di Vezio De Lucia (tratto dal settimanale "Carta"). Il Pd si è astenuto. L’Idv invece ha votato a favore ed è stata sconcertante la conferenza stampa del 19 maggio di Antonio Di Pietro e Roberto Calderoli per festeggiare il voto favorevole della commissione bicamerale al provvedimento governativo sul federalismo demaniale ...
I lettori di «Carta» sanno che il federalismo demaniale è il trasferimento di migliaia di beni – laghi, fiumi, spiagge, caserme, miniere, stazioni ferroviarie, case cantoniere, stadi, eccetera – dallo Stato alle Regioni e ai Comuni affinché ne realizzano “la massima utilizzazione funzionale”. Un percorso che prima o poi si estenderà anche al resto dei beni culturali, riducendoli tutti a merce da valorizzare. Per ora, si tratta di un patrimonio di oltre 3 mila miliardi di euro, esposto alla privatizzazione attraverso le previste procedure. “La più grande speculazione immobiliare ed edilizia nella storia della Repubblica italiana”: ha dichiarato Angelo Bonelli, presidente dei Verdi. Ma mi piace credere che il federalismo demaniale abbia contribuito anche ad accelerare la decisione di un settore importante della cultura nazionale di far fronte con più determinazione di quanto si sia fatto finora al federalismo tout court e alla Lega di Bossi. Mi riferisco al documento predisposto da Piero Bevilacqua e all’appello lanciato da un gruppo di intellettuali (i testi sono su eddyburg.it) per un incontro a Teano il 26 ottobre, a 150 anni da quello fra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, per un nuovo patto fra gli italiani. “Se i partiti si sono svuotati di sostanza culturale – scrive Piero Bevilacqua – esiste tuttavia, al Nord al Sud e al Centro un'altra Italia, dotata di cultura, progetti, moralità civile, che non appare rappresentata, che non è registrata dal radar dei media, ma che è vasta e diffusa ed è portatrice di un cultura solidale per ridare forza e prosperità al nostro Paese. Questa Italia non è rassegnata e ha voglia di combattere”. |