Vogliamo diventare obiettori di coscienza per difendere i suoli ? PDF Stampa E-mail
Un appello rivolto a tutti i professionisti dei settori collegati al comparto edile che ritengono sia davvero giunta l’ora di non favorire l’ulteriore consumo di suolo derivante da nuove edificazioni e vogliano contribuire concretamente ad un cambio di rotta.
Seguiamo l’esempio di questo giovane collega e creiamo un folto gruppo di “obiettori per la salvaguardia dei suoli non cementificati” ?
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Di fronte al consumo di territorio cosa possono fare i progettisti edili “critici” ?
In che modo un tecnico come me, convinto della necessità di uno stop immediato alle nuove edificazioni che distruggono suolo, vi si può opporre?
Da tempo mi pongo queste domande e, di fronte ad un incarico riguardante una nuova edificazione su terreni ancora liberi, mi sono sempre chiesto se accettarlo volesse dire essere complice oppure no.

 

Essendo un progettista dell'efficienza energetica, ho ritenuto di non dovermi tirare indietro (il committente avrebbe facilmente trovato un altro tecnico disposto a svolgere il lavoro) ma di far forza sul ruolo conferitomi per ridurre il danno.
Fare cioè pressione affinché l'intervento in progetto potesse raggiungere un livello prestazionale più elevato rispetto agli standard vigenti dettati dalla normativa energetica. Mi sono così sforzato per massimizzare gli spessori degli isolamenti e l'efficienza degli impianti. E ho avuto maggiore attenzione che dalla teoria del progetto si passasse realmente alla pratica in cantiere.

Ritengo che qualche risultato sia stato ottenuto e che, quindi, qualche nuova costruzione abbia consumato del suolo con un'impronta ecologica complessiva leggermente minore.
Questa consapevolezza mi aiutava a mascherare il timore di avere assunto un atteggiamento complice. E dentro di me continuavo ad attribuire la responsabilità del danno a chi aveva politicamente deciso la pianificazione territoriale, a chi aveva messo a disposizione il lotto di terreno e a chi aveva investito (speculato) nella costruzione.
 
Ho maturato ora una differente convinzione: il fenomeno del consumo di suolo va contrastato alla base, evitando anche che possa sfruttare una targa energetica per autogiustificarsi.
Serve una nuova cultura collettiva e noi tecnici possiamo giocare un ruolo importante se diamo nuovi stimoli di riflessione.

Il cambiamento può passare anche attraverso la constatazione che “c'è chi dice no”.

Per questo ho scelto di fare obiezione di coscienza al consumo di territorio, non accettando più alcun incarico progettuale per edifici da realizzarsi su terreni non ancora edificati.

Affinché non si riveli una presa di posizione fine a se stessa ­ utile a giustificarmi con la coscienza ma non a costruire un'alternativa praticabile ­ lancio un appello a coloro che vorranno condividere con me questa scelta per formare una massa critica capace di futuro.
Servirà darsi degli obiettivi, definire dei criteri di azione, essere capaci di comunicare.
È un percorso ancora da delineare e poiché credo nella contaminazione tra le differenze, sono certo che nel Movimento “Stop al Consumo di Territorio” e nel Forum “Salviamo il Paesaggio” ci siano le persone giuste per poterlo fare.

Grazie in anticipo a tutti coloro che vorranno dare il proprio personale contributo.

Tommaso Gamaleri, Savona

Tommaso Gamaleri, 32 anni, vive e lavora a Savona. Laureato triennale in ingegneria dell'ambiente opera nel 2006 nel settore dell'efficienza energetica in edilizia. Collabora con l'associazione PAEA nelle attività di didattica e progettazione (Gruppo Tecnici del Risparmio Energetico).
E’ socio dal 2010 della cooperativa Retenergie, svolgendo il ruolo di Tecnico del Gruppo di Acquisto Fotovoltaico e per efficienza energetica del Nodo Liguria.

Dal 2012 ha assunto anche il ruolo di consigliere del C.d’A. della cooperativa.
 

Ultimo aggiornamento ( mercoledý 20 febbraio 2013 )
 
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