PIEMONTE: La circonvallazione di Cherasco PDF Stampa E-mail
L’Amministrazione Comunale di Cherasco con il prossimo Consiglio Comunale di Giovedì 30 Settembre 2010 intende apportare una variante al Piano Regolatore Generale per spostare il tracciato della circonvallazione di Cherasco da dove era stato inserito fin dal lontano 1994. Spiace dover constatare che questa Amministrazione, nonostante il rinnovo delle ultime elezioni amministrative con tante promesse di buon governo, in particolare su questa vicenda, abbia cambiato il pelo ma non il vizio. Cioè abbia continuato ostinatamente a non dire la verità ai cittadini ed omettere passaggi importanti sull’iter amministrativo e burocratico di quest’opera; come se ai Cheraschesi la cosa non dovesse riguardare più di tanto.

22 Settembre 2010

Noi crediamo sia nostro diritto sapere esattamente che cosa viene deciso a livello politico, concetto oggi molto dibattuto che si chiama “trasparenza amministrativa”. Non è possibile essere tenuti in considerazione solamente quando si tratta di andare a votare e poi essere informati sommariamente sulle cose che di volta in volta vengono decise. E’ per questi motivi che, dati alla mano, vogliamo smentire quello che il Sindaco va sostenendo sull’argomento. E’ vero che queste cose le abbiamo già dette e scritte più volte ma, nella speranza che “repetita iuvant”, torniamo a precisare che l’iter burocratico della circonvallazione non è partito nel 2005. La vicenda ebbe inizio nel novembre 1994 quando l’Arch. Enrico Cellino (uno dei tre architetti che fin dal 1980 avevano iniziato  la progettazione del Piano Regolatore di Cherasco senza peraltro prevedere quest’opera di cui oggi, a distanza di 30 anni, ancora ci occupiamo) per deviare il traffico pesante dal centro del paese aveva proposto una bretella che dalla rotonda di regione Moglia percorrendo a mezza costa la zona di Torretta Vigne andava ad immettersi nella Provinciale 661 “delle Langhe”. Questo progetto aveva un impatto ambientale forte oltreché molto costoso e vicino alle abitazioni; il nostro Comitato, insieme a molti altri cittadini, formulò una osservazione propositiva che l’Amministrazione Comunale di allora rappresentata dal Sindaco Giovanni Avagnina, accettò subito: essa prevedeva di inserire l’arteria dove ancora a tutt’oggi è iscritta nello strumento urbanistico e che con la variante in atto si vuole rimuovere. Fin da allora avevamo previsto di collegare con due rotonde la S.P. 12 Fondovalle Tanaro con la S.P. 661 “Delle Langhe” utilizzando in parte la già esistente strada comunale della borgata Corno.


Su quel tracciato è già stato predisposto un progetto preliminare da parte della Provincia ed approvato dal Comune di Cherasco nel 2002; all’epoca il sig. Bogetti era già assessore, dovrebbe  quindi ricordare che tutti gli enti coinvolti (Comune, Provincia e Regione) hanno avuto per esso parole di elogio. Peccato che per questo progetto si siano anche spesi molti soldi pubblici per poi dire da un certo momento in avanti che non gli piaceva più e che lo avevano proposto solamente per “arrivare al protocollo d’intesa…”: cioè poter prendere dei finanziamenti? (Dichiarazione dell’ex Sindaco Ghigo in data 17 marzo 2009 a Gazzetta d’Alba). Peccato che i nostri amministratori locali e quelli della Provincia “giochino” allo scaricamento delle responsabilità nel privilegiare un progetto sull’altro e che in conclusione l’inserimento dell’opera avvenga in un luogo dove riesce a dare molto più danno all’agricoltura, all’ambiente ed al paesaggio. E pensare che per la messa a punto di tutto questo c’è voluto più di un anno e naturalmente altri soldi pubblici. Cioè altri soldi ed un anno in più per un lavoro che già c’era e con l’intento di salvaguardare il più presto possibile il prezioso centro storico di Cherasco?
Il tutto si commenta da sé!
A questo punto siamo costretti a dare ragione al Ministro Giulio Tremonti quando per  giustificare alcuni tagli che con la manovra 2010 andavano a penalizzare gli enti locali ebbe a dire che “…bisogna porre fine a questo sperpero di denaro pubblico effettuato dalle Amministrazioni locali”.


Da parte nostra, insieme a molte associazioni che condividono la nostra protesta contestiamo ed impugneremo questa scelta del Comune di Cherasco frutto di una politica dissennata; questo lo faremo con molto rammarico però non è giusto che per salvare il centro storico di Cherasco si debba per forza distruggere l’agricoltura ed un ambiente naturale incontaminato: risorse che insieme alle bellezze artistiche della città costituiscono un unico patrimonio del Comune da salvaguardare e valorizzare con orgoglio, quando ci sarebbe la possibilità di farlo a minore danno e con gli stessi soldi! Oppure la ragione è un’altra e la si vuole tenere nascosta?

Cherasco, 22 settembre 2010

COMITATO PER LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO CHERASCHESE

 

 

 

1 Aprile 2009

Generalmente, una qualsiasi città moderna, grande o piccola che sia, necessita di adeguate infrastrutture, di spazi verdi, di strade sicure…, insomma, di tutto ciò che è necessario affinché la stessa abbia la dimensione ed i requisiti per essere “vivibile”. Ebbene tutto questo per essere realizzato deve necessariamente essere programmato nel tempo; deve essere concepito insieme alla sua crescita, al suo sviluppo. Questo dovrebbe essere il compito della politica.

Tutte cose che, sembra, gli attuali amministratori di Cherasco (provincia di Cuneo) ignorino: infatti Cherasco, che è stata costruita in modo diciamo mirabile con uno studio preciso sul modello del castrum romano; in tempi moderni (specie l’ultimo ventennio) ha avuto invece uno sviluppo indiscriminato, ha subito l’onta di una espansione edilizia selvaggia attraverso la quale non è nemmeno stata pensata la cosa più elementare, più banale che un centro cittadino possa avere e che invece molti altri Comuni anche della Provincia di Cuneo, da decenni hanno ovviato: una strada di circonvallazione in grado di dirottare il traffico – soprattutto quello pesante – dalla via centrale dell’abitato.

Affrontare oggi questo argomento ed avere un buon risultato è ormai tardi perché tutto lo spazio circostante alla città è stato occupato dalle case e da manufatti per attività artigianali ed industriali; si potrà sicuramente costruire una circonvallazione un po’ più lontano ma per la città non sarà la stessa cosa ed il territorio verrà rovinato sempre più di quanto già non lo sia.

Visto che questa opera è di primaria importanza ed urgenza, è sì indispensabile procedere in fretta, ma anche cercare di non procurare altri gravi danni! Si tratta di un’opera importante che resterà nel tempo per cui è opportuno venga valutata bene.

E’ pessima e decisamente da scartare l’idea sulla quale l’Aministrazione Provinciale sta lavorando con l’intenzione di andare ad impiantarla nel centro della frazione Isorella perché continueremmo a deturpare questo nostro territorio anche quando è possibile farne a meno. La soluzione prospettata dallo strumento urbanistico vigente (quella di risalire a borgata Corno partendo dalla fondo valle in prossimità del primo ponte sul Tanaro) può essere la meno disastrosa anche se con uno studio più approfondito si potrebbe fare molto meglio.

La soluzione di modificare il tracciato esistente, (peraltro già ampiamente esaminato, valutato ed inserito sul PRGC) prospetta numerose perplessità da diversi punti di vista:

 1°- Quello tecnico che a giudizio degli addetti ai lavori, per realizzare il manufatto dove ora il Sindaco vorrebbe farlo, tralasciando le difficoltà meno macroscopiche, è necessario costruire un rilevato molto alto con un riporto di inerti stimato intorno ai 20 metri di altezza con un impatto sul territorio che non ha bisogno di commenti.

 2°- Il problema agricolo, dato che l’opera passa letteralmente in mezzo a terreni di alto pregio agricolo rovinando irrimediabilmente delle aziende per le quali la terra è l’unico elemento di sussistenza in un momento così difficile per l’economia del nostro paese.

3°- e non meritevole di minore considerazione, il problema ambientale, in quanto questa strada dopo aver provocato i danni sino ad ora descritti, andrebbe ad inserirsi in un tratto di bosco il quale presenta importanti aspetti dal punto di vista naturalistico. E’ un ambiente particolarmente freddo, poco soleggiato, umido, in alcuni tratti addirittura acquitrinoso ed in quel luogo così singolare, la natura attraverso il tempo (secoli, per non dire millenni…) ha creato un habitat unico in quella zona che ora è interessata da specie botaniche rare quali il leucojum vernum, l’anemone nemorosa L., il narcissus poeticus L., la scilla bifolia, l’ontano nero, ecc… Dal punto di vista faunistico è altrettanto interessante data la presenza di anfibi molto rari come ad esempio la rana rossa (rana di Lataste). Si intravvedono anche tassi, volpi e tutti gli altri comuni mustelidi; è inoltre un luogo di passaggio e sosta delle beccacce ed altri migratori cui la presenza di una strada costituirebbe indubbio elemento di disturbo.
Un posto che vanta di una simile biodiversità, in un ambiente non creato dalla mano dell’uomo non è sicuramente adatto per inserirvi una strada.

Quest’opera, dove è inizialmente stata progettata, si inserisce in modo assai meno traumatico nel digrado della collina; il terreno è di scarso valore agricolo, in parte è anche tenuto a gerbido; alcuni dei proprietari da noi contattati, accettano l’inserimento.

Auguriamoci quindi che queste nostre aspettative vengano seriamente prese in considerazione da chi interessato, siano tecnici che amministratori pubblici; da parte nostra saremo determinati nel difendere a tutti i costi e fino in fondo le nostre ragioni.

COMITATO PER LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO CHERASCHESE

 

Ultimo aggiornamento ( marted́ 28 settembre 2010 )
 
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