VENETO: Duemila alberi a Villa Verità PDF Stampa E-mail
ARBIZZANO. Progetto di rimboschimento e di recupero del paesaggio per due ettari di terreno. Sono stati piantati carpini frassini, roveri, olmi, tigli ontani e aceri vicino alla dimora cinquecentesca.

In Valpolicella, tra cantieri edilizi sempre nuovi e case, qualcuno pensa di piantare un nuovo bosco. Negli ultimi giorni sono state messe a dimora più di duemila piantine tra alberi ed arbusti autoctoni a formare come un paravento alla cinquecentesca Villa Verità.

 

«Sono carpini bianchi e neri, frassini, roveri, olmi, tigli, ontani, aceri», spiega una delle due proprietarie, Fiammetta Serego Alighieri. «Intorno alla villa sembra che ci fosse un parco con laghetti dal '500 in poi; l'acqua veniva da Novare». Così è testimoniato dagli scritti dell'epoca. Prima che tutto venisse cambiato con la costruzione della provinciale, che intorno al 1960 tagliò il possedimento, i terreni ospitavano vigneti.
Il progetto, realizzato dopo un laborioso iter burocratico di quattro anni, vuole il recupero paesaggistico con fasce boscate lungo l'ex brolo, in modo da proteggere la villa e il verde da tutte le costruzioni attorno. Era incolto il terreno su cui sono state messe le piantine intervallate dagli arbusti in disegni semicircolari per creare non un vivaio dritto, ma un insieme armonico e naturale, seguendo le direttive regionali che impongono l'uso di specie locali.
Il progetto rientra nel Programma regionale di sviluppo rurale per primo rimboschimento di fustaie a ciclo medio-lungo. Le piantine sono ora alte circa 70 cm., coperte dal nylon per mantenere l'umidità, e coprono quasi due ettari di terreno. Ha qualcosa di rivoluzionario la realizzazione di un bosco lungo la provinciale, al confine col Comune di Verona, sotto la collina di Montericco piena di villette, vicino alla zona industriale di Arbizzano e ai centri sportivi.

La villa, ben visibile dalla strada trafficata da cui dista solo qualche centinaio di metri, è uno dei più begli esempi di villa del '500 con loggia e con la più grande colombara della Valpolicella. Era appartenuta ai conti Verità; poi è stata deturpata nel periodo bellico, usata dai militari e adibita a ricovero degli sfollati. Parte del parco era stato tagliato per far legna durante la guerra.

«Qui siamo abituati a vedere numerosi cantieri per nuovi insediamenti urbani che, spesso senza un reale bisogno, vanno ad aumentare il consumo del territorio», commentano all'associazione Salvalpolicella. «Ma c'è chi ha pensato di ripristinare un panorama che va scomparendo. Arbizzano vede oggi davanti a una delle sue più belle ville la messa a dimora di più di duemila piantine che andranno a ricomporre quello che fino agli inizi del '900 doveva essere il paesaggio del luogo. C'è da augurarsi che a qualcuno venga in mente di seguire l'esempio».

di Giancarla Gallo (tratto da "L'Arena")


Maggiori informazioni su: www.salvalpolicella.it

Ultimo aggiornamento ( marted́ 01 marzo 2011 )
 
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