Risoluzione sulla proliferazione incontrollata dell’Eolico in Italia PDF Stampa E-mail

Riceviamo da Enzo Cripezzi - LIPU Puglia.
La situazione su eolico e rinnovabili "selvagge" è giunta a un paradosso sconcertante. Innumerevoli aree sono state compromesse, non solo da quanto visibilmente realizzato ma anche da tutte le ipoteche (centinaia di migliaia di ettari) determinate da autorizzazioni e pareri disinvoltamente già emessi, preludio ormai a quello che sta per arrivare.
Eppure tutto abilmente occultato per lamentare una scarsa penetrazione sul territorio e continuare ad avere mano libera con metodi aggressivi e che nulla hanno a che vedere con pianificazione e programmazione.

Una dinamica che ricorda il ritmo di una metastasi in espansione senza alcun criterio che non sia quello del mercato affaristico.
L'aspettativa ormai è solo di salvare il salvabile o accettare che si completi di saturare tutto con il colpo finale e i dati parlano chiaro.
 
A margine di quanto sopra, rimetto il dossier istruttorio 2010 e SOPRATTUTTO la risoluzione sulla proliferazione nazionale dell'eolico che riassume i contenuti del primo documento e li sintetizza in chiave di istanza alle istituzioni.
Quest'ultimo documento è stato trasmesso già a qualche organismo per ovvie ragioni di urgenza ma le adesioni sono tutt'ora in corso. L'urgenza ha impedito una migliore revisione e concertazione dei contenuti.
 
Quanto sopra, affinchè anche il Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio possa valutare una eventuale adesione alla risoluzione e contribuire a irrobustirne il potere contrattuale in sede politica per ottenere un contenimento della smisurata virulenza del fenomeno.


PREMESSA

la propria consapevole quanto ovvia condivisione dello sviluppo di produzioni energetiche attraverso fonti rinnovabili ma ritenendo che le relative tecnologie non possano essere applicate acriticamente, in un quadro pianificatorio e normativo ingovernato o a scapito del territorio come palesemente sta accadendo in Italia ormai da anni.


RILEVATO CHE

Sul territorio nazionale proliferano progettualità di impianti eolici in aree critiche, richiamando l’attenzione e l’azione di molti comitati locali spontanei, sezioni periferiche di associazioni ambientaliste, gruppi ornitologici, associazioni di categoria, oltre che di numerosi cittadini a vario titolo coinvolti o di uomini di cultura.

La situazione risulta ormai da anni del tutto fuori controllo con studi ambientali generalmente superficiali, valutazioni  generalmente disinvolte degli Enti preposti, regole assolutamente inadeguate e insufficienti, permanenti minacce di ricorsi da parte delle aziende del settore, cumuli di progetti a cui gli uffici preposti e impreparati devono dare riscontri.

Come temuto in passato, il risultato di questa situazione si è già tradotto in una compromissione dei valori territoriali, a partire da Biodiversità e Paesaggio, su vasta scala ma anche in una ipoteca di ulteriori vasti comprensori, oggi non visibile ma desumibile dalla quota di centrali con parere positivo o addirittura già definitivamente autorizzate e prossima alla realizzazione.

Il Position Paper dello Stato Italiano del 2007 prevede una capacità eolica di 10.000 MW on-shore e 2.000 off-shore.

In Italia risultano in esercizio a fine 2009 già 4845 MW, che in realtà ad ottobre 2009 lievitavano già 7674 MW considerando tutti gli impianti già autorizzati. Tuttavia  considerando tutti i pareri ambientali positivi (pareri sostanziali e quindi preludio all’autorizzazione finale) il dato complessivo è pari a una ipoteca di oltre 11.000 MW, raggiunti all’insegna di una sostanziale improvvisazione e senza che vi sia mai stata una effettiva pianificazione, programmazione o analisi preventiva da parte dello Stato o delle Regioni.

Ad esasperare la già sconcertante situazione delineata, premono istanze in istruttoria presso le Autorità preposte per ulteriori 70.000 MW ad emblema di una situazione inverosimile ma in cui le società maturano diritti giuridici, in ordine a obblighi di riscontro in capo agli uffici preposti.

Malgrado la evidente deregulation urbanistica indotta con la proliferazione di centrali eoliche, e nonostante l’eolico non sia obbligatoriamente assoggettato a V.I.A. ma solo a verifica di assoggettabilità a V.I.A., dal 2009 la situazione normativa nazionale è stata ulteriormente peggiorata con la deregolamentazione delle macchine eoliche da 1 MW (circa 100 m di h) la cui realizzazione è stata sottratta anche alla verifica ambientale, con conseguenze ulteriormente caotiche e destrutturanti per il territorio.

In Italia l’eccessiva contribuzione pubblica sull’eolico, la più alta d’Europa e probabilmente del mondo, pari a circa il doppio della media europea e valida per 15 anni, rinnovabili per ulteriori 15 con la ristrutturazione della turbina, è alla base di una distorsione del mercato, di spinte ingovernabili, di schiaccianti condizionamenti nella adozione delle regole e nella comunicazione e di sempre più numerosi episodi di malgoverno o di vero e proprio malaffare, con infiltrazioni della malavita organizzata.

Agli incentivi alla produzione si aggiungono agevolazioni occulte come la predisposizione e/o il potenziamento della rete elettrica in alta tensione al servizio degli impianti o le sconcertanti indennità elargite alle società eoliche per le necessarie e reiterate riduzioni di produttività imposte per motivi di sicurezza, in aree dove le centrali eoliche sono state autorizzate al di là delle capacità della rete, costretta perciò a inseguire costosi adeguamenti.

Il futuro eolico italiano, a fronte di oltre 10.000 MW di potenza installata, una spesa di circa 3,7 MLD di euro all’anno e con le note criticità ambientali, contribuirà a circa l’1,5% del fabbisogno energetico complessivo nazionale (elettrico, trasporti, civile e industria).

Si materializza sempre più il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto, che per altro raccomanda il "Miglioramento dell’efficienza energetica in settori rilevanti dell’economia nazionale" (Art. 2, punto II). Rispetto a tale enunciato e a ingenti risorse finanziarie già impegnate sull’eolico, la programmazione strategica in campo energetico per la riduzione della CO2 dovrebbe ora concentrarsi verso obiettivi più immediatamente perseguibili da ricercarsi, ad esempio, nel comparto edilizio e ancor più quello dei trasporti.

A tutt’oggi le Linee Guida nazionali per l’inserimento delle rinnovabili sul territorio previste dal 2003 (D.Lgs. 387/03) non sono state redatte dallo Stato, determinandosi una vulnerabilità giuridica delle regole, comunque inadeguate, emanate dalle Regioni e pertanto in buona parte abbattute da ricorsi e sentenze della Giustizia Amministrativa.

La stessa bozza delle Linee Guida di cui al precedente punto è oggi all’Ordine del Giorno alla Conferenza Unificata Stato Regione ma risulta essere un documento del tutto insufficiente ad arginare un fenomeno di cosi ampia virulenza poiché non contiene elementi minimi di tutela e di cogenza delle procedure.

A quanto sopra si aggiunge una pericolosa deriva ad opera dell’insediamento diffuso e incontrollato di nuove centrali elettriche da fonte rinnovabile (fotovoltaico, biomasse, ecc) che sta replicando la dinamica dell’eolico, determinando forti preoccupazioni per gli usi impropri del territorio, ulteriormente degradato per la mancanza di una programmazione e regolamentazione cogente.
 


CONSIDERATO CHE

La salvaguardia del Paesaggio costituisce oggetto di impegni assunti dall’Italia in sede internazionale (cfr. Convenzione Europea del Paesaggio promossa dal Consiglio d’Europa e firmata a Firenze il 20 ottobre 2000 ratificata con legge 9 gennaio 2006, n. 14).

La tutela della Biodiversità è parimenti sancita in sede comunitaria attraverso le Direttive 92/43 “Habitat” e 79/409 “Uccelli”.

Nel 2009 anche il XV Convegno Nazionale di Ornitologia, alla luce delle evidenze scientifiche adottava una propria risoluzione sull’eolico, identificando la pericolosità di una dinamica di insediamento incontrollato ormai in molti ambiti ambientali sensibili, in danno soprattutto di uccelli minacciati (rapaci, cicogne, ecc) e chirotteri, ed esprimeva forti preoccupazioni alle istituzioni, chiedendo e raccomandando articolate misure di tutela e di argine al fenomeno.


SI  CHIEDE


Al Governo, al Parlamento, alle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, alle Regioni riunite in Conferenza Unificata,

-     l’adozione di misure serie e improcrastinabili, volte a garantire la tutela dei valori ancora non compromessi del Paese;

-      la rimodulazione degli incentivi per l’eolico, uniformandoli al mercato europeo e subordinandoli alla fonte, in relazione alla sensibilità del territorio interessato e a piani di bonifica o risanamento di situazioni o autorizzazioni fortemente critiche;

-      l’adozione di un limite programmatico e non derogabile all’insediamento di tecnologie eoliche e fotovoltaiche nelle aree non urbanizzate che implicitamente alterano su vasta scala l’assetto urbanistico e la geografia della Nazione;

-      l’avvio di un confronto urgente in cui l’associazionismo “critico” sulla questione eolica possa essere ascoltato e in cui poter consuntivare in chiave multidisciplinare la situazione nazionale e promuovere obiettivi di pianificazione a medio lungo termine.

 

Maggio 2010

Il documento è siglato da molte Associazioni (l'elenco è in continuo divenire) tra cui Lipu, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Comitato Nazionale del Paesaggio ...

Ultimo aggiornamento ( marted́ 15 giugno 2010 )
 
< Prec.   Pros. >

Appuntamenti

Il calendario degli appuntamenti lo puoi trovare qui