infine al nostro benessere psicofisico e definisce i luoghi che formano la nostra identità; in questo caso il suolo diventa “paesaggio”, elemento tipico del territorio italiano che veniva chiamato il Bel Paese.
Il paesaggio classico, inteso come sommatoria della componente ambientale e antropica, è quello rappresentato nel quadro “la tempesta”, in cui l’artista veneto Giorgione raffigura una relazione equilibrata tra presenza umana, componenti storiche ed elementi naturali.
La trasformazione dei suoli incide sulla perdita di identità.
In molti casi la trasformazione dei luoghi produce un “inquinamento visivo”, una situazione in cui si crea un accumulo disordinato di segnali e manufatti, e che costituisce appunto una nuova forma di inquinamento ambientale.

Come consumiamo il suolo
L’agricoltura intensiva usa diserbanti e fitofarmaci ed è anch’essa una forma di consumo del suolo. Ad esempio, l’anno scorso le campagne della provincia di Treviso sono state irrorate con 8 tonnellate di Glufosinate, al bando nella UE perchè cancerogeno, e 55 tonnellate di Glifosate; una quantità di pesticidi che potrebbe essere contenuta in 25 autobotti dei vigili del fuoco oppure in 12 aereoplani Canadair.
Ma il consumo di suolo a cui facciamo riferimento è quello dell’urbanizzazione e della città diffusa, che ha dato origine alla proliferazione di capannoni, di centri commmerciali e direzionali, collegati tra loro da strade, tangenziali, bretelle, svincoli...
Le aree di pianura, che favoriscono i movimenti e in cui si sono concentrate le attività produttive, sono quelle più interessate dal consumo di suolo.

Perchè consumiamo il suolo
L’avvento della macchina ci ha consentito una capacità di spostamento e velocità prima impensabili, per cui la città storica compatta, in cui occorreva minimizzare i movimenti, è diventata una città aperta in cui le aree urbanizzate sono diventate fino al 70% del costruito. La dispersione degli edifici richiede un reticolo di viabilità per connettere funzioni lontane, il che genera una inarrestabile “fame” di strade.
Oggi in Italia non si costruisce più per le esigenze di chi abita, per motivi demografici, ma per interessi finanziari.
L'urbanizzazione è correlata all’idea di “progresso”, agli investimenti immobiliari e alla componente speculativa.
Anche i Comuni favoriscono il consumo di suolo perche gli oneri urbanistici derivanti dall’attività edilizia rappresentano la loro principale entrata finanziaria.
Già negli anni ’60 scrittori giornalisti come Antonio Cederna o Italo Calvino denunciavano l’incapacità nel controllare lo sviluppo edilizio.

Dimensione del fenomeno
I dati a disposizione non consentono stime attendibili; sono ancora molto rari gli osservatori regionali o provinciali sul fenomeno per cui è molto ridotta l’informazione istituzionale sull’argomento. Comunque ci sono indicatori in grado di offrirci un quadro della situazione.

Indicatori geografici: si riscontra la scomparsa dei luoghi isolati, quelli nei quali le costruzioni più vicine distano almeno 5 km, che ormai corrispondono solo al 14% del territorio nazionale.

Indicatori economici: nel quinquennio 1998/2003 l’attività edilizia è cresciuta del +17,6%, mentre il PIL nazionale nello stesso periodo è cresciuto “solo” del +7,2%.

Indicatori storici: oltre il 70% del patrimonio edilizio è stato realizzato dal dopoguerra ad oggi.

Indicatori di superficie: l’Istat ci dice che negli ultimi 25 anni abbiamo consumato 3.663.030 ha (che corrisponde al 12,1% della sup. Italiana, oppure a 2 regioni come il Veneto). Altre fonti dicono che il consumo giornaliero del suolo sia di 30 ettari al giorno, (cioè 10.950 all’anno), che equivale a c.a 30 campi di calcio con pista laterale.

Effetti collaterali
Al consumo di suolo sono correlate attività con forti implicazioni ambientali e cioè l’attività estrattiva e la produzione di cemento.
I dati forniti dall’associazione nazionale dei cavatori, dicono che la produzione 2007 di sabbia, ghiaia, pietrisco è stata di 375 milioni di tonnellate, e quella di argilla, gessi, marmi di 320 milioni di tonnellate.
Se consideriamo che una piramide egizia pesa c.a 6 milioni di ton., in Italia l’estrazione annua di materiali inerti corrisponde a circa 116 piramidi. La “gruvierizzazione” del territorio è confermata dal numero di cave presenti: 10.000 abbandonate e 5.700 attive, una media di 143 cave per provincia.
L’attività estrattiva viene svolta con un controllo pubblico debole e con l’assenza di piani di recupero o riutilizzo.
Riguardo alla produzione di cemento, l’Italia vanta il primato europeo. Nel triennio 2005/2007 abbiamo prodotto 126,5 milioni ton, c.a 700 kg/annuo pro capite, il doppio della Germania.
La produzione del cemento è responsabile del riscaldamento globale poichè produce c.a il 5% delle emissioni globali di CO2. La produzione di 1 kg di cemento corrisponde a quella di 1kg CO2, per cui nel suddetto triennio abbiamo emesso 46,5 milioni ton. in eccesso
rispetto alla quota prestabilita dal Protocollo di Kyoto per il settore.
L’impatto dei cementifici è legato non solo all’estrazione dei calcari e delle argille necessarie per la produzione ma anche ai processi di combustione, che necessitano di altissime temperature realizzate bruciando carbone, olio, RDF, pneumatici, che rilasciano polveri sottili e diossine.

Tra gli effetti collaterali del consumo di suolo citiamo alcuni eventi che purtroppo rientrano nella cronaca dei disastri nazionali e cioè le alluvioni e i sismi che distrugono abitazioni realizzate con materiali scadenti e in aree geomorfologicamente inadatte.
Un’ultima annotazione riguarda la cronaca giudiziaria ed è riferita allo smaltimento illegale dei rifiuti nei sottofondi stradali o nelle cave, e l’eliminazione delle scorie tossiche nei cantieri delle Grandi Opere (vd. nuova strada del Santo o i cantieri della Valdastico Sud...).

Politiche virtuose
Si cita l’esempio del Comune di Cassinetta di Lugagnano (MI) che propone una “urbanistica a crescita zero”, con l’obiettivo di evitare nuove espansioni e nuovi insediamenti residenziali se non con il recupero di volumi esistenti, puntando sullo sviluppo dell’agricoltura e del turismo.
I principi da seguire per un’urbanizzazione a basso impatto:

• costruire in zone già utilizzate e sfruttate;
• prevedere sviluppi edilizi compatti;
• conseguire un’alta densità abitativa;
• prevedere multifunzionalità e flessibilità degli insediamenti;
• valorizzare le aree periurbane, i luoghi di connessione tra centro città e campagna; la loro tutela garantirebbe un contenimento dello sprawl urbano e industriale, a favore di una continuità ecologica tra gli ecosistemi.

 

Alcune fonti e riferimenti bibliografici:
Italo Calvino , “la speculazione edilizia”, 1957
Antonio Cederna , “la distruzione della natura in Italia”, 1975 (e molti altri suoi scriti)
Vittorio Emiliani, “Il consumo di suolo in Italia e in Europa”, 2007
Ferruccio Sansa, Marco Preve, “Il partito del cemento”, 2008
Dossier WWF Italia, “2009 l’anno del cemento”, 2009
http://www.eddyburg.it (blog dell’urbanista Edoardo Salzano)
http://www.stopalconsumoditerritorio.it (sito dell’omonimo movimento nazionale)
http://www.inu.it (osservatorio nazionale sui consumi di suolo)
http://www.domenicofiniguerra.it (sito del sindaco di Cassinetta di Lugagnano)
http://www.legambienteveneto.it/ (sono scaricabili alcuni dossier sull’argomento)
http://www.paesaggioveneto.it (osservatorio regionale sullo stato del paesaggio)
http://www.anab.it (sito dell’associazione nazionale di architettura bioeccologica)

Ultimo aggiornamento ( lunedì 02 novembre 2009 )
 
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