EMILIA ROMAGNA: Lettera aperta al Sindaco di San Lazzaro di Savena
Mentre la discussione è in atto nel paese intero sui temi dello sfruttamento del territorio, della cementificazione, della crescita edilizia non giustificata, mentre sono ancora vive le immagini sempre più ricorrenti di ciò che è avvenuto in Liguria, a San Lazzaro di Savena molti cittadini stanno lottando da ormai tre anni per impedire un'ulteriore inutile cementificazione del territorio. Dopo numerose iniziative, hanno promosso un referendum popolare per chiedere ai propri concittadini se intendano procedere o meno con questo ingente aumento di case e costruzioni varie (2500 nei prossimi anni).
Il referendum è al vaglio, attualmente, di un'apposita commissione che ne sta valutando la pertinenza tecnica e che si esprimerà a breve.
Oggi il comitato promotore dei referendum scrive al Sindaco di San Lazzaro Marco Macciantelli, questa è la lettera.

 

Gentilissimo Signor Sindaco, crediamo sia giunto il momento di abbassare i toni e rinunciare agli interessi di pochi per il bene della collettività.
Ce lo chiede in questi giorni la Liguria, con Genova, Vernazza e tutte le cittadine piegate in ginocchio, nello scorrere di lacrime amare che troppo hanno il sapore di lacrime di coccodrillo: la cementificazione della terra ligure ha conosciuto
orizzonti che paiono chimere anche al territorio milanese (lì, solo l'Expo potrà fare di peggio, e ci auguriamo tutti che questo possa essere evitato).
Ma il dolore di chi ha perso tutto, o addirittura un amico o un parente, è autentico, e su quello non possiamo permetterci speculazioni; quello che possiamo permetterci di fare è gridare a gran voce che non vogliamo che si ripeta mai più.

Ce lo ha chiesto, nel recente passato, L'Aquila e l'Abruzzo, dove anche in quel caso l'uomo nulla ha potuto contro la furia della natura; anche in quel caso un uomo aveva cercato di avvisare la popolazione, ma inutilmente, è stato preso,
accantonato, fatto passare per pazzo e visionario, e sono morte centinaia di persone.
Allora ci fu poi chi si fece bello col dolore altrui, chi diede mostra di sé, promettendo la ricostruzione più veloce della storia, portando in realtà nuove case fuori dal centro storico, senza ricostruire un solo mattone e lasciando, ormai dopo oltre due anni, ancora una moltitudine di persone senza la loro casa. E oggi non si parla più di tutto questo, perché “non fa notizia”.
Ce lo chiedono molte zone del Paese (e del mondo): non abbiamo bisogno di nuovo cemento, non abbiamo bisogno di case aggiuntive, non abbiamo bisogno di superfici impermeabili, ma di terra da coltivare, di campi, boschi e terreno vergine incontaminato, di terreno permeabile.

E l'Emilia-Romagna possiede un tesoro invidiato da molte altre regioni: la pianura e la sua terra, praticamente senza sassi, estremamente fertile e produttiva.
La necessità di sopperire alla crisi alimentare è di gran lunga superiore alla necessità di case: nel mondo si muore perché non si mangia, non perché non si ha la seconda o terza casa.
San Lazzaro è ancora un bel paese, o una città, come piace dire a qualcuno.
Possiamo non rovinarlo per sempre, possiamo salvarlo dall’eccessiva urbanizzazione. Lei stesso, nei discorsi programmatici del 2009, dichiarò che i costruttori si sarebbero dovuti dimenticare di San Lazzaro, poi però qualcosa è cambiato ... E sempre Lei, più di recente, ha parlato al Tour delle Frazioni della crisi mondiale, della situazione internazionale, della Grecia, dei problemi macro e microeconomici che ci circondano tutti i giorni, aprendo le porte alla “compartecipazione”.
Le forniamo quindi l’occasione di rispondere pubblicamente alle domande che in molti, a San Lazzaro, si pongono da tempo:
- a chi servono realmente tutte le nuove costruzioni programmate con il POC?
- perché non viene chiesto ai sanlazzaresi che cosa vogliono, prima di imporre loro scelte che stravolgeranno irreversibilmente la nostra cittadina?
- perché non scegliere di riqualificare tutto l'esistente, prima di occupare e distruggere terreno agricolo?
- perché non procedere ad un attento ed approfondito censimento, che verifichi l’esatta consistenza del patrimonio abitativo, al fine di capire a quanto ammontano gli alloggi sfitti, invenduti e non utilizzati prima di decidere di costruirne dei nuovi?

Le Sue risposte sarebbero preziose, forse ci farebbero capire quello che ancora non abbiamo capito...
Purché però non ci venga detto che il problema sono i soldi, soldi che mancano nel bilancio, soldi che servono per poter realizzare opere pubbliche, ecc...
Perché se il problema è solo questo, gentilissimo Signor Sindaco, crediamo che potrebbe essere risolto, e anche abbastanza brillantemente: una bella Assemblea Pubblica cittadina (ovviamente pubblicizzata adeguatamente come si fa per le elezioni), in cui si dichiari nero su bianco che il Comune di San Lazzaro così non ce la può fare più. Messi di fronte a questa cruda realtà e adeguatamente informati sullo stato reale della situazione, i nostri concittadini saprebbero benissimo scegliere e valutare correttamente come appoggiare l'Amministrazione nelle sue azioni.
Siamo ben consapevoli che il Comune non ce la fa più non tanto per demeriti nella gestione della cosa pubblica da parte di questa o di una precedente amministrazione, ma perché il governo nazionale, togliendo l'ICI, ha eliminato una delle poche consistenti fonti di entrate del Comune.

Per comprenderle e affrontarle meglio, certe situazioni bisogna trovarsele davanti, nette, come un ostacolo da superare; allora le si guarda con un occhio diverso. Parlare del bilancio della nostra comunità con numeri, percentuali e cifre riesce di difficile comprensione alla maggior parte della gente, mentre dirle chiaramente che se non si cambia qualcosa si dovranno prendere provvedimenti drastici (come abbandonare l'asfaltatura di alcune strade, eliminare l'illuminazione pubblica di alcuni quartieri, licenziare parte del personale dipendente, solo per fare alcuni esempi concreti), ecco, questo renderebbe il
messaggio più diretto e comprensibile.
Soprattutto nel caso in cui dall'Amministrazione dovessero arrivare proposte precise, come l'applicazione di una “tassa di scopo” finalizzata ad ogni opera pubblica che si vuole realizzare. Così si crea compartecipazione, così si crea interesse, così si mantiene unita la comunità cittadina, per superare questo momento di crisi.

Perché, vede, la volontà di andare avanti e tirare la cinghia è in ciascuno di noi, ma dobbiamo avere la certezza che lo stiamo facendo, se non per noi, almeno per i nostri figli; il consumo e la cementificazione di terreni che, coltivati,
potrebbero sfamare decine se non centinaia di persone, non è un pensiero positivo per nessuno di noi e, ne siamo certi, nemmeno per Lei.
Molto probabilmente, allo stato attuale in cui versa l'economia, anche i costruttori – che avevano così disinvoltamente proposto gli ex art. 18 che compongono il POC, con l'inserimento di migliaia di nuovi appartamenti – sarebbero sollevati da
un peso che diversamente non saprebbero più come togliersi dalle spalle: nella situazione di particolare congiuntura economica in cui versa attualmente il nostro Paese e l'Europa intera, investire alla cieca senza certezza di un ritorno
economico è una scommessa che pochi ancora accetterebbero.
E se, ciononostante, l'interesse speculativo da parte dei pochi fosse ancora forte e pressante, il gesto che Lei farebbe sarebbe ricordato comunque come un gesto di coraggio e di lungimiranza.
Questo gesto che Lei ora potrebbe fare è difficile da compiere, ma di una grande responsabilità, un passo verso noi, cittadini di San Lazzaro, ma ancor più verso i nostri figli; lasci a loro la possibilità di avere ancora un paese non deturpato. Le
condizioni in cui si apprestano a vivere saranno molto più difficili di quelle in cui abbiamo vissuto noi.

Altri sindaci in altri comuni hanno già scelto di non cementificare nuovo territorio vergine, e la loro amministrazione non ha subito tracolli: chi ci abita è felice e orgoglioso di abitare in un comune “a crescita zero”.
Numerosi cittadini di San Lazzaro hanno da tempo deciso di metterci la faccia, nelle scelte che riguardano il nostro territorio, e così è venuta alla luce la petizione popolare prima, la proposta di delibera popolare in seguito e la proposta referendaria comunale ora (ed ogni volta il numero dei sottoscrittori è aumentato esponenzialmente): sono tutte manifestazioni evidenti che qualcosa non va, che c'è stato uno scollamento tra il cittadino e la sua amministrazione.

I cittadini che si riuniscono in Liste Civiche, in Comitati Cittadini o in movimenti di vario genere, lo fanno non per un loro tornaconto personale, ma perché sentono che la politica attuale non li rappresenta più. Lei ha però ora la possibilità di
infondere in loro un po’ più di fiducia e farsi ricordare negli anni per un gesto di coraggio. Cerchi di recuperare quelle situazioni di malcontento diffuse a macchia di leopardo nella nostra comunità sanlazzarese e colga l’invito di questi cittadini
che sono contrari a un’ulteriore crescita urbanistica perché vogliono preservare il territorio vergine e agricolo del nostro Comune (anche in ottemperanza all'art. 9 della Costituzione) e non perché sono contrari allo sviluppo o alla Edilizia
Residenziale Pubblica; lo sviluppo urbanistico infatti lo si può attuare dove non arreca danni, ad esempio, nelle aree artigianali abbandonate o sostituendo i capannoni dismessi, oppure ristrutturando il residenziale esistente in modo più
efficace, economico ed ecologico.

L'invito che Le rivolgiamo, Signor Sindaco, è quindi quello di ripensare complessivamente a tutti questi avvenimenti, ai disastri che ci hanno accompagnato in questi anni, alla crisi internazionale, al bilancio del nostro comune e alla comunità sanlazzarese. E di dare un segnale forte: contrasti anche lei, come già hanno fatto alcuni suoi colleghi (ad es. a Cassinetta di Lugagnano e Camigliano), l'azione edificatoria in aree nuove e orienti, per contro, l'azione della sua Giunta verso opere di riqualificazione e ristrutturazione delle abitazioni esistenti ma disabitate, abbandonate o fatiscenti.

Questo è quanto le chiedono molti sanlazzaresi che, come dice spesso anche Lei, non sono tutti, ma non sono nemmeno pochi, e – soprattutto – sono molto determinati. Ancora non sappiamo come procederà la strada del referendum
comunale, ma di certo il nostro percorso non si fermerà lì.
Auspicando quanto sopra, Le auguriamo buon lavoro e le porgiamo i nostri più cordiali saluti,
Il comitato dei promotori dei referendum
 

Ultimo aggiornamento ( luned́ 21 novembre 2011 )