ABRUZZO: Stanno svendendo il futuro al cemento e alla speculazione PDF Stampa E-mail
Alessio Di Florio, Responsabile PeaceLink Abruzzo - Ass. Antimafie Rita Atria.
Le devastanti esondazioni dei fiumi, le denunce delle associazioni ambientaliste, altri avvenimenti delle ultime settimane, non sono fatti isolati. Sono tutte tessere di un unico mosaico che sta cancellando il futuro dell'Abruzzo.
Non s'intravede all'orizzonte alcun progetto programmatico, alcuna visione del futuro. E intanto prosegue la colonizzazione e il saccheggio del territorio da parte delle mafie e della speculazione. Si cancella la parte migliore del territorio, si bloccano progetti come il Parco della Costa Teatina, si devastano fiumi e valli, milioni di euro vengono letteralmente gettati via in mega progetti inutili per la collettività. Tutto in nome del profitto di pochi. "L'Abruzzo è una regione camomilla, facilità di penetrazione, costi d'insediamento minimi e zero conflittualità". Sono le parole con le quali un dossier di qualche anno fa della multinazionale scozzese Petroceltic descriveva l'Abruzzo. Queste parole sono diventate negli anni la condanna dell'Abruzzo.
Perché, nonostante i tantissimi tentativi di resistenza e di rivolta morale e civile di larga parte della popolazione, dei movimenti e di molte associazioni, restano da scolpire nella pietra per quanto riguarda la classe politica, troppo spesso totalmente prona agli interessi privati e speculativi e interessata da gravissimi casi di corruzione. Anche con la complicità di parte della stessa società civile che, ben lungi dal svolgere il suo dovere di critica e sorveglianza civile e sociale, si lascia letteralmente comprare dai poteri forti, tradendo i cittadini, per un piatto di lenticchie o per molto meno di trenta denari, rappresentati spesso da lauti finanziamenti o da cooptazioni nelle stanze dei bottoni.

Da tanti troppi anni colate di cemento, mega progetti dispendiosi quanto inutili, infiltrazioni malavitose, stanno ipotecando e devastando il futuro dell'Abruzzo. E la classe politica è, nei fatti, connivente. Sempre più ostaggio di un far west dove imperversano consorterie e comitati d'affari, mentre un coacervo di illegalità e devastanti speculazioni si stanno impossessando del territorio. In tutto questo le infiltrazioni delle varie mafie e di note multinazionali stanno disegnando una vera e propria colonizzazione della Regione, che favorisce il business di pochi (esemplare la situazione della "deriva petrolifera", la cui cartina delle concessioni somiglia sempre più all'Africa coloniale) e impone il totale saccheggio.

IL MASSACRO CONTINUO DEI FIUMI
Nelle scorse settimane grande preoccupazione hanno destato le esondazioni di molti fiumi, soprattutto nell'alto pescarese e nell'aquilano. Abbiamo assistito a scene che, per alcuni giorni, hanno ricordato le gravi emergenze di Sarno di alcuni anni fa e di Vicenza dei mesi scorsi. Non sono calamità naturali, come spesso vengono etichettate, o decise da chissà quale fato avverso. Sono il frutto di una scellerata mancata gestione del territorio che ha permesso di devastare alvei dei fiumi, cementificando ovunque. Recentemente il mensile Focus si è occupato di 7 dei fiumi più inquinati d'Italia, due di questi sono abruzzesi: il fiume Saline e il fiume Aterno-Pescara. Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo, in occasione della pubblicazione del mensile ha ricordato che "nel Piano di Tutela delle Acque recentemente adottato dalla Giunta Regionale per il 25% dei fiumi abruzzesi si rimanda al 2027 il risanamento" e sul fiume Saline "invece di pensare alla bonifica, si vogliono realizzare nuove strade e ponti per circa 16 milioni di euro".

alberi abbattuti lungo il Tronto Il WWF Abruzzo ha recentemente denunciato il massacro di un bosco di salici e pioppi "grande quanto 30 campi di calcio" sul fiume Tronto per... scoraggiare la prostituzione sulle sue rive, e la devastazione del fiume Treste (dove è stato riconosciuto un Sito di Interesse Comunitario per la presenza di una rarissima testuggine) ridotto in "uno stato pietoso, alterando completamente in quel tratto qualsiasi processo ecologico e interrompendo la connessione ecologica tra aree di valle con le aree di monte" da ruspe che sono state viste "scorazzare e sbancare direttamente in alveo".


CONSUMO DI SUOLO E STATO DEL PAESAGGIO: I DOSSIER E LE DENUNCE DI WWF E ITALIA NOSTRA
Il 29 Ottobre scorso il giornalista de La Stampa Giuseppe Salvaggiulo ha presentato a Pescara il suo libro "La Colata", sul saccheggio del territorio italiano. Un saccheggio che sta letteralmente cancellando il futuro dell'Italia (e che vede anche nell'Abruzzo una delle sue avanguardie). Nell'occasione il WWF Abruzzo, che ha invitato Salviaggiulo, ha presentato un dossier sul consumo di suolo in Abruzzo e un possibile decalogo per salvare quel che resta. Denuncia Camilla Crisante, presidente del WWF Abruzzo, che "il modello insediativo abruzzese...sta determinando una vera e propria crisi del paesaggio". Infatti "poche sono le aree libere da strade e centri abitati. In un territorio poco industrializzato le falde e i fiumi sono pesantemente compromessi da quasi 1200 siti inquinati" e "sono state aggredite le colline e anche le pregevoli aree montane". Secondo lo stesso Salvaggiulo "L'Abruzzo segue un modello che sta letteralmente impoverendo l'Italia" e gli amministratori "nei fatti hanno premiato pochissimi costruttori a svantaggio della qualità della vita dei cittadini". Tra le altre, leggiamo nel dossier che i boschi di querce secolari dell'Alto Vastese "sono ormai dominati da una disordinata e onnipresente selva di torri eoliche che hanno ormai connotato questo territorio in senso industriale", nelle piane dell'Aquilano "gli splendidi mandorleti tradizionali sono ormai intervallati da cave" e "le aree dello zafferano descritte da Silone come Navelli e S. Pio delle Camere sono assediate da capannoni industriali ed artigianali sparsi, autorimesse e strade degne di periferie di metropoli (vedi il raddoppio della SS. 17)", le "aree costiere sono fragilissime, segnate dell'erosione e dall'impossibilità di evolvere naturalmente a causa della cementificazione imperante". Su quest'ultimo punto citato viene chiesto "di tener conto dei potenziali effetti dei cambiamenti climatici e dell'erosione, cercando di ripristinare la mobilità della linea di costa e ricostituzione di ambienti dunali che ostacolano i processi erosivi". A corredo di questo viene allegata la foto degli ambienti dunali, totalmente in stato di abbandono e incuria, della spiaggia di Casalbordino. Una spiaggia interessata nei mesi scorsi da un milionario ripascimento di sabbia, su cui è tornato nei giorni scorsi il WWF Zona Frentana e Costa Teatina, denunciandone il totale fallimento. Già il 31 ottobre scorso gli attivisti dell'associazione hanno rilevato l'arretramento della linea di battigia fino a 10 metri. A metà dicembre l'arretramento è ormai totale, vanificando totalmente i milioni spesi. Da non dimenticare che il prelievo della sabbia era previsto al largo della spiaggia di Punta Penna, all'interno della Riserva di Punta Aderci. Uno dei pochi luoghi di pregevole bellezza e integrità rimasti (grazie soprattutto al lavoro e alla passione di chi ci lavora e la difende quotidianamente) che ne sarebbe uscito devastato. La mobilitazione civile ha impedito che questo scempio avvenisse. No alla Cava di Punta Penna

Nel dossier del WWF Abruzzo viene, tra l'altro, anche chiesto di "dare attuazione alla Direttiva SEVESO sulla pianificazione delle aree attorno agli impianti industriali a rischio di incidente rilevate (che sono circa 25 nella Regione)." Parole che ben si adattano a diversi di questi impianti, come per esempio quello della stessa Casalbordino che (oltre a suscitare immensa preoccupazione in parte della cittadinanza e ad essere stato teatro negli anni di diversi incidenti gravissimi, l'ultimo l'anno scorso, alcuni anche mortali), a causa di una pessima programmazione urbanistica, ha reso complicatissima l'approvazione del Piano Regolatore Comunale.

Il 21 Ottobre 2010 Italia Nostra ha presentato il suo Primo Rapporto Nazionale sulla Pianificazione Paesaggistica. L'Associazione denuncia che l'attuale Piano Paesistico dell'Abruzzo (approvato nel 1990) "è stato caratterizzato dalla soccombenza della tutela del paesaggio ai differenti interessi economici" mentre il redigendo nuovo Piano presenta "gravi carenze nei contenuti e preoccupanti negligenze nell'impostazione". E' assente "qualsivoglia politica di tutela paesaggistica nel territorio dell'Abruzzo colpito dal terremoto dell'aprile 2009....il commissariato per la ricostruzione propone illegittimamente come riferimento-base di tutela, non il piano regionale paesistico vigente, ma il controverso nuovo piano paesaggistico in elaborazione (a cura di Ecosfera-Inu) e, soprattutto la sua devastante e liberatoria Carta dell'armatura urbana".


Il 7 dicembre scorso WWF, Mila DonnAmbiente, EcoIstituto Abruzzo, Comitato Abruzzese per il Paesaggio, Italia Nostra e Ville e Luoghi Dannunziani hanno denunciato la cancellazione in corso della storia di Pescara. Le associazioni denunciano "l'abbattimento, per ricostruzione ex novo, e in cemento, di un elenco sempre più lungo di palazzi d'epoca otto-novecentesca, segni importanti, anche esteticamente, del tessuto urbano; la possibile cancellazione di ogni memoria di Borgo Marino nord, uno dei luoghi fondativi e identitari di Pescara; le sorti troppo aleatorie del Quartiere Pineta, dove, villino dopo villino, si procede verso la devastazione dell'architettura di pregio e la banalizzazione dell'ultimo quartiere pescarese di forte qualità urbana" mancando di rispettare anche stringenti vincoli di conservazione e tutela (come sui villini del "Quartiere Pineta") imposti dalle leggi e dai Piani vigenti.

Nessuno ricorda più, anche se non sono passati molti anni, la battaglia intrapresa da pochi coraggiosi ambientalisti per impedire la costruzione di Megalò, l'avveniristico centro commerciale di Chieti Scalo sorto in una zona a fortissimo rischio idrogeologico a pochissimi passi dalle sponde del fiume Pescara dove la legge vieta tassativamente di costruire. In caso di esondazione del fiume la catastrofe sarebbe immensa. Nel 1992 il fiume Pescara sfondò ogni barriera distruggendo tutto quello che la marea incontrò. Nel 1888 l'acqua sommerse interamente le case, trascinandosi via le persone che avevano trovato rifugio sui tetti. Eppure abbiamo, neanche molto distanti l'uno dall'altro, due ipermercati, "Auchan Mall" e il già citato "Megalò".

A Francavilla la linea Maginot di appartamenti costruiti con vista mare ha dato origine al termine "francavillizzazione", per indicare un fenomeno di così esasperata cementificazione della costa. Clamoroso, tra i tanti, il caso del Fluenti. I lavori del resort, costruito letteralmente sulla sabbia (con i lavori che l'anno scorso fervevano a pochi passi dai bagnanti), sono proseguiti fino a pochi passi dalla conclusione senza le autorizzazioni della Capitaneria di Porto e dell'Agenzia del Demanio. Come sia stato possibile che nessuno si sia accorto prima di un pachiderma del genere?

Il 31 luglio 2008 un vasto incendio interessò Chieti Scalo, a pochi passi da un centro commerciale e da una zona residenziale. L'incendio evidenziò la presenza di una discarica abusiva lungo il fiume Pescara. Le fiamme colpirono materiale plastico, che sprigionò una densa nube tossica. Dopo l'immobilismo iniziale, l'amministrazione si è concentrata nell'attaccare il WWF, reo di aver scoperto e denunciata la presenza di veleni cancerogeni nell'aria (benzene, considerato dall'OMS "cancerogeno certo", e la cui concentrazione era superiore 276 volte al limite di legge).

LA DISCARICA DI BUSSI E LAVORI SEMPRE PIU' CONTESTATI

E' ormai universalmente nota la storia della discarica di rifiuti tossici di Bussi, probabilmente la più grande d'Europa. Un campo da calcio alto 130 metri di quasi due tonnellate di Arsenico, benzene, cromo esavalente, piombo, mercurio e decine di sostanze cancerogene e tossiche che, per almeno vent'anni, ha avvelenato i pozzi che rifornivano le reti idriche di tutta la Val Pescara. Nei mesi scorsi è diventata ufficiale la notizia della presentazione di un progetto dell'imprenditore pescarese Toto di costruire un un cementificio che andrebbe ad insistere proprio sull'area contaminata. Lo stabilimento prevede, tra le altre, una discarica di rifiuti per il deposito del materiale di risulta delle lavorazioni e una cava estrattiva di argilla e calcare. Il quotidiano abruzzese "Il Centro", nel riportare la notizia, evidenzia gravissimi rischi ambientali: la cava sarà sfruttata per 30 o 40 anni, al termine del quale la collina sarà più bassa, e si potrebbero causare "alterazioni della potabilità dell'acqua". Una sorta di infernale coazione a ripetere, lì dove giacciono veleni si rischia di continuare a inquinare le acque.

Dopo anni di inerzia è stato avviato un progetto di "capping", fortemente contestato e che non risolverà quasi certamente nulla.

Un progetto per la cui realizzazione l'appalto è stato vinto da Carlo Cericola, imprenditore diMozzagrogna, grazie ad un ribasso del 15%. I lavori sono iniziati il 10 dicembre scorso. 3 giorni prima l'imprenditore è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Chieti per frode fiscale. L'arresto è stato eseguito a seguito di un'inchiesta totalmente diversa da quella sulla discarica di Bussi e partita oltre un anno fa.

Il comitato Bussiciriguarda (dove partecipano le associazioni EcoIstituto Abruzzo, Mila Donnambiente, Italia Nostra, Marevivo) denuncia che i veleni di Bussi continuano "imperturbati a per-colare nelle falde e nelle nostre catene alimentari da anni e anni" aggiungendo che "la legge dello Stato sancisce - in attesa delle bonifica - il dovere, per tutti, della messa in sicurezza di emergenza immediata di un sito inquinato , per impedire che il danno continui. La scoperta ufficiale è del 2007 ... e noi siamo ancora qui. La tecnica per una reale messa in sicurezza del territorio più popoloso d'Abruzzo esiste … ma il Commissario, con tutti i poteri extra di cui dispone, dopo 4 anni continua a ripeterci che non ci pensa proprio a usarla e che continueremo a bagnarci nei veleni … Fino a quando, per favore …? E perché i soldi mancherebbero per la discarica mentre avanzano per altri lavori discutibilissimi, di cui parleremo a parte?"

Sicuramente tra i "lavori discutibilissimi" possiamo annoverare il progetto che interesserà il lago di Campotosto, promosso dal commissario per l'emergenza nel Bacino dell'Aterno-Pescara (e che è sempre Adriano Goio, lo stesso della discarica di Bussi). 91 milioni di euro per un progetto che, tra l'altro, prevede la deviazione delle acque del lago verso il fiume Aterno e la fornitura alle reti idriche che riforniscono L'Aquila ma che, per stessa ammissione dei progettisti, perde il 49% dell'acqua immessa. Il WWF Abruzzo denuncia che non è stata preliminarmente classificata la potabilità dell'acqua del lago (nonostante i vari scarichi zootecnici e civili non trattati), che la minore produzione di energia idroelettrica che il progetto comporterà "equivale ad immissioni in atmosfera per 7333 tonnellate all'anno di anidride carbonica" aggiungendo che è "inaccettabile che si punti prima sul "gigantismo ingegneristico" per portare più acqua che si perderà in una rete colabrodo piuttosto che puntare subito sulla diminuzione delle perdite della rete di distribuzione. E' talmente evidente questo fatto che i progettisti hanno provato a prevenire questa ovvia osservazione evidenziando che vi saranno altri interventi del Commissario che verranno fatti in un futuro non precisato"

Alessio Di Florio, Responsabile PeaceLink Abruzzo - Ass. Antimafie Rita Atria.

Per approfondimenti: http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32936.html
Ultimo aggiornamento ( venerd́ 07 gennaio 2011 )
 
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