PIEMONTE: Il cemento su Torino PDF Stampa E-mail
di Gabriele Guccione (da "La Voce del Popolo", 22 maggio 2011, tit. orig. "Il business di Alenia").
Quattro miliardi di euro. È l'eredità che l'amministrazione Chiamparino lascia a costruttori e immobiliaristi. In cinque anni più di 130 modifiche del Piano regolatore hanno dato il via libera alla cementificazione di oltre 1 milione e mezzo di metri quadri di superficie. Aree industriali trasformate in terreni edificabili, alloggi per 25 mila nuovi abitanti, 13 grattacieli all'orizzonte. Un business per i palazzinari, una svendita per la Città, come insegna il caso Lancia.

Quattro miliardi e 300 milioni di euro di mattoni e cemento. È l'enorme tesoro lasciato in eredità dall'amministrazione Chiamparino a immobiliaristi e costruttori. Un giro d'affari miliardario che tiene conto soltanto delle operazioni immobiliari più rilevanti, che ancora devono partire nelle ex aree industriali Lancia, Isvor, Michelin, Cebrosa, Palazzo del Lavoro, Osi-Ghia, Scalo Vanchiglia, Gondrand e Alenia.
In tutto più di 1 milione e 763 mila metri quadri di superficie di pavimento; cubature che – stando alle stime dei tecnici del settore – valgono un giro d'affari di 4 miliardi e 300 milioni di euro, tra nuovi alloggi e centri commerciali (ne sono stati messi in cantiere 10).
Un'eredità ancora sulla carta, i cui effetti – compresi i 15 grattacieli previsti – non si vedono ancora all'orizzonte.


ALENIA ULTIMO ATTO

L'ultima arrivata è l'operazione immobiliare dell'Alenia. Il via libera al controverso progetto è giunto dal Consiglio comunale a soli tre giorni dal voto, mercoledì 11 maggio. Residenze per più di 3 mila abitanti, un centro commerciale, un grattacielo alto 100 metri. L'operazione consentirà a Finmeccanica, proprietaria di Alenia, di dismettere ciò che resta dell'impianto industriale di corso Marche: un area di 216 mila mq che, grazie alla modifica del Piano regolatore concessa dalla Città, potrà essere venduta a peso d'oro (si stima 25 milioni di euro).

La partita si è giocata su due terreni. Da una parte Finmeccanica che chiedeva di approvare al più presto il progetto immobiliare, dall'altra la Città di Torino che domandava maggiori investimenti sul Polo aeronautico di Caselle (1800 lavoratori), per scongiurare il rischio di un trasferimento a Cameri (Novara).
Cemento in cambio di lavoro, insomma. Uno «scambio» improrogabile, secondo la Giunta comunale, per cui si è ritenuto di convocare un Consiglio comunale «urgente» la settimana prima delle elezioni.

Perplessità per il modo con cui l'amministrazione Chiamparino ha gestito l'operazione sono state espresse addirittura dal presidente del Collegio dei costruttori di Torino, Alessandro Cherio: «Non mi aspettavo che un provvedimento così importante venisse discusso in fretta e furia a pochi giorni dalle elezioni».
Per Cherio l'«operazione rappresenta l'ennesimo smacco per le imprese edili torinesi, che continuano a non trarre vantaggi dai processi di rinnovamento urbanistico in atto».
A occuparsi dei lavori infatti non saranno i costruttori torinesi ma il consorzio veronese Csi, con cui Finmeccanica ha già stretto accordi.


UN MATTONE SOPRA L'ALTRO
Quando Sergio Chiamparino fu eletto per la seconda volta nel 2006, il Piano regolatore del '95 contava appena 120 modifiche. Oggi si è arrivati a più di 250. In cinque anni di mandato l'amministrazione uscente ha partorito 130 «varianti», cui bisogna aggiungere una sfilza di Accordi di programma, Programmi integrati, Piani esecutivi, Piani particolareggiati; tutti provvedimenti che modificano il Piano regolatore.

Le aree industriali dismesse, o ancora da dismettere, sono state trasformate in zone edificabili, residenziali e commerciali. In alcuni casi le aziende sono state incentivate ricollocarsi fuori città proprio grazie alla prospettiva di valorizzare i propri terreni con le operazioni immobiliari. È il caso di Alenia, di Gondrand e di alcune fabbriche ancora in attività attorno alle aree della Variante 200.

Tra le operazioni immobiliari approvate negli ultimi tre anni spiccano i nuovi quartieri sulle aree Lancia di via Monginevro (56 mila mq), Osi-Ghia (45 mila mq), Borrello-Maffiotto (22 mila mq), ex Alfa di via Botticelli (26 mila mq compreso centro commerciale), ex Isvor (34 mila mq), Mirafiori Tne (30 mila mq di megastore), Quartiere Dora, di fronte all'Alenia (73 mila mq, un ipermercato).
E poi le aree ai confini con Settimo, per il momento soltanto adottate in Giunta: Michelin (340 mila mq, 3000 nuovi abitanti, centri commerciali e grattacieli) e Cebrosa (80 mila mq, 1300 nuovi residenti). E i terreni di Barriera di Milano interessati dalla Variante 200: 1.350.000 mq di superficie, per 14 mila nuovi abitanti.

Nei prossimi anni si prevede di costruire nuovi alloggi per circa 25 mila abitanti. E dire che in città, tra il 2001 e il 2009, sono stati realizzati quasi 72 mila nuovi alloggi.
Nonostante il numero dei residenti sia rimasto fermo attorno ai 900 mila.


IL CASO LANCIA
Le grandi operazioni immobiliari sono fonte di guadagno non soltanto per i proprietari delle aree e le imprese edili, ma anche per il Comune che le autorizza. L'enorme indebitamento ha spinto l'Amministrazione comunale a cercare di fare cassa utilizzando le risorse derivanti dalle concessioni edilizie e dalla vendita dei «diritti edificatori». Qualche mese fa si è arrivati persino a ipotizzare la vendita di piazza Bengasi. Dal 2008 l'assessore all'Urbanistica Mario Viano si è fatto carico di recuperare dai 60 agli 80 milioni di euro l'anno, da mettere a bilancio.

Eppure non sempre il Comune è riuscito a far valere i propri interessi di fronte al tornaconto dei costruttori. La vicenda dell'area Lancia 2 di via Monginevro è esemplare.
Il Comune si è accontentato di accettare 2,5 milioni di euro dalla società Gefim quando avrebbe potuto chiederne almeno 4; cifra stabilita dai periti del Politecnico per «ripagare» la Città della modifica del Piano regolatore (approvata nell'ottobre 2010) che ha incrementato il valore dei terreni della Gefim fino a 8 milioni di euro.
In quell'occasione Viano dichiarò: «Preferiamo accettare subito 2,5 milioni di euro piuttosto che ritrovarci con un immobile vuoto da piazzare sul mercato».
L'alternativa proposta da Gefim infatti era di versare i 4 milioni «in natura», attraverso la donazione di una serie di immobili.
Prendere o lasciare, insomma.

E il Comune si accontentò.

 

Ecco ora una immagine schematica (elaborazione grafica dell'arch. Alberto Lalli) di come dovrebbe presentarsi lo skyline torinese una volta costruite tutte le torri autorizzate negli ultimi 3-4 anni dalla Città di Torino):Image

Ultimo aggiornamento ( mercoledý 01 giugno 2011 )
 
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