Anche i tecnici comunali hanno le loro responsabilitÓ. Oltre agli amministratori ... PDF Stampa E-mail
Roberto Mazza, Portavoce del nodo di La Spezia del Movimento Stop al Consumo di Territorio, ha avviato sulle pagine dei giornali locali liguri un vivace dibattito sul ruolo dei tecnici comunali nelle scelte urbanistiche e paesaggistiche delle amministrazioni comunali.
Ve ne riportiamo qualche stralcio ...

 

Esiste certamente un problema politico importante che può spiegare l’anomalia urbanistica locale, fatta di un consumo eccessivo di territorio agricolo, di troppe e spesso sconsiderate varianti di piano, di cattive costruzioni, di insensibilità rispetto al contesto. Ma è chiaro, a questo punto, che esista anche un problema tecnico, ed una diretta responsabilità degli uffici urbanistici dei vari Comuni, dei differenti tecnici (architetti ingegneri e geometri) che istruiscono le pratiche, orientano gli assessori inesperti, regolamentano, scelgono, decidono, suggeriscono soluzioni o diverse opportunità, parlano (per non dire “trattano”) con imprenditori ...

E fanno dialogare imprese e politici, ostacolano o facilitano pratiche interpretando “a maglie larghe o strette” la normativa,  i dati, gli indici, le distanze, le percentuali. Da più parti ci viene fatto osservare che la nostra opposizione dovrebbe spostare la mira su di loro.
Verificare se il lavoro che svolgono è (come sostengono ogni giorno, nei loro scritti, Settis, Preve, Salzano, De Lucia, D’Alto, Sansa, Benevolo, Petrini, Stella e Rizzo) per il “bene comune”, rispettoso del paesaggio e della storia dei luoghi, preventivo rispetto a rischi di danni naturali, frutto di scelte condivise e trasparenti. Vigilare che lo sviluppo urbanistico non sia in contraddizione con l’interesse turistico, o con lo sviluppo economico locale. Che potenzi (e non deprima) la bellezza delle città, della campagna, dei fiumi.
I tecnici di cui parlo rispettano le leggi, certo, e si muovono conformemente alle norme nazionali e regionali. Ma esiste anche un’etica del paesaggio. Una tutela dell’agricoltura. Un diritto della terra! Una tutela dei contesti locali, delle tradizioni. Il diritto delle generazioni future ai paesaggi.

E’ sufficiente attraversare la Liguria in autostrada per accorgersi con facilità del degrado e dei danni arrecati al paesaggio, è visibile ad occhio nudo a partire dalla Val di Magra, con i suoi capannoni sfitti, i containers accatastati da decenni, l’eccesso di centri commerciali, e la varianti che assediano e soffocano i centri storici.
Un consumo di territorio irragionevole, sia per le modeste proporzioni delle nostre aree che per lo scopo di tale consumo. Non insediamenti produttivi, industrie, manifatture creative, centri innovativi o tecnologie d’avanguardia che prevedano nuovo lavoro, impiego di manodopera specializzata, sviluppo economico, ma case sfitte, attività commerciali al tracollo, autosaloni ovunque, zone industriali dismesse, nuovi capannoni in vendita, strade intasate dalle auto.
E poi case e casette disseminate ovunque, lungo i fiumi, sotto strada, nelle colline, da Lerici fino a Imperia. All’origine di tutto ciò recenti varianti e cambiamenti di destinazione d’uso di fabbricati, di aree, di piccoli terreni privati. Nessun cittadino comune riesce a controllare in tempo reale ciò che accade. E’ sempre troppo tardi. Una casa raddoppia, nasce un nuovo villaggio, si recinta un terreno dove sorgerà una nuovo insediamento commerciale, si progettano distese di casette, nuovi iperpermercati,  villettopoli, “parkland”. Che fanno i tecnici? Asserviti alla politica assecondano le impellenti esigenze dei comuni di far cassa con gli oneri di urbanizzazione, e trovano soluzioni.
Disquisiscono sulla tonalità di una facciata e accettano poi di demolire un edificio storico, impongono un tetto a falda ad un privato e legittimano un palazzo-cubo a ponte. Contrattano permute di beni pubblici importanti con nuove e pessime costruzioni private.
Certo non è compito loro incentivare progetti imprenditoriali realmente produttivi per lo sviluppo del territorio, ma non ostacolare le colate di cemento su territori fertili e farli morire per sempre è una grande corresponsabilità col vandalismo di questi anni.

Roberto Mazza, Portavoce del nodo di La Spezia del Movimento Stop al Consumo di Territorio



L'opinione del Capo Ufficio Tecnico di Ameglia
«L’analisi i di Roberto Mazza mi sorprende e mi irrita, perché noi responsabili degli uffici tecnici dei Comuni non siamo affatto i “registi occulti” di nulla nel nostro lavoro». 
Parola di Aldo Pigoni, responsabile capo ufficio tecnico del Comune di Ameglia, il quale non digerisce l’attacco a pubblici amministratori e  responsabili del suo settore, da parte del portavoce del “Movimento Stop al Consumo di territorio”,  comparsi nei giorni scorsi sul nostro quotidiano.
«Stupisce la supponenza di Mazza quando parla di funzionamento, manipolazioni (assessori inesperti) e potere discrezionale attribuiti ai vari funzionari degli uffici urbanistici - aggiunge Pigoni - anche se poi mitiga la veemenza della sua crociata contro chi “orienta”, "sceglie”, “decide”, “fa dialogare imprese e politici”, “ostacola o facilita pratiche” ecc., concedendo,  e mandando in confusione chi legge, “un rispetto per le leggi nazionali e regionali”».
Per Pigoni, Mazza  dice «tutto e il contrario di tutto: quando parla di degrado, di danni arrecati al paesaggio e consumo irragionevole del territorio, case sfitte ecc. egli lancia indiscriminatamente strali contro gli uffici tecnici e i vari funzionari che li compongono, non prendendo in considerazione che le scelte politiche sono preminenti ai poteri discrezionali degli stessi uffici, che si limitano a verifiche di conformità urbanistica e di rispetto delle norme nazionali e regionali».
Pigoni sottolinea che i  tecnici «discrezionalmente non possono decidere di non applicare una norma, né decidere di applicare una norma secondo le convenienze di parte, perché è della politica il compito e la responsabilità di legiferare in materia edilizia e urbanistica senza scaricare sui tecnici responsabilità  e scelte che sono solo  proprie».
La conclusione del capo ufficio tecnico amegliese è dura:  «C’è una genericità priva di argomenti nella tesi di Mazza, non posso che dissociarmi e respingere quanto rappresentato in modo confuso, polemico e grossolano (non si può  sempre sparare nel mucchio per colpire un bersaglio), e non si può definire l’assessore all’urbanistica di Ameglia Francesco Pisani uno “sprovveduto”. 
Invito dunque Mazza - chiude Pigoni - per coerenza con quanto ha affermato e con lo spirito che ha  animato la sua crociata contro gli  uffici urbanistici e i funzionari addetti, se è a conoscenza che nel comune di Ameglia sussistano episodi ovvero interventi edilizi avviati o conclusi grazie a interpretazioni compiacenti alla normativa o a  “trattative con imprenditori”, a segnalarli immediatamente alla Procura della Repubblica».   

Tratto da "Il Secolo XIX"


Il docente D'Alto: "nessuno è escluso da responsabilità sull'urbanistica"
L'architetto sarzanese, e docente di sociolgia urbana Silvano D'Alto, interviene sul dibattito aperto dal portavoce del Movimento Stop al Consumo di Territorio Roberto Mazza sulle responsabilità dei funzionari pubblici nelle scelte urbanistiche. "Gli esiti sul territorio - scrive - sono la conseguenza di un insieme di attori pubblici e privati, tra i quali non secondari sono gli Uffici amministrativi, che interpretano norme e regolamenti e si fanno espressione di un modo di pensare e di forme di sensibilità che entrano a definire il rapporto pubblico-privato sul territorio.
Naturalmente il problema non è di tipo giuridico, ma culturale. Basti pensare al modo di operare di una qualsiasi commissione edilizia, che si trova sempre ad interpretare i regolamenti con una certa larghezza o severità nell'applicare le norme, alle discussioni che si animano tra i suoi componenti, tra i quali si dividono spesso le posizioni.
Gli uffici sono un mondo di opinioni, di sentimenti, di azioni mai del tutto neutrali rispetto agli obiettivi della pianificazione.  Non a caso Renzo Piano, quando è stato incaricato dalla Sindaco Marta Vincenzi a orientare la politica urbana di Genova, ha inventato il nuovo ufficio di 'Urban Lab' (Laboratorio urbano), in una chiatta sul mare, da lui stesso progettata, lontano dagli spazi amministrativi comunali.
Una macchina i cui guidatori, senza incorrere in alcun tipo di reato, influenzano la struttura e la concezione sempre più disorientata della nostra pianificazione, a tutto vantaggio di gruppi di interesse privati. Dunque il problema sollevato è reale, perchè è un implicito invito a tutti coloro che operano sul territorio, in modo diretto o indiretto, a farsi consapevoli che il territorio è una dimensione strategica della nostra cultura e del nostro modo di essere società. Nessuno può sentirsi escluso dalla responsabilità di quanto accade nel governo degli spazi della nostra vita quotidiana
". 

Prof. Silvano D’Alto, Architetto e docente di Sociologia Urbana, Università degli Studi di Pisa
 

Ma quanti tecnici sono anche dirigenti politici e amministratori pubblici ?
Ho seguito con molta tristezza il dibattito innescato nelle ultime settimane dalla presa di posizione del Prof. Roberto Mazza, portavoce di “Stop al consumo di territorio”, in merito alla commistione fra uffici tecnici e Amministrazioni nella politica del territorio di alcuni Comuni della nostra Provincia.
In sintesi, Mazza ha detto una cosa che sta davanti agli occhi di tutti e cioè che molti uffici tecnici di Comuni della nostra Provincia non sono in grado di svolgere un’efficace politica di difesa del territorio rispetto ai progetti aggressivi dell’imprenditoria privata.
Questo implica un giudizio assai severo nei confronti della politica che non ha proprie autonome strategie e che non è stata capace, pur governando da decenni, praticamente senza opposizione, per lo meno all’interno delle Istituzioni, di creare le condizioni per la nascita e l’affermazione di un “management” pubblico di alto profilo professionale e culturale, forte per competenza tecnica ed autonomia.

Ci si sarebbero aspettati plauso e sostegno per le posizioni del Prof. Mazza che, invece, si è visto bersagliare da critiche tanto insulse quanto apodittiche, tutte sul clichè: “siamo molto bravi e ce lo diciamo da soli” oppure su quell’altro, un “evergreen” della peggiore politica: “se sa qualcosa, vada alla Procura della Repubblica”.

Il problema, in realtà, non è prevalentemente giudiziario, anche se non di rado lo è stato, lo è e, se si continua su questa strada, lo sarà; le questioni vere sono, da un lato, la commistione inestricabile tra amministratori e funzionari, tra politici e struttura tecnica degli Enti, dall’altro, la totale assenza di una progettualità alta, autonoma per scelte ed indirizzi, di tutela dei beni pubblici, ambientali, paesaggistici, culturali ed architettonici, che sono la vera ricchezza della nostra provincia.

Da tempo ho abbandonato la politica nella quale, peraltro, ho sempre svolto un ruolo marginale, forse perché incapace di rapportarmi con gli amministratori pubblici che ci hanno governato in questi anni, campioni di coraggio, competenza ed autonomia.
Mi limito quindi ad offrire al dibattito un piccolo contributo personale di chiarezza.

Se i sepolcri imbiancati che oggi si stracciano le vesti e promuovono ridicoli attacchi a Mazza hanno l’onestà intellettuale di accettare la sfida, sono disponibile ad elencare, in una sede pubblica, in prosa o in forma poetica, magari in rima, tutti i casi di tecnici che sono anche dirigenti politici e amministratori pubblici e di amministratori pubblici che sono anche tecnici del territorio, con contorno di mogli, mariti, compagni, amici e parenti.

Avv. Roberto Lamma  

Ultimo aggiornamento ( domenica 06 marzo 2011 )
 
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