Agri urbani ecoredditizi PDF Stampa E-mail
di Lorenzo Cellini, 23 anni, studente, Torino.
Nelle città rappresentano la soluzione ideale per combinare da una parte coltivazione e salvaguardia del territorio, dall'altra costruzione e rendimento.


La lingua tedesca chiama con la medesima voce l’arte di edificare e quella di coltivare. Agricoltura e costruzione hanno lo stesso termine: ackerbau; contadino ed edificatore hanno un comune modo di dire, bauer, e l’antica radice buan significa abitare. Per poter raccontare di un paesaggio non più urbano né rurale dovremmo tornare a unificare tutti questi significati ... Se vivete in un lotto di terreno postmoderno, snaturato, dove pesanti macchinari hanno triturato il paesaggio costringendolo a sottomettersi, rimpiazzando la riottosa flora indigena con un obbediente tappeto erboso e una vegetazione uniforme, e lastricando gli acquitrini nel santo nome della lotta alle zanzare, in questo caso entrarci significa renderci conto di quanto ci siamo assuefatti a una pallida copia di quello che la natura voleva essere.

Ma questo non è il frutto di una buona progettazione, questo è il sintomo, piuttosto, di una crisi della cultura del progetto, di un’assenza di collaborazione e ricerca tra tutti i saperi tirati in ballo.

Gestire queste situazioni con interdisciplinarità e sapienza permetterebbe di superare l’annosa dicotomia tra le due realtà finora considerate mutualmente esclusive: la salvaguardia del patrimonio e dell’eredità naturale da una parte, e rendimento e produzione dall’altra.

Usi temporanei e azioni reversibili nel tempo introducono dinamicità contro lo stallo. Usi misti offrono opportunità per fasce deboli della popolazione poiché consentono di rischiare con investimenti modesti: orti urbani, fattorie urbane, cultura, educazione, commercio e produzione, il tutto riunito in una sola immagine: l’agro urbano.
Ultimo aggiornamento ( venerd́ 25 marzo 2011 )
 
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