Tornado sull’Ilva PDF Stampa E-mail
di Antoine Fratini, Movimento Stop al Consumo di Territorio di Fidenza e Presidente dell'Association des Psychanalystes Européens.
Un tornado si abbatte sull’Ilva di Taranto, una delle città più martoriate d’Italia dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico. Proprio su quella fabbrica che in quest’ultimo periodo incarna simbolicamente quella lotta inesorabile, cieca e coatta dell’economia contro la Natura. Le perizie epidemiologiche e chimiche hanno accertato che l’Ilva è altamente inquinante, che avvelena l’ambiente, che ha fatto ammalare e morire persone negli anni precedenti, ma non si può fermare. “Altrimenti, dicono tutti i ministri all’unisono, ivi compreso quello dell’ambiente, pensate che danno per l’economia”! ...

 

Rispetto a quell’evento atmosferico che ha spazzato via operai proprio in quella fabbrica simbolo della politica industriale italiana da terzo mondo, è difficile sottrarsi all’impressione di trovarsi di fronte ad una coincidenza significativa, ovvero ad una ribellione di Madre Terra.
Questo tipo di pensiero sorge spontaneo, nonostante il razionalismo di cui andiamo così fieri, perché è il prodotto di quell’animismo che ancora vive nell’inconscio dei moderni. Un sistema inconscio che sin dalle origini dell’uomo è stato presente e si è sviluppato a stretto contatto con la Natura, i suoi ritmi, le sue forme, le sue entità.

Quando i popoli tribali perdevano tale contatto, il che era considerato una sciagura, tornavano a praticare rituali fuori dall’accampamento, proprio nel mezzo di quella Natura più selvaggia, misteriosa e proibita ai profani. Lì, in quei veri e propri templi naturali, avvenivano grandi sogni e rivelazioni. Più in generale, gli eventi meteorologici e naturali non erano semplicemente concepiti in maniera deterministica, ma erano necessariamente mescolati ad una intuizione profonda del senso degli eventi che noi moderni abbiamo perso quasi del tutto.
Così come è facoltà di molti animali, l’uomo tribale potevano percepire i terremoti prima del loro verificarsi e ancora oggi in certe zone del continente asiatico gli uomini si affidano agli animali per prevenire disastri legati ai terremoti e a onde anomale. Per questo il motivo dell’Uomo-animale diffuso nei miti e le leggende di tutto il mondo è simbolo di realizzazione.

Nella sua ultima grande opera, Mysterium conjiunctionis, Jung scrive: « Il vecchio Adamo corrisponde all’uomo primitivo, all’ombra della nostra coscienza di oggi e l’uomo primitivo riposa sull’uomo-animale che è da tempo sparito dalla nostra coscienza. L’uomo primitivo ci è diventato totalmente estraneo, sicché dobbiamo incominciare a riscoprire la sua psicologia”.

Riscoprire questa psicologia significa anzitutto non chiamarla più “primitiva”. Quell’aggettivo ha infatti un chiaro significato spregiativo. L’uomo occidentale moderno si crede superiore all’uomo-animale per tanti motivi: perché la sua cultura ha finito per schiacciare tutte le altre, perché la sua scienza al servizio della tecnologia gli infonde un senso di potenza smisurato, e perché evidentemente ha anche continuamente bisogno di illudersi.
Questi complessi e questi pregiudizi costituiscono anche dei limiti che gli impediscono di riconnettersi alla Natura e all’anima.

Pertanto, ogni spunto, anche il più timido, del suo inconscio, come appunto il pensiero di una possibile ribellione della Natura, viene deriso, represso, tacciato di antropomorfismo, di ingenuità, di ignoranza o di pensiero retrogrado. Ma di certo per i popoli tribali e anche per le grandi civiltà antiche, non considerare queste forme di percezione e di visione simbolica sarebbe stato considerato un grave e pericoloso sbaglio.
Le due forme di pensiero, quello astratto dei moderni e quello “del cuore” dei tribali, possono spingersi sino all’esagerazione e all’errore. Pertanto, l’uno deve continuare ad essere il contrappeso dell’altro.
Ora, mi sembra di potere affermare che proprio tale contrappeso manca all’uomo moderno per risolvere al meglio gli enormi problemi ambientali, sociali e spirituali che colpiscono la sua società.

“Le ragioni dell’economia sopravalgono su quelle della Natura” afferma il grande scienziato e divulgatore Jean Marc Lévy-Leblond. L’uomo è ormai convinto che a fare girare il mondo sono le leggi del Mercato, una delle maggiori divinità della religione economica, assieme a Crescita, PIL e Sviluppo.
Questa convinzione irrazionale denota una forma grave di psicopatologia che in psicoanalisi junghiana, ma anche nel linguaggio delle antiche tradizioni, viene chiamata “possessione”.  Il fattore economico possiede la psicologia dell’uomo moderno, a tale punto da offuscargli il senso del Reale e da impedirgli di usare, se non l’anima, almeno il buon senso.

Per questo l’Ilva di Taranto “deve continuare a vivere”.

In nome del dio Economia.

Ultimo aggiornamento ( venerdì 04 gennaio 2013 )
 
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