Come credere alle parole dei nostri Amministratori ? PDF Stampa E-mail
A cura del Movimento Stop al Consumo di Territorio di La Spezia e Val di Magra. Una risposta agli amministratori e ai sindacati.
E’ assai sconcertante sentire i nostri amministratori dire “Basta con i centri commerciali, ce ne sono anche troppi”,  “Il settore del grande commercio è già troppo sviluppato nella nostra vallata, costruire nuovi centri commerciali significherebbe togliere lavoro a quelli già esistenti” (Renzo Guccinelli, Assessore regionale alle attività Produttive) E poi apprendere allo stesso tempo che abbiamo in costruzione altri centri commerciali, giganteschi piani di urbanizzazione ed un via libera a villettopoli che non ha precedenti sul nostro territorio.
Alcuni amministratori hanno pronunciato parole che noi, solo alcuni giorni fa, abbiamo scritto e letto all’assemblea nazionale per lo stop al consumo di territorio. Eccone alcune ...

I settori su cui concentrarsi per rilanciare lo sviluppo economico della vallata devono essere: il turismo di qualità che punti alla valorizzazione delle risorse locali - artistiche, archeologiche, enogastronomiche - e non solo al turismo balneare estivo" (Marco Favini, Sindaco di Castelnuovo).

"Il piccolo commercio di prodotti artigianali locali, nuove tecnologie, centri polifunzionali per la nautica di piccolo cabotaggio" (Yuri Mazzanti, Sindaco di Santo Stefano). 

E ancora: “Le aree da utilizzare per creare nuove attività produttive ci sono; basta consumare ulteriore territorio, bisogna puntare al recupero e ristrutturazione dell’esistente” (Mazzanti e Favini).

Sono state citate a tal proposito numerose aree dismesse o da recuperare, già edificate in gran parte:  la cava Filippi e la zona delle ex segherie (destinate all’artigianato leggero e al commerciale) e Tavolara (destinata all’artigianato pesante) nel comune di Castelnuovo, L’area dei Bozi nel comune di Sarzana, la ex fabbrica Vaccari (area industriale di 150.000 mq di cui 90.000 coperti) nel Comune di santo Stefano.
Queste le parole ripetute più volte da tutti gli oratori presenti (il Segretario del Comparto Sanità della CGIL Luca Comiti, i sindaci di Sarzana Massimo Caleo, di Castelnuovo Magra Marco Favini, di Santo Stefano Magra Yuri Mazzanti, l’Assessore regionale alle attività Produttive Renzo Guccinelli) al Convegno organizzato venerdì 15 ottobre dalla CGIL presso la sala consiliare del Comune di Sarzana.
Parole che avrebbero potuto far sperare che finalmente si intravedesse la possibilità di mettere la parola fine allo scempio del nostro territorio.


Invece, esattamente ad una settimana di distanza è comparsa la notizia sui giornali ( La Nazione, 22/10/2010) che verranno realizzati due giganteschi centri commerciali;  il primo sorgerà a Santo Stefano su di un area agricola di 6.000 mq, per realizzarlo  sarà addirittura necessario spostare l’elettrodotto, e sarà accompagnato dalla realizzazione importanti infrastrutture: strade per raggiungere la zona, rotatorie,  rete idrica, fognaria, marciapiedi, aree pubbliche. Il secondo sorgerà a Romito Magra sulla sponda destra del Magra : in questo caso verranno ricoperti dal cemento 4.000 metri quadri per il centro commerciali, 5.000 metri quadri per un colossale parcheggio coperto e 2000 metri quadri per un edificio di tre piani ad uso residenziale e direzionale.
La giustificazione sempre la stessa: “offrire posti lavoro ai cittadini“ dice il sindaco di Arcola. «In un momento di crisi come quello che il settore edile ed in generale il mondo del lavoro stanno attraversando un’ opera di queste dimensioni (all’incirca lo stesso ragionamento che il Pdl faceva per lo stretto di Messina), rappresenta una delle poche risposte concrete non solo per la comunità di Arcola, ma anche per l’intera provincia. Per il sindaco essa  “si prospetta come una nuova opportunità di posti di lavoro, prevedendo occupazione per : circa settanta addetti durante la fase di costruzione e per circa ottanta nella fase di messa a regime del complesso stesso». In effetti il ragionamento non fa una piega: in un momento in cui la popolazione è stabile, i cittadini non hanno il denaro per comprare o affittare case, il commercio è in crisi, cosa di meglio che ricoprire 11.000 metri quadrati di terreno agricolo con edifici che rimarranno vuoti o sottoutilizzati e serviranno a dare lavoro a 70 persone per un paio d’anni e forse, è tutto da vedere, a un ottantina dopo?
Dove è la coerenza fra quanto dichiarato dai sindaci e dall’assessore Guccinelli e le continue approvazioni di nuovi progetti di costruzione?


La coerenza non c’è, evidentemente, perché le dichiarazioni sono solo parole vuote dette per imbonirsi gli elettori in un momento storico in cui l’opinione pubblica si fa sempre più sensibile al tema della tutela del territorio e non è più ammissibile dichiarare apertamente che si vuole distruggere quel poco che resta. In questo contesto gli slogan “Stop al consumo di territorio”, “sviluppo ecosostenibile” , “tutela dell’ambiente” rischiano di diventare frasi fatte vuote di significati che corrono sulla bocca di tutti, usate come premessa insensata per continuare a costruire.


Oggi nella Politica del Territorio si gioca non soltanto “il problema degli ambientalisti” (ormai così “dequalificati” dai politici e, ahimé, anche dai sindacati) ma una più ampia battaglia “Culturale” per l’Ambiente, inteso non solo come difesa dei valori nei quali ci riconosciamo (spazi comuni, diritti e tutela delle terre agricole, delle bellezze dei paesaggi, della terra in quanto fonte di risorse essenziali per la nostra sopravvivenza - acqua, cibo, biodiversità, ossigeno) ma anche come ricerca della democrazia, dell’uguaglianza e della difesa dei diritti fondamentali (la partecipazione alle scelte urbane e all’uso degli spazi di vita). Il Territorio è invece diventato lo specchio di una politica dove vince il decisionismo, il bisogno di ricavi in denaro  (si dice - per risanare le casse Comunali),  il disprezzo e la noncuranza di ciò che è pubblico, spesso l’ignoranza e certo l’arroganza di certa politica (ne è stato esemplare il caso della approvazione del progetto Botta, dove abbiamo assistito al disprezzo per la partecipazione popolare costruttiva).

Ci chiediamo ora: i Sindacati non nutrono il nostro stesso timore che  il Monte dei Paschi di Siena e le sue alleate una volta lucrato i loro lautissimi profitti realizzando e vendendo tutto ancor prima di costruire se ne andranno lasciando pesi onerosissimi nel tempo alle nostre Istituzioni Pubbliche? La Confartigianato non ha la stessa nostra preoccupazione che il ripascimento delle spiagge, la messa in sicurezza degli argini, la promessa che verrà salvata la salvaguardia della Tenuta Agricola, non siano promesse credibili? Infine, gli Amministratori Regionali non temono come noi che sia assente la vera Pianificazione, il grande disegno pubblico-privato, forse per ignoranza, per carenza della politica, per la perdita di quel senso del Bene Pubblico (ancora presente in Francia come in Germania) a favore di un insediamento privato ed esclusivo, che nega quella continuità tra fiume e campagna che ha caratterizzato per secoli quell’area e che potrà diventare una risorsa alternativa, nel principio della sostenibilità, per le generazioni future ?


Leggiamo che  anche la Cgil scende in campo per "salvare Marinella" e per rilanciare l'economia;  dice Luca Comiti, Segretario della Camera del Lavoro della Spezia:  “vogliamo  contribuire a promuovere un percorso che permetta di lavorare su nuove idee e progetti per un rilancio in grande stile dell’economia della Val di Magra. Si parlerà del progetto Marinella e del riutilizzo delle aree oggi dismesse come Vaccari, area Filippi (Castelnuovo) e Bozi di Sarzana". 

Dobbiamo salvare il lavoro e pensiamo di farlo costruendo ancora, abbruttendo il territorio? Rilanciamo l’economia locale in un momento di crisi col modello Berlusconi “tutto va bene”: mega yacht sul fiume,  due darsene, palazzi firmati da Mario Botta, una meravigliosa Spa e Sport Resort, qualche 5 stelle sparso qua e là nella tenuta (magari il Golf, che tira molto ed è sempre più alla portata di tutti).
Oppure dopo aver abbruttito, imbarbarito di containers e inquinato Santo Stefano (centri commerciali che sembrano caricature delle periferie di Milano) pensiamo davvero che la ex Vaccari sia il jolly nella manica per risollevare le finanze dell’amministrazione?

Gli amministratori se la prendono ormai coi comitati, che ostacolano la strada per il progresso. Ma hanno letto che anche il presidente Burlando sembra aver cambiato rotta e scrive (sito della Regione Liguria) “basta darsene e porticcioli”? Che alcuni economisti, anche vicini a confindustria, sostengono che in questo modo uccidiamo solo il turismo (che nelle nostre zone potrebbe costituire una enorme risorsa per il futuro)?

Si pensava che la questione delle 5 terre avesse leggermente fatto riflettere. Ma bisogna fare ancora molto per ridurre l'arroganza del potere. Amministrare il bene comune, anche nei nostri piccoli comuni, è opera assai difficile e necessità sempre più di grandi competenze, buon senso e onestà.  

Un sindacato che per decenni ha perseguito il modello della "partecipazione" come un valore assoluto non può non riconoscere la posizione dei comitati, dei movimenti, delle associazioni, un’opposizione seria, documentata, rigorosa,  che si muove contro la "cultura dell'illegalità" e la logica della “preminenza dell'interesse privato su quello pubblico”, che permea ormai da tempo la nostra politica.
Più che pensare a realizzare case, darsene, tunnel sarebbe utile costruire un fronte per la protezione dei  Bozi, per eseguire controlli sulla piana di Arcola, verificare e vigilare sulla nuova urbanizzazione di Ameglia, risanare le aree inquinate di Santo Stefano, porre fine a quel  legame tra amministrazioni, imprenditori privati e tecnici-architetti (consulenti dei comuni), che redigono piani regolatori e li progettano poi per i privati determinando – loro si – le scelte rilevanti per il nostro futuro.

Ultimo aggiornamento ( sabato 06 novembre 2010 )
 
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