Fotovoltaico su suolo agricolo: la Regione Emilia Romagna ci ripensa PDF Stampa E-mail
Tratto da: http://fidenza.ponziettore.it/fotovoltaico.html
L'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna ha approvato una risoluzione (Prot. n. 32543 del 4 novembre 2010) presentata dalla consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo e sottoscritta da numerosi altri per impegnare la Giunta a predisporre al più presto una norma che regolamenti la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra.

 

"La risoluzione - spiega soddisfatta la consigliera Meo - è stata approvata con il voto favorevole di tutti i gruppi, sia di maggioranza sia di opposizione. Ciò è molto importante perché evidenzia quanto l'occupazione di suolo agricolo da parte dei grossi impianti fotovoltaici sia considerato un problema da parte di tutte le forze politiche".

"Abbiamo dato indicazioni chiare - continua Meo - alla Giunta per individuare le aree in cui vietare l'installazione a terra di impianti fotovoltaici come gli ambiti rurali ad alta vocazione produttiva o quelli interessati da vincoli di carattere ambientale o paesistico. Nello stesso tempo abbiamo indicato le aree su cui indirizzare l'installazione di tali impianti come quelle a
destinazione produttiva, le aree adibite a parcheggio, le superfici coperte già esistenti o le aree libere poste all'interno della perimetro dell'abitato
".

"Benché la tecnologia fotovoltaica consenta di produrre energia pulita, utilizzando una fonte rinnovabile, non la si può considerare priva tout court di impatto sull'ambiente, in quanto occorre distinguere tra le diverse tipologie di impianto. In particolare, essa è difficilmente condivisibile quando è realizzata mediante grandi impianti a terra di pannelli fotovoltaici realizzati su suoli agricoli".

"E' risultato evidente a tutti i consiglieri - conclude Meo - che gli impianti fotovoltaici integrati sull'involucro esterno degli edifici di taglia piccola e media godono di una serie di vantaggi fondamentali rispetto alle grandi centrali a terra: generano energia elettrica nel luogo del consumo e riducono le perdite di distribuzione; impiegano superfici dell'involucro altrimenti
inutilizzate; sono meno appetibili da parte di speculatori estranei al tessuto produttivo locale (viceversa a caccia di investimenti di taglia maggiore); promuovono in modo più efficace gli operatori locali, contribuendo a sviluppare professionalità tra gli installatori e i progettisti nostrani; infine, se ben integrati negli edifici possono essere occasione di riqualificazione architettonica in edilizia
".



 

Ultimo aggiornamento ( sabato 27 novembre 2010 )
 
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