Riforma del catasto e fabbricati rurali
di Giovanni e Graziella Ricchiardi.
E' in corso la riforma del catasto. Il provvedimento presenta conseguenze sociali e personali ben gravi per i piccoli coltivatori: ne abbiamo individuate alcune e invitiamo tutti gli interessati a rendere il quadro più completo ed esauriente. Da data immemorabile i fabbricati rurali con i terreni costituiscono il suolo agricolo, la campagna; sono l'abitazione della famiglia contadina e la sede della sua attività lavorativa, allevamenti, utensili ecc..
Il fabbricato rurale è stato riconosciuto, tutelato e distinto in modo diverso da ogni altro fabbricato ed è sottoposto ai tributi con i terreni. Con questi costituisce un tutto inscindibile che si ripete in ancor numerosissime presenze di lavoro agricolo e può dar luogo a potenziali futuri insediamenti: la cosiddetta attività primaria.

In contrapposizione al suolo agricolo, quando l'occupazione fabbricata è indirizzata alle attività secondarie e terziarie, sussiste il suolo urbanizzato.
Il primo: suolo fertile e produttivo, modellato sulla Natura (finora individuato dal Catasto Terreni); il secondo: suolo sottratto alla Natura, impermeabilizzato, ad alto rischio ambientale (finora Catasto Edilizio).
Attualmente il suolo urbanizzato, come fa notare il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, si espande selvaggiamente con cemento e asfalto a consumare il suolo libero e fertile, il suolo agricolo, il paesaggio. Quest'ultimo, uno dei Beni Comuni più importanti, viene compromesso dall'invasione. Esso è "la principale garanzia per il futuro del nostro paese, del turismo, della nostra agricoltura, dei nostri prodotti tradizionali, della salubrità dei luoghi in cui abitiamo e della biodiversità".

La legge di riforma del Catasto (L. 22.12.2011 n° 214) impone l'inclusione dell'ex fabbricato rurale nel Catasto Edilizio: ciò significa disconoscerne il ruolo, slegarlo dall'attività agricola, aprirlo all'utilizzo secondario e terziario senza salvaguardia ambientale e, come tale, sottoporlo ad ulteriori tributi.
E' grave conseguenza che coinvolge l'intera società, quando invece la Costituzione tutela il Paesaggio; ne sono coinvolti, in particolare, i piccoli coltivatori.

L'intero onere (spese del geometra e tasse) è a loro carico. Nel caso della piccola famiglia coltivatrice, si tratta di un gravame del tutto sproporzionato agli introiti, quando invece la Costituzione dice, nei Rapporti Economici, che "... al fine di conseguire lo sfruttamento del suolo ... aiuta la piccola proprietà" e, nei Rapporti Politici, "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva".

Vorremmo ancora aggiungere che, per quanto ci consta, nei comuni montani al di sopra dei 500 metri s.l.m. non sussite l'obbligo dell'accatastamento.

Le radici agricole del popolo italiano emergono in una miriade di fabbricati rurali presenti in ogni mappale dell'intero territorio nazionale.
Ogni riforma catastale richiede del tempo; questa in particolare, così affrettata e lacunosa, è ben lungi dall'essere conclusa.
Se lede i nostri diritti siamo ancora in tempo ad obiettare !
Ultimo aggiornamento ( sabato 30 marzo 2013 )