PIEMONTE: Osservazioni al nuovo Piano Regolatore del Comune di Alba (Cuneo) PDF Stampa E-mail
Documento inviato nel Novembre 2011 al Sindaco del Comune di Alba.

Il movimento di opinione STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO opera a livello nazionale con l’obiettivo di fermare il consumo di suoli liberi agricoli e boschivi, basandosi sulle esperienze in atto in alcuni Comuni italiani che hanno adottato Piani Regolatori a “crescita zero urbanistica” grazie alla concertazione tra amministratori, tecnici e cittadini. 

 

Attualmente, l’adesione al Movimento vede la presenza di numerosi cittadini Albesi tra i firmatari del manifesto nazionale (in allegato); per questo motivo, ritenendo di possedere adeguati titoli in merito, intendiamo esprimere un nostro documento di “Osservazioni” al PRGC di Alba sottolineando che il suolo è un bene comune oltre che una risorsa non rinnovabile.

Per gli ovvi motivi evidenziati in questa premessa, limiteremo le nostre osservazioni al consumo di suolo e tematiche collegate , previsto dal nuovo PRG Albese riconoscendo il notevole impegno complessivo profuso da amministratori e tecnici nella stesura del piano, con particolare riferimento al sistema dei parchi e le zone agricole e  boscate e il tentativo di progettare armonici ambiti speciali con misure di compensazione ambientale.

Concordiamo ampiamente con la decisione degli amministratori che, rispondendo ad una chiara volontà popolare emersa in più occasioni, hanno ridotto considerevolmente il consumo di suoli previsto da precedenti versioni del piano, comunque mai approdati in consiglio comunale, ma constatiamo comunque la notevole rilevanza  delle previsioni di consumo di nuovi suoli:
36 ettari previsti per gli ambiti speciali
13 ettari  interstiziali
11 ettari nuove aree produttive

In totale 60 ettari.

Di fatto, il nostro Movimento propugna il consumo zero di territorio per tutta una serie di motivazioni assolutamente realistiche oramai condivise da alte personalità in campo ambientale, per cui non possiamo essere d’accordo con l’attuale proposta di piano presentata che, pur contenendo molti aspetti positivi, prevede espansioni rilevanti che
anche quando fossero motivate potrebbero trovare diversa soluzione .

Il suolo libero costituisce una risorsa non rinnovabile per l’uomo, la società, la natura e l’ambiente: come pausa spazio di rallentamento e silenzio, come natura fruibile e abitabile, come spazio di complessità ecologica, come presupposto della produzione agricola e del relativo servizio ecologico. Il suolo va preservato e occupato con usi non reversibili solo se e quando necessario: questo non è il nostro caso.

Occorre ridurre i consumi della risorsa suolo. La necessità di ogni uso trasformativo del suolo (nuova occupazione o sostituzione di occupazione già esistente) deve essere oggetto di un iter di valutazione al fine di evitare la facile e non sostenibile sottrazione di spazio e funzioni alla natura e alle risorse ecologiche ed ambientali in generale e la perdita di risorse biologiche esistenti o che potenzialmente si insedierebbero. Il consumo del suolo, in qualunque forma e copertura esso si presenti, o la sua alterazione da parte di un’attività antropica, rappresenta dunque una forma di danno all’ambiente e all’ecosistema in quanto modifica l’assetto e le condizioni originarie dell’ambiente.

Il territorio è un bene comune. Qualunque politica territoriale deve avere origine e fine nell’esclusivo interesse della collettività, secondo modalità coerenti con i caratteri fisici, morfologici, biologici, storico-culturali e paesaggistici propri del territorio considerato.

Il territorio è un’opera d’arte. La sua architettura è il risultato di un processo storico di adattamento alla morfologia originaria da parte delle diverse culture umane che lo hanno abitato. Questo processo ha definito l’identità del luogo. Ogni intervento nel territorio deve comporsi nella sua architettura e riconoscerne l’identità.

Il nuovo piano non contiene uno studio specifico sulle conseguenze di ulteriore consumo di suoli liberi o agricoli, non è preso in considerazione neanche nella VAS (valutazione ambientale strategica) se non per timide allusioni.

Tutte le decisioni sembrano essere funzionali soltanto ai propri  54 kmq. di territorio e non considerano invece uno spettro più ampio in cui inserire le scelte locali:
- riscaldamento globale indotto da ulteriori cementificazioni;
- impermeabilizzazione di porzioni di territorio sempre maggiori che determinano i fenomeni di dissesto che ben conosciamo.

Inoltre, occorre seriamente considerare che i terreni agricoli oltre che ad essere assi portanti del paesaggio sono anche l’unica fonte di produzione alimentare; nella VAS  non vi è traccia delle possibili conseguenze per il prossimo futuro della ulteriore perdita di terreni agricoli in rapporto alla necessità generale di produzioni agricole autonome.
Teniamo presente che Alba dal 1982 al 2000 ha perso il 30 % di superficie agricola totale (dal documento VAS).

Il nuovo PRGC presentato viene elaborato su di una legislazione in parte superata.
E’ stato infatti approvato lo scorso 21 luglio il nuovo PTR (Piano Territoriale Regionale) che diventa dunque il nuovo strumento di pianificazione in vigore cui attenersi e che nell’art. 31 introduce “ la valenza strategica della risorsa suolo, in quanto bene non
riproducibile”.

Nel suddetto articolo si dice chiaramente che “I NUOVI IMPEGNI DI SUOLO A FINI INSEDIATIVI E INFRASTRUTTURALI POSSONO PREVEDERSI SOLO QUANDO SIA DIMOSTRATA L’INESISTENZA DI ALTERNATIVE  DI  RIUSO E  DI RIORGANIZZAZIONE DEGLI INSEDIAMENTI E DELLE INFRASTRUTTURE ESISTENTI. IN PARTICOLARE E’ DA DIMOSTRARSI ‘ EFFETTIVA DOMANDA PREVIA VALUTAZIONE DEL PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE E NON UTILIZZATO, DI QUELLO SOTTO-UTILIZZATO E DI QUELLO DA RECUPERARE”.
 
L’allegato A della relazione illustrativa  cita il dato di  1401 abitazioni non occupate al censimento del 2001, manca un dato più recente sul patrimonio edilizio non utilizzato ,un censimento reale dell’esistente, ma in articoli di giornali locali, amministratori, peraltro mai smentiti fanno risalire a più di tremila gli alloggi e gli immobili sfitti o non utilizzati.
 
Nella stessa  relazione , relativamente alla capacità insediativa residenziale teorica (CIRT), in base all’art.20 della LR 56/1977 , risulta che la CIRT esistente e quella dei vani non occupati è pari a 37.333 abitanti a cui si aggiunge la CIRT   degli interventi
in corso,del residuo e di quelli previsti pari a  9791 abitante si arriva ad una capacità insediativa teorica ma reale di 47.123 abitanti contro gli attuali 31.341. (incremento di 15.782 abitanti pari ad un aumento del 50,4 %).

Non è possibile teorizzare un aumento della popolazione da 31.341 a 34.556 abitanti (previsione puramente teorica se si pensa  che negli ultimi 30 anni la popolazione  Albese è rimasta stabile) e dall’altra dichiarare che la capacità insediativa del progetto preliminare del PRGC è in realtà di 47.123 abitanti. (+ 15.782 abitanti).

Il 10,3 % di popolazione in più prevista per il 2030 è misurato sui venti anni mentre in realtà l’arco di validità di un PRGC e le sue previsioni devono essere comprese in un arco temporale di 10 e non di 20 anni come indicato.(vedasi in merito l’articolo 12 comma 1 della LR 56/1977  e s.m.i. che testualmente recita “il PRG si adegua alle previsioni del piano territoriale,che verifica e sviluppa, con riferimento alla organizzazione del territorio del Comune o dei Comuni  interessati, per un arco temporale decennale).

Aggiungiamo che se, fino ad oggi, la “crescita zero” urbanistica poteva essere considerata una conquista dei soli Comuni di piccola dimensione, il nuovo PTCP della Provincia di Torino, il nuovo Piano Regolatore di Napoli e la costituzione del tavolo del coordinamento delle Agende 21 italiane sul tema del consumo di suolo dimostrano come la salvaguardia dei suoli sia oggi una priorità del nuovo modo di concepire la sostenibilità a partire dai nostri contorni municipali.

Dunque Vi invitiamo a voler rivedere il PRGC di Alba alla luce di tali necessarie attenzioni.

Ultimo aggiornamento ( luned́ 12 novembre 2012 )
 
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