Non sbanchiamo il territorio! I movimenti all'Assemblea degli azionisti di Intesa Sanpaolo
Un nutrito gruppo di attivisti della campagna “Ferma la banca” e dei movimenti No Tav Torino, No Tem e No Grat ha organizzato il 29 maggio un colorato presidio fuori dalla sede torinese di Banca Intesa Sanpaolo in occasione della Assemblea degli azionisti.
Due attivisti della campagna “Ferma la banca” sono intervenuti in assemblea in qualità di “azionisti critici” per mettere in luce l'insostenibilità ambientale e finanziaria degli investimenti e delle scelte della banca nel campo delle grandi opere, con particolare riferimento alle nuove autostrade lombarde (Pedemontana, Bre.Be.Mi., Tangenziale est esterna, Cremona Mantova), al terzo valico Genova Tortona, al Tav Torino Lione e al grattacielo di Banca Intesa in costruzione a Torino.

 

Presente tutto il top management del Gruppo, in primis l’amministratore delegato Enrico Tommaso Cucchiani, il presidente del Consiglio di gestione Andrea Beltratti e il presidente del Consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli.

Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale Roberto Brambilla ha fatto notare che gli investimenti in grandi opere autostradali sono il risultato di un approccio superato considerando che siamo in piena crisi climatica, che il petrolio sta finendo e che i paesi europei stanno investendo sul trasporto pubblico.

Le popolazioni locali inoltre sono contrarie e il caso della Tangenziale Est Esterna di Milano è emblematico. In quella zona si è strappato il parere favorevole dei sindaci grazie alla promessa di un potenziamento delle metropolitane, completamente disattesa. Alla risposta dello stesso Bazoli che ha dichiarato di condividere pianamente le istanze di tutela ambientale espresse, Brambilla ha fatto notare che l’ambiente non si preserva finanziando nuove autostrade.

Per quanto riguarda l'aspetto finanziario Roberto Cuda ha illustrato la precarietà dell'intera struttura finanziaria delle opere citate. In particolare le nuove autostrade lombarde costeranno più di 10 miliardi di euro con concessioni dai 20 ai 50 anni in un mercato molto volatile e caratterizzato dal progressivo esaurimento delle risorse petrolifere. Anche qui il caso delle Bre.Be.Mi da la misura dello spreco di risorse in atto: 62 km di autostrada per 2,5 miliardi di euro, costo raddoppiato negli ultimi anni, per rientrare dal quale la concessionaria dovrà incassare 10 milioni di euro al mese per 20 anni strappando veicoli nientemeno che alla A4, che corre in parallelo. Una scommessa che assomiglia molto a un azzardo, sul quale verranno impiegati i soldi dei risparmiatori. E' stato quindi richiesto ai dirigenti di Banca Intesa di spiegare il motivo del coinvolgimento dell'Istituto, visto che altre banche hanno scelto posizioni molto più defilate.

Poi sono state chieste delucidazioni in  merito al ruolo della banca nella costruzione del Terzo Valico e del Tav Torino Lione ed è stata segnalata nuovamente l’assurdità del grattacielo in costruzione a Torino, che costerà quasi 500 milioni di euro, più dei 300 milioni che il gruppo vorrebbe risparmiare attraverso il piano esuberi. Purtroppo a queste domande non è stata fornita alcuna risposta.

Nello specifico Intesa risulta essere uno dei principali finanziatori della Cmc, la cooperativa incaricata di eseguire i lavori per il tunnel geognostico del Tav Torino-Lione: alla fine di giugno 2011 erano iscritti nel bilancio Cmc 28 milioni di euro di finanziamenti da parte della banca, quasi il doppio rispetto a sei mesi prima. E’ stato chiesto se tale aumento è dovuto all’inizio dei lavori in Valsusa, ma Cucchiani ha risposto che gli impieghi della banca sono coperti da segreto bancario.

Prendiamo atto che Intesa non ha nulla da dire sulla sostenibilità ambientale e finanziaria delle opere sostenute, che ha deciso di mettere a repentaglio i soldi dei risparmiatori e non intende rispondere alla istanze del territorio.

Sul Tav Torino Lione è intervenuto anche Massimo Zucchetti, docente del Politecnico, che ha messo in luce i danni e l’inutilità dell’opera. Quanto all’eventuale impegno finanziario di Intesa, Cucchiani ha affermato che la concessione del credito verrà valutata “secondo la capacità di rimborso espressa dal progetto, le garanzie a tutela della banca, nonché la redditività e il conseguente ritorno agli azionisti sul capitale investito'”. Cucchiani ha aggiunto poi la necessità che l'iter di approvazione del progetto preveda processi articolati con varie consultazioni sia a livello istituzionale che territoriale, ma la banca si sta chiedendo se per il futuro “non sia necessario elaborare criteri aggiuntivi e volontari che portino a un'integrazione più profonda, trasparente e aperta con tutti i soggetti interessati”.

Nelle stesse ore in piazza San Carlo, davanti all’ingresso della sede del gruppo, gli attivisti hanno dato visibilità al proprio dissenso, distribuito materiale e sensibilizzato i cittadini, invitandoli a continuare la pressione sulla banca.