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| Storia di un piano regolatore e di un consigliere comunale denunciato. A Cesena ... |
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di Maurizio Bongioanni. Un ex-consigliere comunale viene denunciato da un imprenditore immobiliare per aver difeso un terreno soggetto a vincolo fluviale e destinato al verde secondo il piano regolatore ma minacciato dall'edificazione di una palazzina. Il consigliere lotta per anni, limitandosi a far rispettare i principi dell’urbanistica e quanto scritto su documenti ufficiali, che vengono modificati a vantaggio dell’imprenditore proprietario del terreno. Anche i residenti non ci stanno. Ma contro la collettività si schierano l'Amministrazione Comunale, la Commissione Edilizia, la Soprintendenza ai Beni Ambientali, facendo presupporre a un caso di speculazione edilizia. Sembra la trama di un film su problemi politici-ambientali, ma non è altro che l'ennesimo caso italiano di cementificazione galoppante, una malattia del nostro sistema che questa volta ha colpito la cittadinanza di Ponte Abbadesse, a Cesena, sulle rive del torrente Cesuola in Via Lanciano.Davide Fabbri, consigliere comunale dei Verdi dal 1992 al 2008 si ritrova ad essere lo sfortunato protagonista di questa vicenda. «Il mio avvocato mi ha comunicato con stupore che sono stato citato a giudizio per il reato di diffamazione a mezzo stampa – afferma Fabbri - per una vicenda politica legata ad una battaglia ambientalista: l’aver denunciato pubblicamente, quando ero Consigliere Comunale dei Verdi, una potenziale speculazione edilizia». Ma andiamo con ordine. Un mese dopo, però, un potente imprenditore dell’edilizia cesenate, Venanzio Leoni, anche fondatore della ditta C.E.L. srl - Costruzioni Edili Leoni, acquistò il terreno oggetto di lottizzazione dalla Società del Ponte (la quale società nel frattempo lo aveva rilevato dalla famiglia proprietaria originaria). Per i primi anni questo viene inspiegabilmente lasciato gestire come orto privato. In quel mentre – siamo nel 1985 – il comune di Cesena approva il nuovo piano regolatore generale. Secondo il piano il lotto è da destinarsi ad area verde pubblica e zona di parcheggio. Il signor Venanzio Leoni non sembra toccato dalla questione. Anzi, nel 1990 egli inizia a recintare il terreno per trasformarlo in verde privato con tanto di passo carraio su via Lanciano. Sembra che tutto si sia risolto quando, nel 2001, il signor Venanzio Leoni decide di richiedere a sorpresa l'edificabilità residenziale del lotto destinato a verde pubblico, non ancora acquisito dal comune di Cesena. A questo punto l'approvazione o il respingimento di tale domanda dipende dal consiglio comunale, che valuta il tutto sulla base del parere dell'Ufficio comunale della Programmazione Urbanistica e di una Commissione Speciale sul Prg, composta da diversi consiglieri comunali. Successivamente il consiglio comunale approverà l’osservazione presentata dall’imprenditore privato, con un unico voto contrario: quello dei Verdi. Viene così accettato un progetto residenziale “a tessuto d'espansione anni '60-'70” con adiacente pista ciclabile – unica parte a salvarsi del precedente piano – con il parere contrario dell'Ufficio Programmazione Urbanistica. Giunti nel 2003, per evitare l'inamovibile posizione del comune di Cesena, non resta altro da fare che affidarsi ad un avvocato: presentare il ricorso al Tar (Tribunale Amministrativo Regionale) di Bologna, e chiedere l'annullamento del cambio di destinazione d’uso del terreno e relativa modifica al Prg; il Consiglio di Quartiere continua a sostenere che il Comune dovrebbe rispettare i progetti precedentemente accordati. Sembra una battaglia persa: questa volta ci si appella alla tutela ambientale e paesaggistica della zona, ma il Dirigente del Settore Edilizia Privata dichiara l'intervento a regola nonostante esista un risaputo rischio di esondazione del torrente Cesuola. I residenti insistono ancora presso la Soprintendenza ai beni ambientali e culturali di Ravenna perché siano verificati i vincoli fluviali e paesaggistici. Ma la Soprintendenza, ad oggi, non ha ancora risposto. Il signor Venanzio Leoni, che vede a rischio i suoi sforzi fatti per vedere issato il suo bel condominio in area di esondazione del fiume, si appella al Consiglio di Stato che, dopo aver chiesto chiarimenti al Comune, elimina la sospensiva e fa ripartire i lavori. «Sono stato querelato per il reato di diffamazione a mezzo stampa sei volte – aggiunge l'ex consigliere comunale -. Alla fine, sono sempre stato assolto o prosciolto, poiché ho sempre raccontato fatti inoppugnabili». Quello di Davide Fabbri è, oltre che dovere di un aderente al movimento 'verde', un diritto da rivendicare per tutti i cittadini: fermare la sfrenata corsa al cemento che i piccoli e grandi comuni cavalcano per 'fare cassa'. |
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| Ultimo aggiornamento ( venerd́ 19 febbraio 2010 ) |
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