CULTURA DELL'ACQUA E PROGETTAZIONE PAESISTICA

Michele Ercolini - CULTURA DELL'ACQUA E PROGETTAZIONE PAESISTICA. Gangemi Editore, 2010. hspace=Michele Ercolini

CULTURA DELL'ACQUA E PROGETTAZIONE PAESISTICA.

Gangemi Editore, 2010.

 

Nel suo ultimo libro-saggio, Michele Ercolini parla di cultura dell'acqua e di progettazione paesistica, partendo dal presupposto di rivedere attentamente il significato della parola “acqua”, spesso travisato se non addirittura dimenticato nella nostra società odierna. Acqua quindi intesa non solo come origine di vita, “oro blu” del pianeta, ma acqua considerata parte integrante, quasi generante, del paesaggio che ci circonda. Ercolini, quale architetto, pone l'accento sulla capacità conformante che l'acqua possiede: una forza disegnatrice che cesella il nostro territorio senza che nessuno ci faccia ormai più caso.
Non si può insomma parlare di paesaggio tralasciando l'elemento acqua. Ercolini concentra la sua analisi intorno ai fiumi perché il fiume è quell'elemento che meglio incarna la forza vitale dell'acqua e la sua presenza. 



Fiume inteso come flusso energico nel e del territorio, sempre di più preso ostaggio dallo sfruttamento da parte dell'uomo attraverso la costruzione di dighe, cave, miniere e deviazioni. Intervento antropico, poco calcolato, che produce a livello mondiale un vero e proprio “water change”: da una parte l'acqua che manca, che non c'è e produce siccità e desertificazione; dall'altra l'acqua che distrugge, calamità inarrestabile che inonda e devasta. L'uomo ignora la sua responsabilità in questo processo che altera irrimediabilmente gli ecosistemi fluviali perché convinto che l'acqua sia una risorsa meramente economica,“acqua identificata in termini ingegneristici e utilitaristici” e nient'altro. Comportamento che porta l'uomo ad abbandonare progressivamente i significati culturali, ancestrali del corso d'acqua verso quella che Ercolini definisce “banalizzazione del paesaggio”.
Esempi emblematici di questa banalizzazione sono le città in cui abitiamo: città che danno le spalle ai fiumi, che li nascondono invece di darne risalto. “Oggi, chi attraversa il territorio italiano ha scarsa percezione della presenza del fiume” scrive l'autore. È necessario trasformare questo atteggiamento distratto in un dialogo con la natura addirittura cercando di non ostacolare le sue manifestazioni, come le piene e le alluvioni naturali, processo di ricambio e pulizia naturali che ai nostri occhi, ormai abituati a vedere tutto sotto la luce dell'emergenza, risultano tremendamente conflittuali. È necessario accorgersi che il paesaggio vive, respira e se si cerca di soffocarlo reagisce; che i corsi d'acqua sono elementi dinamici della natura, in perenne trasformazione con valenze simboliche, rituali e metafisiche difficilmente eguagliabili.
Per concludere un accenno alla struttura del libro, divisa in tre parti. Nella prima Ercolini richiama il concetto di sviluppo sostenibile in materie di risorse idriche; nella seconda descrive le attività di alcune istituzioni che producono la cultura dell'acqua; e infine nella terza ci accompagna lungo percorsi di colta progettualità in varie parti del mondo. Un stile documentaristico ricco di esempi concreti e di spunti, di citazioni e anche di figure, per una progettazione dei nostri paesaggi d'acqua, di cui la cultura italiana è ricca, più idro”logica”.
Ultimo aggiornamento ( giovedý 22 dicembre 2011 )