LAZIO: Vitinia senza verde pubblico e con 50 ettari a rischio ... PDF Stampa E-mail
Breve pro-memoria degli accadimenti che hanno caratterizzato la storia dell’associazione Viviamo Vitinia in funzione del Parco che sogna di realizzare nell’area militare in dismissione denominata “3° Deposito Carburanti e Lubrificanti”.

L’8 aprile 1999 si è costituita l’associazione “VIVIAMO VITINIA” con il precipuo scopo di migliorare la qualità della vita nel quartiere ponendo particolare attenzione alla tutela dell’ambiente.
Obiettivo primario, in questo contesto, era  - e rimane - quello di ricavare un parco pubblico dall’area militare di circa cinquanta ettari, adiacente al quartiere, denominata “ex 3° Dep. Cel. VITINIA”, una volta dismessa.
E’ una splendida area costituita da ampie vallate e  colline in parte naturali ed in parte indotte in quanto celano, in realtà immensi serbatoi di carburante ormai disattivati.

Anche la vegetazione è in parte spontanea ed in parte indotta, poiché l’ambiente è evidentemente antropizzato. Questo non toglie nulla al paesaggio, anzi, gli dona pregio e fascino, come pure i residuati di archeologia industriale costituiti dai vecchi distributori di carburante che si trovano lungo il percorso.
Ma ciò che gli conferisce un valore incommensurabile è il sito archeologico che cela gelosamente.
Stante il grande interesse naturalistico ed archeologico della zona, gli abitanti di Vitinia sono da sempre interessati all’area che, seppure inaccessibile, considerano parte del quartiere stesso.

Vitinia, infatti, è un quartiere completamente sprovvisto di verde pubblico e di qualsiasi altra struttura idonea all’esercizio di attività sportive, culturali o ludiche o di luoghi pubblici di aggregazione per giovani o bambini. Il recupero degli immobili che già insistono sull’area consentirebbe inoltre di ricavare tutti quei servizi pubblici di cui il quartiere è privo quali l’asilo nido e di potenziare i servizi socio-sanitari. Servizi indispensabili per un quartiere peraltro scollegato dal resto del Municipio XII.
Ottenere un parco significa soprattutto preservare per tutti un polmone verde che faccia da argine all’espansione edilizia dei quartieri limitrofi.
L’area in questione è stata inserita nell’elenco annesso al D.P.C.M. 11/8/97, pubblicato sulla G.U. 7/10/97, recante “l’individuazione di beni immobili nella disponibilità del Ministero della Difesa da inserire nel programma di dismissioni previsto dall’art. 3 - comma 112 - della legge 23/12/96 n. 662 e classificata come “bene attualmente in uso e/o necessario alle Forze Armate”.
Questo ha consentito all’Associazione di chiedere al Comune di Roma l’esercizio del diritto di prelazione sull’alienazione del bene, come previsto dalla legge stessa.

Il Protocollo d’Intesa
Il 3 gennaio 2001 l’Associazione ha ottenuto la sottoscrizione del Protocollo d’Intesa tra Sindaco Rutelli e Ministro della Difesa pro-tempore in base al quale l’area sarebbe stata destinata in parte prevalente a parco pubblico e in parte a complesso residenziale. Il Comune di Roma si sarebbe impegnato ad individuare in sede di accordo di programma le modalità con le quali, anche attivando una Società di Trasformazione Urbana, il controvalore dell’area ceduta sarebbe stato eventualmente conferito alla Difesa anche in alloggi di servizio consegnati “chiavi in mano”.

Sebbene le percentuali non fossero definite:
• l’Assessore  alle Politiche del Territorio Cecchini ha dichiarato in conferenza stampa che il 90% dell’area sarebbe stata destinata a parco pubblico;
• l’On.le Veltroni, nel corso della campagna elettorale che ha preceduto le elezioni del 2001 si è impegnato a destinare il 90% dell’area a parco pubblico;
• nella Rivista semestrale URBANISTICA n. 116, l’architetto Giuseppe Manacorda ha ribadito l’impegno del Comune a destinare a parco pubblico il 90% dell’area, sottolineando che il piano d’assetto dell’area avrebbe tenuto conto delle indicazioni dei cittadini di Vitinia.

Piano Regolatore
Ciò nonostante, nella prima stesura del nuovo Piano Regolatore Generale, tutta l’area, GIÀ’ di destinazione AGRICOLA nel precedente Piano, È STATA TRASFORMATA in M1, cioè DESTINATA A SERVIZI.
Solo la tempestiva informazione ha consentito all’Associazione di intervenire in maniera pressante affinché fosse rimossa la trasformazione.
Al momento della pubblicazione del P.R.G. abbiamo però constatato che sull’l’area è stato inserito  un Ambito di Trasformazione Ordinaria (ATO R 62).

Il progetto delle abitazioni per i militari predisposto dal Comune di Roma è stato esteso sul 30% dell’area in quanto l’Assessore alle Politiche del Territorio della successiva Giunta comunale non riteneva assolutamente possibile una diversa applicazione del Protocollo d’Intesa che consentisse la collocazione degli alloggi per i militari fuori del parco.
La cementificazione di una parte del parco ci era stata prospettata come un  sacrificio indispensabile per assolvere il protocollo d’intesa. Il prezzo da pagare era ed è comunque altissimo: 150.000 metri cubi di cemento.
Con la trasformazione dell’area vedremo sulla sommità della collina più di 500 appartamenti invece di un paesaggio di raro pregio che sarà cancellato definitivamente, creando un danno irreversibile all’ambiente circostante.
Quello che non abbiamo realizzato subito è che TUTTA l’area è stata inserita in un Ambito di Trasformazione Ordinaria. Vale a dire TUTTA potenzialmente da edificare o da urbanizzare.
 
Nelle nostre Osservazioni abbiamo eccepito in via preliminare che, per definizione delle norme tecniche, gli Ambiti di Trasformazione Ordinaria riguardano aree libere già edificabili secondo il PRG del ’62, mentre l’area in questione è AGRICOLA.

Proseguendo la battaglia  contro la cementificazione abbiamo ottenuto i seguenti supporti:
• Al “Tavolo Verde” di consultazione istituito dall’Ass. Morassut, prima  di portare il piano in giunta, l’associazione “Viviamo Vitinia”, sostenuta da tutte le associazioni ambientaliste (WWF, Italia Nostra, Legambiente, VAS), aveva ottenuto l‘impegno alla destinazione a parco pubblico del 90% dell’area.
• Il Consiglio Comunale nella deliberazione di adozione del nuovo P.R.G. n. 33 del 19/20 marzo 2003 ha accolto gli emendamenti prodotti dalle Consigliere Ivana della Portella e Adriana Spera per destinare il  90% dell’area a parco.
• Il Capo Gabinetto del Ministero della Difesa, in data 24 luglio 2003, ha espressamente indicato la destinazione del 90% dell’area a parco pubblico, in quanto “giusto punto di equilibrio tra le esigenze della Difesa e quelle della Municipalità”.
• Il Municipio XII ha votato la risoluzione che prevedeva la riduzione al 10% dell’ATO R 62.
Tutto ciò è stato completamente disatteso nel nuovo P.R.G. che non ha mai recepito neppure gli emendamenti accolti in Consiglio comunale.

La Riserva Naturale Statale del Litorale Romano
Nel contempo, abbiamo cercato di proteggere l’area con una legge nazionale, chiedendone l’inserimento nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, pur a costo di rinunciare alla fruibilità. Tuttavia, anche questa richiesta, seppure suffragata dalla Circoscrizione prima e dal Municipio poi, nonché da tutte le grandi Associazioni ambientaliste e da alcuni consiglieri comunali, è stata  respinta dall’Assessore al Territorio del Comune di Roma in ossequio al protocollo d’intesa.

La Cartolarizzazione.
Il D.L. 9/5/2003, n.102 getta su tutto un colpo di spugna includendo nell’alienazione del patrimonio pubblico anche i beni immobili individuati dalla L. 662/96 e togliendo agli Enti Locali la possibilità di esercitare il diritto di prelazione. Nei giorni seguiti alla pubblicazione abbiamo consegnato a tutti i capi gruppo delle Camere gli emendamenti a suffragio. Tuttavia il Decreto non è mai stato convertito in legge per “merito” dei “franchi tiratori”.
Ci sono stati ben altri tre tentativi di “cartolarizzare” l’area, legati alle leggi finanziarie che si sono susseguite, ma fino ad ora tutti sventati.

L’Accordo di Programma
Il 3 agosto 2006 è stato sottoscritto l’Accordo di Programma in forza del quale l’Amministrazione della Difesa procederà “all’alienazione, mediante permuta, dell’immobile in questione in cambio di alloggi da realizzare nell’ambito del comprensorio militare della Cecchignola”.
Nonostante lo spostamento degli alloggi alla Cecchignola, l’accordo prevede ugualmente la valorizzazione del 30% dell’area militare di Vitinia con la stessa capacità edificatoria di 150.000 metri cubi di edilizia residenziale che saranno ceduti ai costruttori per compensarli della costruzione degli alloggi alla Cecchignola.
Ai 150.000 metri cubi di Vitinia sono stati aggiunti 75.000 metri cubi della Cecchignola. Totale: settecento cinquanta appartamenti.

Una mera operazione di cassa per consentire il finanziamento necessario alla realizzazione dell’accordo di programma.
E pensare che l’area in questione, allo stato di area agricola, è stata stimata dall’Agenzia del Demanio 8.700.000 Euro; dopo la “valorizzazione”, avrà un valore di 38.700.000 Euro.
Ma quale “valorizzazione”? Il quartiere che sorgerà sulla sommità della collina, completamente avulso dal preesistente, può essere considerato una miglioria?

Sull’Accordo di Programma, che ha ottenuto il parere favorevole del Municipio, tuttavia,
• non si è mai pronunciata la Commissione urbanistica;
• non risulta che la delibera sia mai stata discussa in Consiglio Comunale;
• non risulta, tanto meno, che sia stata discussa nella seduta del febbraio 2008, durante la quale è stato votato il Nuovo Piano Regolatore.

Piani Paesaggistici
Con grande stupore abbiamo constatato che la Regione ha posto precisi vincoli sull’area e che il Comune ne ha chiesto il declassamento.
Ben quattro importanti vincoli:

1. PAESAGGIO AGRARIO DI RILEVANTE VALORE;
2. AREA DI INTERESSE ARCHEOLOGICO;
3. AREA BOSCATA;
4. PUNTI DI VISTA.

Naturalmente, anche nel caso di specie, ci siamo premurati di produrre tempestive osservazioni attraverso le quali, oltre a sollevare eccezioni nel merito del declassamento dei quattro vincoli per il palese contrasto con lo stesso dettato normativo della Regione che li aveva imposti, abbiamo eccepito che l’accoglimento della richiesta di declassamento non era neppure conforme  ai Criteri di Valutazione dei Contributi dei Comuni con il quale il PTPR ha previsto che “le proposte non deliberate o non ratificate dai rispettivi Consigli Comunali,” … “non danno luogo a procedere per quanto riguarda il loro inserimento nel PTPR adottato …”. Ciò in quanto, come anticipato, sull’accordo di programma non risulta essersi mai pronunciata la Commissione Urbanistica del Comune, né, tanto meno, il Consiglio comunale.

Il nuovo Consiglio Comunale, poco dopo il suo insediamento, ha rigettato quasi in massa le osservazioni di quanti, come noi, avevano chiesto il rispetto dei vincoli, così ratificando l’operato della giunta precedente, sebbene di opposta maggioranza.
Siamo così arrivati alla fine del mese di luglio del 2008 delusi ed amareggiati dal comportamento dei nostri amministratori e, nel contempo, sbalorditi dalla perspicacia con la quale gli stessi, in poco più di un mese siano stati in grado di leggere tutte le 14.000 osservazioni prodotte dai cittadini, di contestualizzarle, di valutarne la pertinenza alla normativa regionale e di esprimere un dotto, ponderato parere.

In sintesi, il Comune con il N.P.R. ha inserito l’area militare in un “Ambito di Trasformazione Ordinaria” e, per assicurarsi la massima libertà di azione, ha poi preteso anche il declassamento di tutti i vincoli paesaggistici posti dalla Regione, piuttosto che adeguarvisi, com’è d’obbligo nei confronti di un organo che sovrintende.

Il FAI, la nostra ultima speranza
Abbiamo partecipato al concorso del FAI - Fondo Ambiente Italiano “ I Luoghi del Cuore”, chiedendo la cancellazione del progetto di cementificazione dell’area militare.
Il risultato raggiunto ci ha assicurato l’egida del FAI che supporterà la nostra causa presso le Amministrazioni preposte.
Un successo che ha contribuito a dare nuova visibilità alla nostra causa, intervenuto al momento giusto a compensare le ultime delusioni.

Ed infatti, sulla scia dell’iniziativa, il Municipio XII ed il Consiglio comunale, hanno votato delibere bipartisan favorevoli all’inserimento dell’area nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano ed alla destinazione del 90% dell’area a parco.
Considerato che a seguito dell’accordo di programma gli alloggi per i militari saranno costruiti alla Cecchignola e che è quindi venuta meno l’esigenza abitativa, sarebbe stato giusto e consequenziale che i nostri amministratori rivendicassero almeno la protezione e la fruizione di tutta l’area.
Peccato solo non abbiano tenuto conto del fatto che in questi dieci anni molte cose sono cambiate e proprio a causa delle loro scelte.

Peccato, insomma, come suol dirsi, “aver chiuso i cancelli dopo che sono fuggiti i buoi”.
Infatti:
• l’ATO R 62  insiste su tutta l’area e la diatriba instauratasi sulle percentuali di area edificatoria (10 o 30% che sia)  è solo una disquisizione su quanta e su quale parte dell’area il Comune ed il Ministero della Difesa hanno concordato di collocare gli alloggi privati nel parco secondo i progetti legati all’accordo di programma Ma, come già premesso, una volta che sull’area è stato inserito un A.T.O., al di là del progetto e dell’accordo di programma, tutta l’area può essere cementificata, salvo vincoli paesaggistici, naturalmente;
• chiedendo il declassamento dei vincoli, però, il Comune cerca di abbattere ogni ulteriore baluardo alla cementificazione, assicurando a qualunque imprenditore la possibilità di costruire su tutta dell’area.
Errori che i volenterosi amministratori avevano il dovere di evitare semplicemente applicando la normativa.
Considerato che le ultime due delibere sono ormai inservibili se fini a se stesse, le useremo “ad adiuvandum” come  mozioni di indirizzo, puntando ancora sui vincoli, prima che si chiudano definitivamente i giochi.
Un margine ce l’abbiamo e lo sfrutteremo, supportati attivamente dal FAI, da tutte le associazioni ambientaliste, da tutte  le altre associazioni di cittadini, di comitati e di realtà di base con le quali siamo legati da un “patto di mutuo soccorso”.

Le esigenze del Ministero della Difesa, le esigenze di tutte le parti in causa. Considerazioni
L’area di cui trattasi appartiene all’Agenzia del Demanio ed è in uso al Ministero della Difesa, ma, secondo l’attuale orientamento, il Demanio ha demandato alla Difesa la facoltà di disporre del bene e della sua alienazione. Ovvio che il Ministero della Difesa voglia trarre da questa operazione quello che ritiene il giusto guadagno, in alloggi o quant’altro sia spendibile per raggiungere i propri obiettivi.

Ma qual è il giusto guadagno? La risposta sembra scontata: quello che è possibile realizzare al prezzo di mercato, vale a dire 8.700.000 euro, il reale valore dell’area agricola, prima della “valorizzazione”,.
Certo, lamentano i militari che con quella cifra non possono realizzare molto, ma se di quello dispongono, cioè di un’area agricola, perché dovrebbero pretendere di più?
La normativa urbanistica sembrava non scalfire le aspettative dell’Amministrazione militare, proiettata nell’ottica di poter agire in deroga. Nel caso di specie, però, non dovrebbero ricorrerne i presupposti, non trattandosi di uso militare dell’area, ma della realizzazione di edilizia residenziale privata.

Infatti, il Ministero, al momento, non esprime una posizione chiara circa la volontà di portare avanti l’accordo di programma, probabilmente perché comincia a vacillare qualche certezza sulla sua perseguibilità.
Le altre ipotesi avanzate dalla Difesa sono diverse. Spaziano da quella di un’apertura di dialogo con il Sindaco per monitorare e pianificare la destinazione dei beni patrimoniali sul territorio a quella di costruire nel parco le abitazioni per i militari o a quella, infine, di lasciare l’area allo stato attuale per continuare ad usarla per i campi militari.
Sembra che l’attività posta in essere dall’Associazione in questi dieci anni non abbia suscitato solo l’appetito dei civili.
Il più grande dei problemi rimane quello degli oneri che qualunque ipotesi di alienazione comporta per soddisfare l’esigenza di un parco per i cittadini, di una remunerazione per il Ministero della Difesa, e l’esigenza del Comune di accontentare tutti senza spendere un centesimo.

L’accordo a questo serve: ad accontentare tutti. In primis, gli imprenditori che, costruendo  gratuitamente duecentocinquanta alloggi per i militari alla Cecchignola, riceverebbero in cambio il 30% dell’area militare con una capacità edificatoria di 150.000 mc. pari a cinquecento appartamenti in una posizione di pregio. A seguire i militari che otterrebbero gli alloggi gratuitamente; i cittadini che avrebbero finalmente una buona porzione del tanto agognato parco; il comune che, oltre a fare bella figura a costo zero, riceverebbe anche in cambio il frutto degli oneri concessori.

Allora, chi pagherà?
L’ambiente tutto pagherà il prezzo di un paesaggio irripetibile, uno degli ultimi lembi di campagna romana in una parte di periferia che scoppia, soffocata dal traffico di due grandi arterie stradali e dall’avanzare della cementificazione dei quartieri limitrofi alla quale solo un polmone verde potrebbe fare da argine.
Pagherà la nostra storia che vorremmo tornasse “a riveder le stelle” e che rischia invece di essere seppellita per sempre.
Pagheremo tutti, dunque. Per ora, pagheremo forse “solo”con il 10 o il 30% di parco, ma domani? Con la presenza minacciosa di un ATO e senza più vincoli, chissà? Quali garanzie avremo?
Potremmo forse già considerarci fortunati se non cambieranno l’indice di cubatura, consentendoci di camminare sulle strade che costeggeranno il verde privato.

Forse solo allora, quando cioè sarà troppo tardi, potremo tirare le somme per verificare che abbiamo combattuto tanto per favorire una vera e propria speculazione.
E’ pura fantasia o è uno scenario possibile?

Paola Badessi, 3334984691

Ultimo aggiornamento ( luned́ 04 gennaio 2010 )
 
< Prec.   Pros. >

Appuntamenti

Il calendario degli appuntamenti lo puoi trovare qui