Provincia di Cuneo: riflessioni sulla gestione del territorio (lettera di Flavio Russo)

“Ho molto apprezzato che i giornali locali, almeno nella versione albese, abbiano pubblicato una breve ma acutissima lettera di quel signore d'altri tempi che è Gianni Toppino: gli argomenti trattati  sono ben tre, e tutti di una assoluta rilevanza per la sopravvivenza della nostra zona, braidese compreso, che pure, in facciata, sembra godere di una fortuna infinita. Ma non è così, e le persone avvedute lo sanno bene. Innanzitutto Toppino pone due questioni pratiche: perché non si completa l'autostrada Asti-Cuneo? E perché lo spostamento di qualche centinaia di metri dell'ingresso dell'Ospedale di Verduno ha generato una clamorosa protesta ufficiale da Bra?

Ho 65 anni, ma posso dire di essere un uomo antico, poiché fui sempre là dove si scrisse un possibile futuro razionale e insieme fantasioso: in Regione quando si approvò la Legge Astengo, la migliore urbanistica d'Europa; ad Alba quando il Comitato Comprensoriale approvò un  Piano Territoriale che neppure in Svizzera; a Cuneo quando l'Unione Industriale, attraverso il suo mensile “Provincia Oggi”, cercò i modi di una diversa convivenza provinciale. Tre documenti splendidi, tutti e tre buttati alle ortiche da una classe politica che, al di sopra dei diversi colori, preferì all' unanimità consentire l'orrore urbanistico che ci circonda; distrusse quei campi che oggi ci consentirebbero l'autosufficienza in quanto al grano, che di nuovo, come sempre, è l'unico oro che si mangia; mise in cantiere opere già vecchie per il ritardo e perché non rispondenti alle indicazioni dei documenti approvati. E queste non sono opinioni mie o di Toppino, ma fatti fin troppo evidenti. Per questa mia “antichità” posso aggiungere alle domande di Toppino qualche secca affermazione che spero scandalosa, o quanto meno irritante.
 
In quanto alla Cuneo-Asti, vent'anni fa, scrissi su “Provincia Oggi” che mai sarebbe stata completata, poiché forti gruppi finanziari preferivano il raddoppio della Autostrada dei Fiori e un nuovo valico che unisca il porto di Genova con il mega-retroporto dell'alessandrino, da dove le merci partano per il nord e soprattutto per l'est europeo, e non solo: è per questo che guerriglieri di tutta Europa stanno bloccando la TAV in Val di Susa, ed è per questo che il pur forte On. Scajola è franato nel porto di Imperia. Proposi in quella stessa sede un progetto parallelo sull'asse Imperia-Mondovì, ma venni, per questa e per altre affermazioni, licenziato in tronco dall'Unione Industriale.
 
Tuttavia confermo che la strozza di Alba non verrà superata né sopra né sotto il Tanaro, tanto le aziende albesi sono a due passi da Asti. Col che Cuneo sprofonderà nel suo millenario isolamento montagnardo e a morire con lei sarà l'intera parte sud della Granda: ma ben le sta, considerata la sua assoluta e cieca caparbietà. In quanto all'ospedale di Verduno, la questione del suo ingresso è cosa senza importanza, e la protesta pubblica braidese si è levata per puro dovere d'ufficio. I Braidesi, infatti, hanno già risolto la strategia sanitaria per conto loro, complice proprio il disastro stradale che separa Bra da Alba, su entrambe le sponde del Tanaro: e dico “separa” perché mai strade divisero, anziché unire due città che la geografia prima, e poi la storia, avrebbero voluto complementari.
 
Considerate le nuova carta geografica del braidese: completata la circonvallazione, l'ospedale di Savigliano si raggiunge in meno di un quarto d'ora di via piana, e poiché la domanda stimola l'offerta, sarà quello un ospedale promosso dalla Regione; da Sanfré, Sommariva Bosco e buona parte dei Roeri si raggiunge il Polo Sanitario Torinese in 20 minuti, anche se quel polo venisse spostato un po' più a ovest, e alle strette a cinque minuti c'è l'ospedale di Carmagnola; Narzole e parte di Cherasco hanno sempre guardato a Fossano, ma , grazie all'impegno della Provincia e della Città di Cuneo in rotonde e posteggi, il validissimo ospedale del capoluogo provinciale si avvicina sempre più alle città sorelle, Alba esclusa. In quanto a tutti coloro che abitano oltre il Tribunale di Alba, Roeri e Moscato compresi, è evidente che fanno ormai prima a raggiungere Asti piuttosto che Verduno attraversando Alba.
 
Se il catafalco sulla collina fosse stato costruito in Calabria, grideremmo tutti all' ecomostro, se non alla cattedrale nel deserto. Ricordo ancora una volta che il Piano Comprensoriale prevedeva l'ospedale dove ora sorge il Nuovo Bennet, con collegamento ferroviario e bus navetta circolare. Quello che mi fa veramente rabbia è che coloro che hanno compiuto l'ormai completo scempio del territorio sono stati gli stessi che avevano approvato quell'intelligente Progetto nel 1980! Ma la storia metterà nero su bianco nomi e cognomi, a perenne vergogna della mia generazione e di quella immediatamente precedente. Ecco perché rispondo alle domande di Toppino, perché lui è uno dei pochissimi che verrà ricordato come uomo coerente e politico onesto.
 
Non mi resta che rispondere al terzo quesito: perché i Sindaci non si mettono d'accordo per porre rimedio al rimediabile? Toppino, mio vecchio amico! Ma perché non c'è più rimedio possibile! Persino per le colline del vino l'UNESCO ha espresso un sorrisetto sarcastico di fronte alla domanda di inserirle nel “Patrimonio dell'Umanità”, così sconce  come le hanno ridotte. E adesso hanno chiamato un architetto tedesco (tedesco!) che ci insegni a nascondere le brutture con qualche quinta d'alberi. A tanta bassezza  sono scesi i discendenti di coloro che insegnarono il Rinascimento agli Ostrogoti d'oltralpe! I Sindaci della zona, e c'erano quasi tutti, furono uniti quella sera dell '80 in cui approvarono il Piano Territoriale, furono uniti per un'ora o poco più. Ma il sottoscritto e i colleghi tecnici che tanto avevamo studiato il passato e il presente per disegnare il futuro, avemmo subito l'impressione che lo stessero approvando per non darci un dispiacere; che tanto loro sapevano già come disfare la bellissima tela di Penelope che noi avevamo tessuto.
 
Infine, i Sindaci non si mettono d'accordo perché le nostre genti, fin dall'alto medioevo, non conoscono il significato della formula “essere d'accordo”. Non lo conoscono, d'altronde, neanche tutti gli altri Italiani.
Sempre su  “Provincia Oggi”, nel 1993 quindi quasi 20 anni fa, proposi l'allegata mappa della Granda articolata su soli 23 Comuni, anziché 250 che essi sono: le 7 Città maggiori, le 9 Comunità Montane, e 7 altre Unioni logiche di pianura e bassa collina. E scrissi “Unioni”non Consorzi! Scrissi tra l'altro: “Tale proposta è dettata dalla necessità, vale a dire dall'evolversi rapido degli eventi e delle leggi dello Stato e della Comunità Europea. Una per tutte, la Legge n. 142/90 che, se applicata, avrebbe rivoltato il concetto di Pubblica Amministrazione. D'ora in poi l'Unità Minima Amministrativa, cioè il nuovo Comune, dovrà corrispondere alla Unità Minima Socio-economica, conveniente oggi e in futuro. L'evoluzione delle regole economiche e finanziarie, nonché l'applicazione delle stesse mediante procedure informatizzate, e, ancora, la necessità di pensare e lavorare come Cittadini del mondo (l'Europa è già un abito stretto, ma l'hanno capito solo il Papa e la malavita organizzata!) hanno ampiamente dimostrato l'assurdità di ostinarsi ad amministrare pubblici servizi frazionati sul territorio, e  perciò carissimi ed inefficienti”.
 
Venti anni fa così scrivevo. La cronaca pare darmi più di una ragione. Qualche tentativo di unire alcuni Comuni è stato fatto ed è fallito per le solite beghe di uffici collocati qui o là, di assessorati, di raccomandazioni. Un tentativo è in corso nel doglianese, ma già mi pare fiacco. E, tanto per aggiungere ferro alla campana, affermo a chiare lettere che gli Enti che dilapidano il pubblico denaro sono le Regioni e non certo le Province e i Comuni. Un solo esempio: nel 1974 la rivista “Notizie della Regione Piemonte” la scrivevamo in due a tempo perso, mentre adesso la fanno, uguale a quella, in una quindicina di persone! E così è cresciuto tutto il resto. La riforma risanatrice d'Italia  non può passare che attraverso il ritorno alla visione napoleonica del nostro Paese: uno Stato forte strettamente collegato all'Europa, che rappresenta l'Impero odierno; pochi grandi Comuni sburocratizzati, con rapida capacità di spesa;  agili Provincie in funzione di collegamento e coordinamento politico-amministrativo. L'intuizione napoleonica soltanto aggiornata alle esigenze del computer. Così io dico. E si arrabbi chi vuole. Perché lo spreco è un delitto altrettanto ignobile del furto, del quale rappresenta una più bassa e volgare variante.
 
Sinceramente, com'é mia abitudine, dichiaro che non credo assolutamente capaci gli Italiani, e i Cuneesi tra essi, di superare l'antico schema mentale della tribù longobarda o visigota: altrimenti non sarebbero più in grado di leggere la Divina Commedia (ironia) che infatti viene utilizzata come pubblicità di un rotolone di carta assorbente. E' evidente che questo ragionare genera in me qualche cattivo pensiero. Per fortuna ormai sono antico, e qualche buona lettura, e una pastiglia quotidiana, bastano a placare i miei bollenti spiriti. Anche perché, come scrisse il grande poeta Giorgio Caproni ( leggetelo, leggetelo....): “Già fu/ storia anch'essa sommersa, né ora più/ v'é soccorso a quel tempo ormai diviso”.”
 
Flavio Russo