LIGURIA/PIEMONTE: Si finanzia una nuova autostrada e si cancellano i treni PDF Stampa E-mail
di S. Sibilla - M. A. Allamandola, Comitato Treno Alpi Liguri
6000 milioni di euro per un’autostrada fantasma … ma che fine ha fatto il trenino ???
Stavamo iniziando a lavorare per un progetto sulla ferrovia Ceva-Ormea, sul recupero di almeno i principali edifici delle stazioni ma soprattutto sull’opportunità di posizionare eventuali centrali a biomassa legnosa proprio a ridosso dei piazzali di stazione, in modo da creare le condizioni favorevoli per lo sviluppo di una filiera legno-energia in Val Tanaro efficiente grazie ai bassi costi del trasporto ferroviario soprattutto per creare posti di lavoro in Valle. Nel frattempo, il treno da venerdi’ 15 Gennaio e’ stato soppresso e sostituito da bus … ed i primi problemi si iniziano a far sentire.

Lunedi’ 25 Gennaio il bus non e’ riuscito a raggiungere Ceva in tempo per permettere ai ragazzi di prendere la coincidenza con il treno delle 7:30 per Torino. E questo soltanto dopo una nevicata, quando la ferrovia dovrebbe rivelarsi il mezzo più pratico ed affidabile !

Il caso vuole che questo succeda proprio mentre alcuni “illuminati” amministratori locali della Valle, forse non sapendo di essere in un’epoca post-industriale, dove si preferisce preservare le risorse naturali piu’ che consumarle, dove si sta lentamente andando verso un picco della produzione del petrolio che fara’ aumentare in modo esponenziale il prezzo della benzina nei prossimi 10 anni, dove si vuole valorizzare il territorio ed il paesaggio piuttoso che promuovere un “corrridoi di trasporto” in una valle che gia’ inizia ad aver problemi con i vari camion e TIR che la attraversano tra le strette curve della S.S.28 !!!

Quindi e’ veramente assurdo leggere tra la cronaca politica dei giornali, e sentire parlare ancora una volta dello sciagurato progetto autostradale Predosa – Millesimo – Calizzano – Albenga: dopo lo studio di fattibilità della Predosa – Carcare con prosecuzione da Altare a Borghetto S.S. (ottobre 2005) e della Ceva-Garessio-Albenga (aprile 2006), che hanno verosimilmente evidenziato costi / benefici insostenibili per gli stessi proponenti, ecco la “mutazione” nell’autostrada Predosa-Millesimo-Calizzano-Albenga, che dovrebbe modificare i flussi veicolari medi giornalieri in tal modo:

   - riduzione del 32% tra Savona Millesimo, raddoppiata pochi anni fa;
   - meno 44% tra Albenga e Savona;
   - meno 22% tra Savona e Genova, dagli attuali 56mila veicoli in media al giorno a 44mila;
   - creare un flusso di 19mila veicoli/giorno tra Albenga e Millesimo;
   - muovere 12mila veicoli/giorno tra Millesimo e Predosa.

Che ci vuole ? Basta costruire 4 corsie di 119 km, di cui 23 su viadotto e “solo” 77 km di gallerie, per un costo di 6000 milioni di euro (fonte: Secolo XIX): come il 3° valico ferroviario su Genova, o metà della TAV in Val Susa.

Povera Autofiori: capace in teoria di 60mila veicoli/giorno, raggiunge per 9 mesi un utilizzo dell’ 87%, ma nei 3 mesi estivi sale di un quarto, toccando il 109%: ecco quindi le code nei fine settimana. Ma in quale paese si dimensiona una rete di trasporto sulla base del carico relativo ad una sola stagione dell’anno?

Con gli ipotizzati 12-19mila veicoli è difficile ricavare pedaggi per 50-60 M€/anno: si coprirebbe solo la quota capitale dell’ammortamento svolto in un secolo; ma il vero beneficio consiste nella possibilità di attrarre globalmente nuovo traffico, ri-caricando la A10 e l’A7 dopo aver vantato di averle “alleggerite”. Vorremmo sbagliarci, ma pare che alla base di questa ennesima proposta trasportistica c’è l’invereconda intenzione di incrementare, decisamente e globalmente, il solo traffico su gomma, oltre all’opportunità per certa classe politica di “risolvere” sì problemi, ma creando premesse per il loro riproporsi, e quindi perpetuare se stessa: se le crediamo, ce la meritiamo proprio.

Certo, in Piemonte gli spostamenti sono raddoppiati proprio nel comparto della mobilità occasionale, cioè non legata alle quotidiane attività lavorative; e fin qui, a parte l’impatto ambientale e i costi, verrebbe da dire: viva la libertà.

Ma i nostri amministratori dovrebbero preoccuparsi piuttosto del fatto che gli spostamenti col trasporto pubblico sono passati, già nel decennio 1981-91, dal 31% al 17% della mobilità totale piemontese; quindi il traffico con mezzo proprio è salito da 2,2 a 4,5 milioni di veicoli/anno, con un tasso di occupazione in ulteriore calo da 1,18 a 1,17: neanche 5 persone ogni 4 veicoli. Siamo contenti per chi vende auto, un po’ meno per chi le deve guidare, assicurare, rifornire e parcheggiare; ma è questo un modo e fficiente di spostarsi ? Quanto a lungo ce lo potremo permettere ? E lasciamo stare la domanda “quanto a lungo se lo può permettere l’ambiente”, ‘che immaginiamo già i discorsi del tipo “coi verdi non si può fare mai niente”: qui non è questione di verde o rosso o blu, ma una questione di buon senso (che non è mai abbastanza) e di risorse (che non sono mai infinite).

L’accordo bi-partisan sulla Predosa – Albenga, ri-sbandierato due mesi prima delle elezioni regionali, darà frutti alla Casta raccogliendo i voti di molti automobilisti, che dagli anni ’50 del secolo scorso sono stati sempre più indotti a dimenticare di essere, innanzitutto, cittadini e contribuenti.

Si dirà: ma i treni non funzionano, la rete è inadeguata. Certo, ma dove sono tutti i possibili studi di fattibilità per il suo adeguamento ? Lo sanno anche i bambini che le ferrovie risalgono all’800, e quelle piemontesi risentono della visione Torino-centrica: dalla capitale si doveva scendere a Savona e a Genova, punto.
Oggi invece i camion, unici utenti in crescita sulle autostrade, vanno sempre più dall’Est alla Penisola Iberica (molti già li vediamo “tagliare” per la SS28), infatti la fertile Piana di Albenga verrà asfaltata in un bell’Autoporto, per ottimizzare i turni di guida (quando saranno rispettati). Ma è proprio impossibile trasferire su rotaia almeno la parte a lunga percorrenza del traffico dal Ponente all’Alessandrino ?

Sotto Alessandria appare proponibile completare una “gronda” da Tortona verso le due linee che portano ad Ovada e Acqui: da Ovada si scende a Genova Voltri, e da Acqui la ferrovia della Val Bormida porta a S.Giuseppe, da cui si scende ai porti savonesi o si prosegue, presto interamente a doppio binario, per Ventimiglia, il cui entroterra è già devastato da un gigantesco scalo ferroviario, oggi largamente sottoutilizzato.

Recuperando linee oggi sottoutilizzate con l’aggiunta di pochi km di raccordi, si possono evitare inversioni di marcia e manovre e così attrarre verso il Ponente un bel po’ del traffico, che scende e sempre più scenderà in treno dal Sempione via Novara, e dal S.Gottardo e alleggerire la Milano-Genova e il nodo stesso di Genova.

Il Piemonte, più di altre regioni, sta sollecitando la concorrenza fra gli operatori ferroviari, e quindi la loro efficienza; ma se la rete è carente, non c’è privatizzazione che possa fare miracoli; sempre più arduo appare l’obiettivo dichiarato del Piano dei Trasporti della Regione Piemonte, di trasferire quota di traffico dalla gomma alla rotaia. Ma c’è chi fa peggio: la Regione Liguria un Piano dei Trasporti non l’ha ancora, lasciando spazio per ogni fantasia: alle prossime elezioni si parlerà del tele-trasporto dei milanesi ad Alassio ?

Scherzi a parte, il nostro Comitato si offre per vivacizzare lo sviluppo e l’esame di un adeguato spettro di ipotesi, con un sincero confronto sulle opportunità strada-ferrovia, per maturare il consenso su scelte comprensibili e che non vanifichino il patrimonio infrastrutturale già esistente.

S. Sibilla - M. A. Allamandola, Comitato Treno Alpi Liguri
http://comitatotrenoalpiliguri.wordpress.com/2010/01/26/6000-milioni-di-euro-per-unautostrada-fantasma-ma-che-fine-ha-fatto-il-trenino/

Ultimo aggiornamento ( venerd́ 29 gennaio 2010 )
 
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