L'Associazione Donne in Campo (CIA) con il nostro Movimento PDF Stampa E-mail
Il Congresso nazionale delle "Donne in Campo", l'organizzazione femminile degli imprenditori agricoli aderenti alla CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) ha assunto una importante serie di decisioni, una delle quali ci riguarda in particolare e così ci è stata segnalata dalla sua Presidente : "Comunichiamo l’adesione dell’Associazione Donne in Campo-CIA al Manifesto e al Movimento “Stop al Consumo di Territorio” impegnandoci a pubblicizzare il Movimento e a coinvolgere le nostre Associazioni territoriali nelle attività della rete" ...

PROGETTO DI RISOLUZIONE III ASSEMBLEA ELETTIVA DONNE IN CAMPO

Il Progetto di Risoluzione e il Documento integrativo che seguono sono stati approvati all’unanimità dalla III Assemblea Elettiva Donne in Campo riunita a Roma, il 9 febbraio 2010.


Le politiche Europee

L’Unione Europea nella Strategia di Lisbona ha espresso l’obiettivo che nei Paesi membri   l’occupazione femminile debba raggiungere il 60% entro il 2010 riconoscendo le donne come motore di sviluppo economico e sociale. Nelle strategie dell’Unione, infatti, si è passati a considerare l’impegno a favore dell’occupazione femminile da azione ispirata al principio di pari opportunità ad azione volta a generare un vero e proprio aumento del Prodotto interno lordo e del più generale benessere dei cittadini.

Secondo Il Documento “Donne, Innovazione, Crescita” (Nota Aggiuntiva al Rapporto annuale del Governo sullo stato di attuazione della Strategia di Lisbona), i Paesi con i tassi d’occupazione femminile più bassi e con un tasso di natalità inferiore sono quelli che hanno una copertura di servizi più bassa, che presentano una minore disponibilità dei padri a prendere congedi parentali, dove le donne hanno un maggior carico di lavoro domestico, dove è più bassa la condivisione del lavoro di cura tra uomini e donne.
L’Unione Europea ha preso coscienza del fatto che tutti questi elementi sono assolutamente CORRELATI tra loro ed escludono una definizione univoca e separata dei problemi. L’Europa pone l’obiettivo dell’innalzamento dell’occupazione femminile come motore di sviluppo, ma sottolinea al tempo stesso che gli interventi a favore dell’occupazione si collegano e si qualificano nell’intreccio con quelli per la famiglia, per i servizi sociali, per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, per una flessibilità “positiva”, per una maggiore presenza delle donne ai livelli decisionali. Questi interventi devono essere quindi in grado di tenere insieme piani finora separati.


La situazione italiana
L’Italia, il cui tasso di occupazione femminile si attesta al 47,2%, rispetto alla media dell’Unione del 57,4, si trova largamente al di sotto dell’obiettivo finale della Strategia di Lisbona. Si aggiunge a questo, la grave crisi economica che ha colpito il Paese. La scarsa occupazione femminile ha riflessi sul tasso d’occupazione dell’intera popolazione. Il tasso nazionale è così basso soprattutto perché pesa in modo grave la scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro nel Mezzogiorno (31,1% contro il 56% del nord-est).
Il problema occupazionale non riguarda solo la quantità di donne, ma la qualità del loro ruolo. In Italia il differenziale retributivo di genere si attesta intorno al 23,3%: una donna in media percepisce, a parità di posizione professionale, tre quarti dello stipendio di un uomo. A professioni più qualificate e  meglio retribuite il differenziale aumenta.

Lo sbilanciamento di genere riscontrato in quasi tutte le aziende italiane, al crescere dei livelli aziendali, è un indicatore di scarsa meritocrazia e di processi di valutazione e promozione poco trasparenti; è  culturalmente anacronistico non ritenere fondamentale (all’interno di un’azienda) la presenza della diversità come catalizzatore di innovazione, visione del mercato, creatività.
Welfare.
La vera specificità dell’Italia si manifesta, però, sempre secondo la Nota aggiuntiva al Rapporto, in modo particolare nel considerare il lavoro di cura -non solo quello legato alla maternità- come un “affare privato” delle famiglie e delle donne e non un problema collettivo sostenuto da politiche efficaci.

La donna italiana, causa la scarsa condivisione tra uomini e donne nel lavoro di cura all’interno della famiglia, lavora complessivamente 7 ore e 26 minuti al giorno (compresa la domenica). Un’ora e dieci di più, per esempio, delle donne tedesche.
Le inefficaci misure di conciliazione inoltre -causa di una rigidità delle aziende italiane riguardo i tempi di lavoro e la carenza di servizi pubblici- peggiorano il quadro.
La rete di aiuti informali (compreso l’apporto delle immigrate) su cui si regge il sistema italiano è però già entrata in una crisi strutturale. Un pilastro del vecchio sistema di Welfare è dunque in piena decadenza.

In sintesi l’Italia  è caratterizzata da:

• una delle più basse presenze delle donne nel mondo del lavoro tra i Paesi Ue e un’assenza clamorosa dalle posizioni decisionali e politiche
• una media di figli per donna tra i più bassi d’Europa e del mondo
• un familismo proclamato e diffuso ma che non regge più il peso di un Welfare efficace
• una storica assenza di reali e efficienti politiche di sostegno
• Uno dei più bassi livelli di immagine della donna nei mezzi di comunicazione di massa (televisione, cinema, pubblicità…).


Le imprese femminili
Secondo gli ultimi dati Unioncamere le aziende femminili resistono meglio alla crisi! Da giugno 2008 a giugno 2009, l’insieme delle imprese guidate da donne o con forte presenza femminile in tutti i settori produttivi (circa un quarto del totale delle imprese italiane) ha infatti continuato a crescere, aggiungendo altre 21.342 unità a quelle esistenti un anno prima. Il bilancio positivo ha portato così il totale delle imprese registrate presso le Camere di commercio a 1.446.543 unità, corrispondente ad una variazione dello stock dell’1,5% a fronte di una sostanziale stabilità dello stock complessivo delle imprese italiane (diminuito dello 0,2% nello stesso periodo).

Le imprese femminili in agricoltura
Il Settore agricolo è uno dei settori produttivi dove il tasso di femminilizzazione è più alto. Circa il 30% per cento delle imprese agricole, infatti, è a conduzione femminile. Le imprese femminili in agricoltura però soffrono in questo momento di una flessione del loro numero, sebbene in misura minore delle imprese totali, nell’ambito della generale crisi del settore agricolo. Crisi che si fa ogni giorno più grave.
L’agricoltura sta vivendo un momento di grandissima difficoltà, con un aumento vertiginoso dei costi produttivi, contributivi e burocratici e un crollo dei prezzi sui campi e la CIA è mobilitata con forza su questi temi!

L’ingresso delle donne da protagoniste nel mondo agricolo, fenomeno avvenuto in un trentennio (cioè dal 1970 al 2000) quando secondo i censimenti Istat, le aziende agricole a conduzione femminile sono passate da 19 aziende su 100 a 31 su 100 totali, ha portato con sé una serie di fenomeni positivi.
I saperi antichi delle donne, l’arte dell’accoglienza, l’arte della trasformazione dei prodotti, ed altre attività che hanno sempre fatto parte della vita quotidiana delle donne rurali, diventano fattori di impresa, utili ad integrare i redditi agricoli.
Questa flessibilità a nuove scelte, ha anticipato molti aspetti della multifunzionalità, ormai al centro delle nuove strategie dell’Unione Europea.

Altro importante elemento di novità che caratterizza l’impresa femminile in agricoltura  è la netta propensione delle donne a creare ponti con la società, rompendo quell’isolamento e quel conservatorismo che da sempre ha caratterizzato il mondo agricolo. Le imprenditrici manifestano, infatti, un forte impulso a far entrare in azienda la società con l’agriturismo, le fattorie sociali, la scuola in fattoria, e ad entrare loro stesse nella società con la vendita diretta, l’organizzazione di mercati nelle città, l’internazionalizzazione delle aziende.
Questo configura le donne come determinanti e protagoniste nell’attuazione del “Patto con la società”, che la CIA pone a fondamento delle sue scelte strategiche.
Ultimo elemento, ma non in ordine di importanza, è la propensione alla difesa del territorio, della biodiversità, e della salubrità dei prodotti dimostrata, tra l’altro, dai numeri delle aziende femminili tradizionalmente presenti nel comparto biologico e dell’impegno dimostrato nella qualità del processo produttivo. 
Anche qui l’impegno delle donne in agricoltura ha anticipato aspetti considerati strategici dall’Unione Europea.


Linee di indirizzo delle politiche a favore dell’imprenditoria femminile in agricoltura e dell’occupazione femminile più in generale
L’Associazione Donne in Campo è convinta, in linea con le strategie dell’Unione Europea che l’azione a favore dell’aumento dell’occupazione femminile e dello sviluppo e rilancio dell’imprenditoria femminile, passi attraverso una serie di azioni CORRELATE e non univoche!

• L’Associazione Donne in Campo ritiene in primo luogo necessario un Nuovo Welfare, adeguato ai bisogni della società che non sia inteso come un “affare privato” delle famiglie e quindi quasi totalmente in carico alle donne, ma come un problema di cui si faccia carico la collettività! Essa ritiene indispensabile rafforzare i servizi per l’infanzia e per gli anziani non autosufficienti e i disabili come pilastro su cui poggiare le libere scelte delle donne, siano esse lavoratrici dipendenti, che, e a maggior ragione, imprenditrici. L’Associazione Donne in Campo-CIA ritiene l’offerta dei servizi per la prima infanzia e per gli anziani non autosufficienti un diritto di tutti e propone le aziende agricole multifunzionali come risposta alle esigenze di un nuovo Welfare e come nuova opportunità di crescita delle imprese agricole femminili e del loro mantenimento sul territorio rurale. L’Associazione Donne in Campo-CIA propone quindi una campagna nazionale di lancio di asili rurali e di aziende agrisociali su tutto il territorio nazionale, come obiettivo di realizzazione concreta di aiuto ai servizi nelle zone rurali, montane e svantaggiate, come risposta alle carenze dello Stato sociale e come nuove opportunità di reddito delle aziende agricole femminili.

• L’Associazione Donne in Campo considera positive le recenti proposte di modifica dell’art. 9 della legge 53/2000  in tema di sostituzione per le lavoratrici autonome, proposte che potranno forse aumentare la diffusione dei progetti anche alle piccole imprese ma considera necessario superare tale impostazione e la metodologia progettuale.  Nella logica di favorire la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro si ritiene opportuno introdurre adeguati incentivi di natura fiscale e contributiva mirati agli utilizzatori dei servizi di sostituzione e/o collaborazione. In un’ottica di semplificazione è necessario consentire agli utilizzatori dei suddetti servizi di avvalersi dello strumento della prestazione occasionale accessoria, o dell’utilizzo di voucher. Queste possono essere metodologie più efficaci per consentire alla/al titolare di impresa o chi svolge un lavoro autonomo di essere sostituiti da soggetti in possesso dei necessari requisiti professionali. E’ importante sottolineare che la sostituzione dovrebbe riguardare l’intera casistica: maternità, malattia, presenza di disabili o anziani non autosufficienti e che non vi sia l’obbligo di astenersi completamente dalla presenza in azienda. Si ritiene altresì opportuno utilizzare anche la libera iniziativa privata per offrire servizi in modo chiaro e certo in tutti i casi di necessità di sostituzione in azienda. Tale impostazione potrebbe portare anche alla creazione di un consistente numero di posti di lavoro e allo sviluppo di figure specializzate.

• Gli incentivi alle imprese. E’ ancora aperta la partita del mancato rifinanziamento della legge 215 che ci porta ad affermare che dal 2007 si registra un sostanziale blocco del sistema degli incentivi. In occasione della seconda convocazione del “Comitato per l’Imprenditoria femminile”, avvenuto il 24 novembre scorso, ci è stato comunicato l’impegno del Ministro Carfagna ad utilizzare una quota di risorse provenienti dal CIPE allo scopo di garantire il credito alle aziende femminili con particolare attenzione alle regioni del sud o nelle aree a maggiore rischio. L’Associazione Donne in Campo ritiene opportuno: il ripristino di un Fondo nazionale per l’avvio, lo sviluppo ed il consolidamento delle imprese femminili; interventi per facilitare l’accesso al credito attraverso lo strumento dei Fondi di garanzia; incentivi per la costruzione di forme di integrazione, formazione, innovazione, ricerca ed internazionalizzazione.  Si ritengono necessari inoltre incentivi alla stabilizzazione e aumento dell’occupazione femminile.

• E’ ormai accertato che le imprese a conduzione femminile, prevalentemente piccole e micro-imprese, devono affrontare maggiori difficoltà nel rapporto con il credito e che sono, anche in questo, discriminate nonostante si configurino con certezza come meno propense alle speculazioni e più oculate del resto delle imprese. Forme di sostegno al credito e al microcredito sono quindi indispensabili per supportare le imprese femminili nelle diverse fasi del loro ciclo di vita. L’Associazione Donne in Campo-CIA si impegna in tutti i tavoli istituzionali a richiedere impegni e garanzie al credito per le imprese femminili. L’Associazione Donne in Campo-CIA si impegna al suo interno a studiare un progetto sul microcredito utilizzando gli strumenti offerti dal Sistema CIA nei suoi rapporti con il sistema bancario e con i Consorzi fidi.

• L’Associazione Donne in Campo-CIA da sempre impegnata nella vendita diretta (in azienda e nei mercati contadini) e nella valorizzazione del made in Italy alimentare ritiene necessario  un salto di qualità nella sua attività autorganizzata con accordi con il sistema della distribuzione organizzata, valorizzazione della vendita in azienda, formazione di Consorzi di imprenditrici per l’organizzazione dei Mercati, sviluppo della cooperazione e dell’associazionismo.
L’altra metà ….della terra è scesa in piazza l’8 marzo chiedendo alle consumatrici e ai consumatori di condividere la loro scelta professionale e di vita in quanto artefici e portatrici di cambiamento e protagoniste del possibile rinnovamento dell’agricoltura. Le imprenditrici agricole hanno chiesto di essere insieme nella difesa della qualità e della sicurezza dei prodotti alimentari e del valore del territorio.

• L’Associazione Donne in campo è parte attiva, in particolare attraverso la didattica nelle fattorie, nell’educazione e formazione delle nuove generazioni al rispetto e riconoscimento del ruolo dell’imprenditore agricolo nella società ed ad una educazione di scelte alimentari consapevoli attraverso la conoscenza dei processi produttivi. Essa rivendica il riconoscimento di questo servizio da parte delle Istituzioni preposte e sostiene il Progetto di “Scuola in Fattoria” della Cia.

• L’Associazione Donne in Campo si impegna a combattere tutti i fenomeni di illegalità a danno delle agricoltrici e degli agricoltori che si è diffuso in varie regioni d’Italia e per questo sostiene l’azione dell’Autorità Giudiziaria e di polizia per riportare la certezza del diritto su cui si fonda la libertà delle donne e ritenendo questa una delle principali cause del ritardo nelle politiche di sviluppo dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno d’Italia.

• L’Associazione Donne in Campo ritiene ormai insostenibile per le imprese agricole reggere il peso sempre maggiore degli adempimenti burocratici (a cui si dedicano secondo uno studio circa 107 giornate lavorative annue) dei costi ed oneri contributivi e si fa protagonista della mobilitazione Cia “Diamoci un taglio!”.

• L’Associazione Donne in Campo dice basta all’indiscriminato consumo di territorio agricolo a vantaggio degli insediamenti industriali e urbani e invita i governi locali a difendere la vocazione agricola dei territori. Essa difende il valore del paesaggio rurale, lottando per un riequilibrio tra uomo e natura. L’Associazione Donne in Campo aderisce alla campagna “Stop al Consumo di Territorio”, movimento nazionale per la difesa al diritto al territorio non cementificato.

• L’Associazione Donne in Campo si impegna nella difesa della biodiversità, delle culture, delle tradizioni e dei saperi locali.

• L’Associazione Donne in Campo si impegna nello sviluppo delle energie alternative e nell’affermarsi del loro utilizzo anche nelle aziende agricole.

• L’Associazione Donne in Campo combatte gli stereotipi di genere, il degrado dell’immagine e della dignità della donna. Ritiene che le donne dell’agricoltura in particolare, siano addirittura ASSENTI dalla rappresentazione mediatica registrando con amarezza la perdita da parte dell’opinione pubblica e della società tutta di un’importante realtà dinamica e in continua evoluzione e di un modello per le giovani generazioni.


L’Associazione Donne in Campo
Come ci ricorda il Parlamento Europeo con una Risoluzione del 12 marzo 2008  sulla situazione delle donne nelle zone rurali dell'Unione europea, “l’integrazione della dimensione di genere nel settore rurale costituisce una strategia chiave non soltanto per promuovere l’uguaglianza tra donne e uomini bensì anche per la crescita economica e lo sviluppo rurale sostenibile”. La stessa Risoluzione invita gli Stati membri  a “promuovere l’imprenditorialità femminile, a sostenere le reti imprenditoriali di donne, ad assistere/formare modelli o alleanze di imprenditrici e ad ideare iniziative miranti a migliorare lo spirito imprenditoriale, le abilità e le capacità delle donne nelle zone rurali e favorirne l’inserimento negli organi direttivi di imprese e associazioni”. E’ con orgoglio che la Cia può rivendicare di aver anticipato tali indicazioni con la costituzione dell’Associazione Donne in Campo che da anni opera in tal senso.

Ma per utilizzare appieno le grandi potenzialità che l’universo femminile in agricoltura porta con sé in termini di energia, entusiasmo, innovatività e di pluralità di modelli di sviluppo, potenzialità che la CIA sceglie di porre come parte integrante del suo sistema, è necessario un salto di qualità nella struttura organizzativa dell’Associazione Donne in Campo.  Per trasformarla cioè in un organismo che faccia veicolare democraticamente la linfa vitale delle aziende femminili radicate nel territorio, le loro esigenze, la loro creatività, la loro elasticità e solidità economica, sia all’interno del Sistema CIA, sia nei Tavoli istituzionali, regionali, nazionali ed europei e fino all’opinione pubblica. Per portare la voce delle imprenditrici agricole, troppo spesso ignorata o relegata in ambiti “di nicchia” o di folklore, nella società e nei luoghi istituzionali. Portare insomma a conoscenza della società la realtà dell’imprenditoria femminile in agricoltura! Superando impostazioni verticistiche, in linea con i grandi cambiamenti di autoriforma che la CIA nel suo insieme sta operando, superando la sporadicità di iniziative, pure di grande valore e innovatività e creando un vero “sistema” dove la forza di ognuna diventa la forza di tutte!

L’Associazione Donne in Campo è stata protagonista in questi ultimi anni di una trasformazione di enorme importanza. Il cambiamento verso la separazione tra gestione e rappresentanza e verso l’affermazione del protagonismo degli agricoltori a cui si accinge la CIA è, infatti, per l’Associazione già avvenuto, portando con sé un grande flusso di energie positive e alcune, non trascurabili, criticità.  Possiamo affermare che è ora necessario concludere il cammino di questo percorso completando il disegno di strutturazione dell’Associazione e mettendo a frutto il patrimonio di esperienza che questi anni di transizione ci hanno insegnato.
Negli ultimi anni l’Associazione Donne in Campo si è spesa ed ha compiuto grandi sforzi per rafforzare la rappresentanza delle imprese agricole femminili e per operare concretamente, senza retorica, a favore delle aziende femminili, dell’affermazione delle donne TUTTE nelle rappresentanze degli organismi della nostra Confederazione, nell’apportare il nostro contributo alle politiche nazionali di Pari Opportunità per affrontare al meglio la difficile situazione italiana riguardo l’integrazione femminile che ci vede in grave ritardo rispetto l’Europa.

Per la prima volta si è raggiunto un obiettivo di cui l’Associazione può andare orgogliosa. Nel Regolamento per lo svolgimento della V Assemblea Elettiva Nazionale della CIA, all’articolo 10 si legge: “La presenza di donne nelle assemblee e negli organi direttivi a tutti i livelli confederali e in tutte le articolazioni del sistema Cia deve tenere conto del numero delle associate sul totale degli iscritti e comunque non deve essere inferiore al 20%” 
Lo consideriamo un primo passo per avvicinarci ad una democratica rappresentanza di genere che raggiunga almeno la percentuale di donne che si associa alla CIA. Ma un primo passo importante, il primo di un cammino che ci porti a superare le discriminazioni e il nostro “tetto di cristallo”.

Ma i grandi sforzi che l’Associazione ha compiuto in questi anni non sono sufficienti. Se la fatica e l’impegno personale, pure gravoso e spesso a titolo volontario, non vengono veicolati in un “sistema”, in una struttura coerente che massimizzi i risultati, essi vengono dispersi.

Il 26 maggio 2009, la Direzione nazionale Donne in Campo, riunitasi a Roma, ha lanciato un grido di allarme! Con un documento inviato alla Giunta CIA l’8 Giugno 2009, (Prot. 04/2009)  si denunciava, dopo un periodo di grande crescita delle adesioni all’Associazione che vedeva in due anni più che raddoppiate le tessere Donne in Campo, il pericolo, frutto dell’impostazione basata su specifiche volontà territoriali e/o su un vero proprio volontariato sia delle imprenditrici che delle funzionarie, un prevedibile esaurirsi degli entusiasmi frutto di un’impostazione organizzativa che “tende a sostenere l’attività e l’impegno per un tempo limitato”.

• L’Associazione Donne in Campo ritiene urgente strutturare l’Associazione a livello regionale con delle funzionare dedicate che si occupino di: controllare e gestire le riunioni delle Associazioni provinciali sul territorio, controllare e gestire il tesseramento, porre in atto azioni di lobby nei confronti delle Regioni che hanno la piena titolarità nel finanziamento e nella programmazione dello sviluppo dell’agricoltura e nelle misure a favore dell’imprenditoria femminile, portare le istanze del territorio a livello nazionale per dare voce nei tavoli istituzionali al vero tessuto produttivo femminile, mettere in atto sui territori le linee politiche decise nelle risoluzioni delle Assemblee elettive e nelle decisioni della Direzione Nazionale. Non è più pensabile, infatti, operare senza un apparato strutturato. L’Associazione Donne in Campo ritiene inoltre necessario il riconoscimento del ruolo di rappresentanza e degli oneri ad esso connessi.

• L’Associazione Donne in Campo ritiene che questi obiettivi possano essere raggiunti, così come stabilito dalla Commissione per l’Autoriforma CIA nel documento di Ottobre 2009, riservando “Quote di bilancio CIA rapportate a attività e progetti da parte di ANP, AGIA e Donne in Campo. In particolare le attività /progetti potranno essere rivolte alla costituzione delle Associazioni ove non presenti e a garantire i relativi supporti funzionariali”, per conseguire un’autonomia di bilancio/risorse in accordo con il Sistema CIA.

•  L’Associazione Donne in Campo considera opportuno adottare uno Statuto unico che articoli i livelli regionali e ne definisca l’autonomia economica e la capacità di partecipare a bandi o ad opportunità di diverso tipo.

In conclusione l’Associazione Donne in Campo-CIA si configura come un asse portante delle scelte strategiche della CIA espresse nel “Patto con la Società” e come un momento avanzato del  protagonismo degli agricoltori in cui essa è impegnata già da alcuni anni. Essa rappresenta inoltre un’ottima palestra per la crescita e per l’integrazione di genere dei futuri gruppi dirigenti CIA. Per ottimizzare i risultati dell’impegno di imprenditrici e funzionarie e renderlo realmente parte integrante e valore aggiunto del Sistema CIA è necessario, in questa fase, porre in atto una strutturazione dell’Associazione che ne costituisca l’ossatura e che consenta la circolazione di idee, proposte, iniziative e la realizzazione di progetti politici scelti e decisi dagli Organi elettivi perché la Forza di ognuna è la forza di tutte, e la forza delle donne è la forza della CIA e dell’agricoltura italiana!

Ultimo aggiornamento ( venerd́ 19 febbraio 2010 )
 
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