Italia, un paesaggio antropizzato - Piero Donati
(Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria).
Nella lettera aperta indirizzata il 2 settembre scorso a Salvatore Settis  in vista dell’apertura del  Festival della Mente di Sarzana  avevo posto due questioni.  
La prima riguardava la considerazione che chiunque voglia porsi l’obiettivo di realizzare un intervento urbanistico in una zona pluristratificata dal punto di vista antropico non può non farsi carico di questa pluristratificazione; in Italia non esiste paesaggio che non sia antropizzato e questa è una caratteristica peculiare del nostro territorio che non può essere dimenticata.

La seconda questione era più specifica e riguardava la possibilità del riuso delle strutture dell’edificato storico che abbiamo ereditato dalle generazioni passate. In particolare ponevo la questione della ex Colonia della Gioventù Italiana del Littorio – più nota come Colonia Olivetti -  sita nella località di Marinella, ai confini con la Toscana. Si tratta di una struttura inaugurata nel 1938 a seguito di concorso, pensata come struttura di valenza nazionale e quindi realizzata con grande abbondanza di mezzi. Attualmente la Colonia è di proprietà della Regione Liguria ed è da anni in stato di palese abbandono.  Negli anni sono state pensate e tentate soluzioni varie per il recupero della struttura ma tutti i progetti sono rimasti sulla carta. La Regione è adesso nell’ottica di liberarsi della Colonia  e per questo sono state bandite due aste che sono però andate deserte.  I sostenitori del piano della Marinella SpA hanno proposto la soluzione di abbassare il valore d’asta.
Io sono viceversa dell’avviso che ci si debba porre nell’ottica della rimessa in circolo della struttura, e con essa dell’attiguo Villaggio Fabbricotti. Si tratta di un villaggio storico della Liguria, un villaggio ‘industriale’ peculiare in quanto riservato esclusivamente ai lavoratori della tenuta, governato con sistema neofeudale da un unico padrone; una struttura chiusa con propri spazi, una propria chiesa, una propria scuola, un proprio cimitero, e come tale vincolato. Così come è sottoposta a vincolo dal 1989 la Colonia, vincolo che è stato ribadito nel 2007.

Una prospettiva di riuso della Colonia potrebbe realizzarsi nel campo dei beni culturali. E’ importante sottolineare da questo punto di vista che chi si pone il problema di operare in Italia non può non considerare che i Beni Culturali in Italia hanno una dimensione, per quantità, non paragonabile a quella degli altri paesi europei, ma ben superiore.


Il primo errore è quello di annegare il problema dei Beni Culturali nel mare magnum della “Cultura”. La Regione Liguria è l’unica fra le regioni a statuto ordinario a gestire un proprio Laboratorio di Restauro e questa è una risorsa ( e non un’anomalia, come da più parti si ritiene ) che potrebbe essere utilizzata in questo senso.
Non si può infatti ignorare che siamo a breve dstanza da Luni (la zona archeologica più importante della Liguria) e che la Lunigiana storica, corrispondente all’incirca al territorio delle due province della Spezia e di Massa-Carrara, è stata per secoli la più importante fornitrice di materiali lapidei di pregio per mezza Europa. Abbiamo il dovere di tenere nella dovuta considerazione questo patrimonio storico e culturale, di conservarlo e di valorizzarlo. La Regione dovrebbe farsi carico di questo patrimonio e non pensare alla colonia solamente come un mezzo per fare cassa ;  al contrario dovrebbe considerarlo come un punto di partenza  per attuare una politica attiva di recupero e valorizzazione dei beni culturali , paesaggistici e architettonici.

Un altro esempio degno di nota è quello della stazione ferroviaria di Luni, creata alla fine dell’Ottocento e anch’essa in stato di palese abbandono. La stazione rappresenta una fetta importante della storia di  intere generazioni di abitanti di questa zona; fra le sue pertinenze vi è un grande piazzale rialzato di notevole finezza , circondato da cordoli di arenaria e funzionali scalette di accesso che era stato creato per lo stoccaggio della lignite estratta dalle vicine miniere in attesa di essere caricata sui carri merci. Molti dei nostri progenitori hanno lavorato in quelle miniere e transitato per quella stazione. Nella stanza d’aspetto della stazione vi erano fino a pochi anni fa arredi degli anni Trenta di notevole qualità; rimane un bellissimo tavolo  con complementi di bronzo e piano di marmo rosso di Verona.

Dalla stazione di Luni alla zona archeologica  vi sono non più di 15 minuti di strada a piedi e pochi minuti in bicicletta. La zona è sostanzialmente intatta e vi sono edifici rurali di  qualità; la strada già esistente potrebbe essere con facilità messa in condizione di essere utilizzata come pista ciclabile. Non si tratterebbe cioè di inventarsi qualcosa di nuovo, si tratterebbe soltanto di recuperare e valorizzare un patrimonio che già possediamo.  
E’ una follia che tutta questa ricchezza venga lasciata in questo stato di doloroso abbandono e non venga viceversa rimessa in circolo come punto di partenza per un programma di  rilancio del nostro territorio.  Che cosa possono fare, in questo contesto, gli organi di tutela, e cioè le Soprintendenze ?


Purtroppo dal 2004 le Soprintendenze sono sottoposte gerarchicamente alle Direzioni Regionali, presiedute da funzionari nominati direttamente dal Consiglio dei Ministri , funzionari molto ben pagati che hanno l’unico compito di  garantire che vengano attuate le politiche dell’esecutivo, politiche che spesso non agevolano ( è un eufemismo ) chi si pone il compito di tutelare i beni paesaggistici e culturali del territorio coerentemente con quanto è scritto nell’articolo 9, secondo comma,  della Costituzione della Repubblica Italiana.
Per tutte queste ragioni io ritengo che il Movimento Stop al Consumo di Territorio dovrebbe porsi tra i suoi obbiettivi quello di instaurare un dialogo e una collaborazione con le Soprintendenze, rivendicandone un deciso rafforzamento nel quadro di un sostanziale ridimensionamento del sistema delle Direzioni Regionali.