TOSCANA: A Manciano incombono 220 ettari di fotovoltaico in area incontaminata
Un piccolo lembo residuale di quel paradiso terrestre che un tempo ricopriva l'intera penisola italiana sta per essere ricoperto da un "sudario" di 283.140 pannelli fotovoltaici. Siamo in Toscana, a Sud del comprensorio territoriale del Comune di Manciano; la morfologia del terreno degrada lentamente verso la vasta pianura che si apre verso il Mare Tirreno, sulle coste grossetane e di Montalto di Castro (Regione Lazio). Dovrebbe essere luogo di tutela assoluta, un parco naturale, invece l'area rischia di essere declassata a "industriale" ...

 

Al Presidente della Regione Toscana

Enrico Rossi

 

e p.c. Al Sindaco del Comune di Manciano

Mario Mecarozzi

 

Al Presidente della Provincia di Grosseto

Leonardo Marras

 

All’Assessore provinciale al territorio

Marco Sabatini

 

All’Assessore provinciale allo sviluppo rurale

Enzo Rossi

 

All’Assessore provinciale all’ambiente

Patrizia Siveri

 

All’Assessore regionale all’ambiente

Annarita Bramerini

 

All’Assessore regionale al territorio

Anna Marson

 

All’Assessore regionale all’agricoltura

Giovanni Salvadori

 

Oggetto: Contributi alla discussione sull’avvio del processo di verifica di assoggettabilità ai sensi dell'art. Articolo 20 decreto legislativo n.152/2006 e successive modifiche e integrazioni. Impianto fotovoltaico con potenza complessiva pari a 65,2 Mwp, in Località “Cerreta”, nel Comune di Manciano (GR).

Osservazioni: Per valutare il territorio su cui si intende realizzare questo impianto non abbiamo stimato necessario svolgere un'indagine autonoma, ritenendo pienamente esaustiva quella presentata dal richiedente nella “ Relazione di mitigazione ambientale ” e di cui citiamo qui di seguito la parte relativa alla ricognizione ambientale effettuata sull'area:

“L’area in questione, è inserita in un contesto tipicamente semicollinare con andamento ondulatorio, posta a Sud del comprensorio territoriale del Comune di Manciano.

La morfologia del terreno degrada lentamente verso la vasta pianura che si apre verso il Mare Tirreno, sulle coste grossetane e di Montalto di Castro (Regione Lazio). Nel territorio della Regione Lazio, Provincia di Viterbo, inoltre, si colloca l’Oasi WWF di Vulci, la quale in parte collima con il Parco Naturalistico Archeologico. Il tutto per un’estensione di circa 290 ettari lungo il Fiume Fiora.

Dalla parte grossetana, porzione delle sponde del Fiume Fiora, risultano tutelate e comprese all’interno della Riserva Naturale Provinciale Montauto, ampia circa 200 ettari. Lungo il corso del fiume è accolto, a seguito della costruzione di una diga, un invaso Enel, oggi ambiente palustre.

Il sito specifico oggetto della presente relazione, posto in una zona scarsamente antropizzata, secondo nuclei abitativi a prevalenza agricolopascolativa, presenta un ambiente piuttosto eterogeneo con composizione a seminativo, siepi, vegetazione riparia e piccole particelle di bosco. Il corpo del bosco, costituito da macchia mediterranea è spostato prevalentemente in direzione Nord, NordOvest rispetto al sito stesso e costituisce un’ ampia e piuttosto compatta formazione, la quale si estende per circa 3.000 ettari fino ed oltre il crinale delle colline mancianesi del Monte Maggiore, estendendosi fino al Fiume Fiora ed ai Poggi Alti di Capalbio.

La significativa valenza ai fini naturalistici dell’ora citata estensione verrà indagata oltre nella presente relazione.

1.1 Componenti vegetali ed animali

Il terreno risulta moderatamente declive e lo scorrimento del Fosso Tafoncino e del Torrente Tafone, vengono ad arricchirsi di una buona vegetazione riparia d’ordine spontaneo quale tamerice (Myricaria germanica), salice (Salix alba e salix fragilis), olmo (Ulmus minor), orniello (Fraxinus ornus), frassino (Fraxinus augustifolia).

La tipologia arborea delle piccole superfici a bosco dell’area vasta è tipicamente mediterranea con una presenza di roverella (quercus pubescens),leccio (quercus ilex), sughera (quercus suber), acero minore (acer monspessolanum), carpino (carpinus orientalis), frassino (fraxinus excelsior), orniello (fraxinus ornus).

Sporadiche specie selvatiche quali il: sorbo (sorbus torminalis), pero (pero Pyraster), melo (malus silvestris) e prugnolo (prunus spinosa).

La componente arbustiva, lascito abbastanza preservato di un assetto agrario di suddivisione degli appezzamenti tramite siepi, è di: corbezzolo(Arbutus unedo), biancospino (Crataegus monogyna), fillirea (Phillyrea latifolia), sambuco (Sambucus nigra), marruca (Paliurus spinachristi), lentisco (Pistacia lentiscus), ligustro (Ligustrum vulgare), viburno (Viburnum lantana), ginestra (Spartium jumceum), edera (Hedera helix), erica (Erica scoparia), mirto (Myrtus communis), rosa selvatica comune (Rosa canina), rovo (Rubus  fruticosus), pungitopo (Ruscus aculeatus) e cisti.

La componente faunistica, di uccelli e mammiferi, documentata e/o rilevata nell’area vasta tramite transetti diurni percorsi a piedi, mostra la presenza di specie appartenenti alla piccola fauna selvatica quali fagiano (Phasianus colchicus) e lepre comune (Lepus europaeus) e, tra gli ungulati, sono state rilevate le tracce di cinghiale (Sus scrofa) e capriolo (Capreolus capreolus).

Appartenenti ai Mustelidi: martora (Martes martes), donnola (Mustela nivalis), puzzola (Mustela putorius), faina (Martes foina), istrice (Hystrix cristata).

La volpe (Vulpes volpe), appare onnipresente, come taluni volatili particolarmente legati agli allevamenti domestici di bestiame tenuto prevalentemente allo stato brado, come la cornacchia grigia (Corvus corone cornix) e l’airone guardabuoi (Bubulcus ibis).

Tra le specie faunistiche, di cui si trova citazione, che possono interessare un eventuale impatto generato dalla Centrale Fotovoltaica, vi sono: il cinghiale, il capriolo, la volpe, il tasso, l’istrice, la donnola, la puzzola, la faina, nonché la rara lontra (Lutra lutra). Fra l’avifauna presente si riscontrano: airone cinerino e rosso (Ardea purpurea), garzetta, fenicottero (Phoenicopterus ruber), cicogne (Ciconia nigra), gruccione (Merops apiaster), albanella reale, sparviero, poiana, gheppio, falco pescatore (Pandion haliaetus), barbagianni, assiolo, civetta, fagiano, martin pescatore (Alcedo atthis)".

In queste righe viene descritto un piccolo lembo residuale di quel paradiso terrestre che un tempo ricopriva l'intera penisola italiana e di cui si conservano ormai solo sparute vestigia in una porzione che certo non supera lo 0,5% dell'intero territorio italiano.

L'impianto sarebbe incastonato tra due importanti riserve naturalistiche, un parco archeologico ed un bosco primario di oltre 3000 ettari, in una zona dove scorrono fiumi e ruscelli e ricca di una straordinaria biodiversità, attestata dalla stessa relazione del richiedente, che ha repertoriato:

18 specie arboree di pregio

16 specie arbustive tipiche della flora mediterranea

19 specie di mammiferi selvatici, tra cui alcune rarissime, come la lontra ed altri mustelidi.

        20 specie di grandi volatili tra i più rari e belli ospitati dalla penisola.

 

Si tratta di un'area incontaminata che meriterebbe a pieno titolo di essere promossa a parco naturale, qui si progetta invece di declassarla in area industriale e ricoprirla con un sudario di 283.140 pannelli fotovoltaici.

Il resto della Relazione di mitigazione, quando cerca di dar corpo alle sue finalità, cade in una serie di semplificazione che tradiscono il carattere pretestuoso ed arbitrariamente assolutorio del documento.

Quando si fanno affermazioni come le seguenti:

“le strisce di pannelli, la cui massima altezza andrà da 80 cm a 230 cm nel punto più alto, risulteranno perfettamente visibili/percepibili specie volatili per le diurne notturne. Le strutture, quindi, così approntate, risulteranno innocue per la fauna alata”

“i pannelli solari, che andranno a costituire le strisce, non provocheranno effetti di riflessione per la fauna alata diurna/notturna”

Non ci si preoccupa di affiancare alle affermazioni alcuno studio scientifico che possa suffragarle.

O quando si afferma:

“Questa tipologia d’intervento ... prevede che, appena terminata l'installazione dell'impianto, il terreno venga seminato con un miscuglio di prato pascolo caratterizzato da specie foraggere quali "leguminosae": erba medica, lupinella, trifoglio resupinato e trifoglio repens. Attraverso l’apparato radicale fittonante di queste piante, si avrà un conseguente apporto di azoto foto fissato al terreno ed il miglioramento della struttura del terreno stesso ”.

Si dimentica che i pannelli proietteranno un ombra permanente sul terreno e le piante erbacee o leguminose non crescono all'ombra, basta guardare il suolo di un bosco per sincerarsene.

Non si può usare due volte un raggio di sole, o ci si fa l'elettricità o ci si fa un prato verde.

Particolarmente fuorviante e tendenziosa, infine, l'affermazione:

“Il terreno oggetto della Centrale Fotovoltaica fino agli anni 90 è stato utilizzato, anzi sfruttato, dai proprietari con la monocoltura del grano duro. Il conseguente depauperamento della già scarsa fertilità dei campi .”

Anche se non siamo a conoscenza della pregressa destinazione dei campi in oggetto, sappiamo bene che l'intera zona è irrigua, pianeggiante ed abitualmente vocata a produzioni ortive, con grandi appezzamenti dedicati alla coltura pluriennale di asparagi (rimossa solo lo scorso anno in previsione dell'utilizzo FV) ed a pomodori.

Che l'agricoltura intensiva abbia “sfruttato” ed impoverito il suolo è cosa nota, ma la cura è rappresentata dall ' agricoltura biologica che instaura con il suolo un rapporto di pazienza e parsimonia, non certo dal fotovoltaico industriale, che è un figlio ancora più avido e dispotico di quella stessa ideologia che prescrive il consumo predatorio delle risorse naturali, operato da pochi in danno dei molti.

Considerazioni generali e strategiche

Ricordiamo che il cibo è la prima energia rinnovabile, per cronologia ed importanza vitale, e l'agricoltura, che ne è la sua fonte, è stata spesso additata come un attività parassitaria per via dei contributi che riceveva dalla CEE .

Ma un agricoltore, anche il più astuto e nei periodi migliori della PAC, non è mai riuscito a coprire più del 50% del suo reddito con gli incentivi europei.

Adesso, che quel vitale rivolo di risorse si è quasi completamente inaridito, l'agricoltura deve fronteggiare la concorrenza degli oligarchi delle rinnovabili, che dispongono di incentivi che moltiplicano fino a 6 volte il valore di mercato del kWh prodotto.

Il dumping che ne deriva sta infliggendo il colpo di grazia all'agricoltura: infatti non ci sono quasi più passaggi di proprietà di terreni agricoli tra coltivatori, quasi tutti gli atti notarili in corso, testimoniano una migrazione della terra dall'agricolo al FV.

Ribadiamo inoltre che:

Le decine di migliaia di Km2 di tetti e lastrici solari di cui è ormai invaso il nostro paese sarebbero sufficienti ad ospitare FV per produrre 5 volte il fabbisogno energetico nazionale diurno.

Sotto un tetto c'è sempre un'utenza elettrica, sotto un campo no

Su di un campo si produce cibo, su di un tetto no

Importiamo, in Italia, il 67% del cibo che mangiamo

Date codeste premesse, impoverire ulteriormente il nostro sistema agroalimentare è una scelta strategica che denota una eccezionale carenza di lungimiranza ed una netta propensione a soddisfare l'interesse di pochi ai danni della comunità.

L'esempio di un differente approccio ci viene dalla Germania, paese che non può essere certo rimproverato di ostacolare lo sviluppo delle energie rinnovabili e che, nel luglio 2010, ha votato la soppressione di tutti gli incentivi al fotovoltaico realizzato su terre agricole, proprio in ossequio al preminente valore strategico della produzione agroalimentare rispetto a quella elettrica FV, la quale può comunque essere pienamente sviluppata sui fabbricati esistenti.

Un incentivo all'agricoltura per il mantenimento dei terreni seminativi è invece in questo momento preso in esame dal Governo Federale di quel paese pragmatico e ricco di buonsenso.(*)

* Informazioni estratte da:

http://www.photovoltaik.eu/nachrichten/details/beitrag/bauernverband-gegen-photovoltaik-anlagen-aufackerflchen_100001941/8

http://www.energie-experten.org/experte/meldung-anzeigen/news/entscheidung-ueber-absenkung-dereinspeiseverguetung-fuer-photovoltaik-anlagen-nun-im-vermittlungsau.htm

 

Firmano le presenti osservazioni :

 per le associazioni

Andrea Marciani, Ex Circolo Legambiente di Manciano

Mariarita Signorini, Italia Nostra Toscana (Membro della Giunta nazionale e del

gruppo energia d’Italia Nostra)

Patrick Marini e Cristiania Panseri, La Sentinella della Maremma

Alberto Frattini, Coordinamento Polo logistico di Braccagni

Loretta Pizzetti e Giuseppe Iuliano Comitato Val di Farma, Roccastrada

Roberto Barocci e Daniela Pasini, Coordinamento dei comitati e associazioni

ambientaliste provincia di Grosseto.

Alessandro Mortarino, Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio.

Francesca Lotti, Circolo Arci di Manciano

 

Ultimo aggiornamento ( mercoledý 23 febbraio 2011 )