sabato 07 febbraio 2009

SaviglianoSTOP AL CONSUMO DI TERRITORIO

Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato

CAMPAGNA LOCALE:

SAVIGLIANO
(Cn, Piemonte)

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IL BLOG DEL NODO DI SAVIGLIANO >

Per informazioni aggiornate, visitate il blog del gruppo di Savigliano:

http://stopalconsumoditerritoriosaviglianese.wordpress.com/

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Alcuni documenti e articoli della campagna locale di Savigliano:

> Il manifesto della campagna locale di Savigliano

> Analisi del questionario inviato ai candidati sindaco

> Una riflessione sui "parchi" fotovoltaici

 


Il manifesto della campagna locale di Savigliano

 

Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato



Dall’iniziativa di alcuni gruppi ambientalisti delle Langhe, del Roero e del Monferrato, del comune di Cassinetta di Lugagnano  (Mi), primo comune italiano ad avere un Piano Regolatore a crescita zero, del Movimento per la Decrescita Felice, è sorto a gennaio il movimento “Stop al consumo di territorio” che vuole essere un “movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato”. Le ragioni di tale iniziativa sono così spiegate nel manifesto nazionale che ha lanciato il movimento: “Il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi è sempre più vicino. Ma nessuno se ne cura. Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, sono quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto.

Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari.

Non si può andare avanti così! La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.
Il consumo di territorio nell’ultimo decennio ha assunto proporzioni preoccupanti e una estensione devastante. Negli ultimi vent’anni, il nostro Paese ha cavalcato una urbanizzazione ampia, rapida e violenta. Le aree destinate a edilizia privata, le zone artigianali, commerciali e industriali con relativi svincoli e rotonde si sono moltiplicate ed hanno fatto da traino a nuove grandi opere infrastrutturali (autostrade, tangenziali, alta velocità, ecc.).

Soltanto negli ultimi 15 anni circa tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati. Questo consumo di suolo sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia di capannoni vuoti e case sfitte: suolo sottratto all’agricoltura, terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza. La sua cementificazione riscalda il pianeta, pone problemi crescenti al rifornimento delle falde idriche e non reca più alcun beneficio, né sull’occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini. 
Questa crescita senza limiti considera il territorio una risorsa inesauribile, la sua tutela e salvaguardia risultano subordinate ad interessi finanziari sovente speculativi: un circolo vizioso che, se non interrotto, continuerà a portare al collasso intere zone e regioni urbane. Un meccanismo deleterio che permette la svendita di un patrimonio collettivo ed esauribile come il suolo, per finanziare i servizi pubblici ai cittadini (monetizzazione del territorio).

Tutto ciò porta da una parte allo svuotamento di molti centri storici e dall’altra all’aumento di nuovi residenti in nuovi spazi e nuove attività, che significano a loro volta nuove domande di servizi e così via all’infinito, con effetti alla lunga devastanti. Dando vita a quella che si può definire la “città continua”. Dove esistevano paesi, comuni, identità municipali, oggi troviamo immense periferie urbane, quartieri dormitorio e senza anima: una “conurbazione” ormai completa per molte aree del paese.”

I sottoscritti firmatari del presente documento aderiscono a tale campagna nazionale poiché constatano  che anche nel nostro comune il consumo del territorio ha comportato,  negli ultimi 10-15 anni, la continua edificazione di nuove aree:
l’intera zona tra corso Isoardi e il cimitero, l’area tra la statale e il Maira a Nord di Savigliano e quella compresa tra il Maira e la circonvallazione di Savigliano, al cui servizio è stato canalizzato un bel tratto cittadino del fiume, quella attorno a via Cuneo, la zona industriale sulla strada per Saluzzo, l’allargamento dell’area artigianale di Borgo Marene, il proliferare di capannoni presso il concentrico di Levaldigi, nonché i primi tratti lungo la strada per Genola; e che tale modello di sviluppo continua ad essere l’unico scenario per i progetti futuri dalle nuove aree urbane, quali la zona di via Suniglia la cui edificazione è ormai quasi terminata, la Vernetta 2, al parcheggio sotterraneo in piazza del Popolo, all’allargamento dell’area fieristica,  dalla nuova tangenziale metropolitana (!) al servizio di una nuova area commerciale, alla realizzazione di villaggi di villette a schiera nei pressi delle frazioni. Realizzazione e progetti che spesso sono destinati a rimanere vuoti dal momento che, secondo i dati dell'assessore regionale Sergio Conti, nella sola provincia di Cuneo circa il 40 % dei capannoni edificati risultano vuoti o inutilizzati: la loro costruzione non può che essere considerata il frutto di un sistema contraddittorio che va fermato. Un dato scandaloso, se consideriamo che coprire terreni fertili di materiali inerti concorre a riscaldare il pianeta e che proprio i terreni liberi da cemento saranno le vere fabbriche del futuro.

Usurpazioni di suolo che si accompagnano a un continuo impoverimento del paesaggio agricolo prostrato da una monocultura ormai quarantennale, dall’eliminazione dei filari d’alberi o dalla scomparsa delle “bealere” in un ambiente ormai privo della presenza di molte forme di vita e in un paesaggio che dal Maira alle colline delle Langhe e dal Maira alle colline di Saluzzo, (purtroppo visibile in questi ultimi giorni d’inverno in un qualsiasi punto della campagna saviglianese a testimonianza della desertificazione del paesaggio agricolo che abbiamo compiuto), è ormai segnato solo più dai filari di capannoni che corrono lungo le arterie stradali e che si impongono di giorno con le loro gigantesche sagome e di notte con il loro spreco di luci che  segnalano la perenne presenza di questi pezzi di periferia metropolitana sparsi per la campagna.

Coscienti che tale tipo di sviluppo non possa essere più consentito  per le devastanti conseguenze sul territorio e per la stessa qualità della vita,  i sottoscritti ritengono che occorra riconoscere e far riconoscere anche a chi ci amministra la necessità di tenere in conto nel progettare l’uso del territorio del fatto che la terra è una risorsa non inesauribile, che il terreno agricolo, in quanto indispensabile per produrre l’alimentazione umana, è un bene che tutte le generazioni, sino a qualche decennio fa, hanno consegnato alle successive integro nelle sue capacità produttive e che la reintegrazione del paesaggio agricolo, parte essenziale della nostra identità culturale nelle sue ricchezze naturali e storiche,  debba essere considerata un obiettivo prioritario.

Coscienti che non si possa continuare ad insistere sull’equazione  “maggior consumo del territorio = maggior sviluppo”, si impegnano a adottare e a diffondere stili di vita personali e collettivi che non leghino la qualità della vita esclusivamente al consumo, che possano favorire nuove forme di uso dei  beni comuni del nostro territorio, come la terra e l’acqua, che sappiano conservarli per le generazioni future.

Infine, poiché ritengono che le scelte urbanistiche, ambientali, territoriali e paesaggistiche siano decisive nel progettare il nostro futuro e che, più che mai in questo momento, necessitino di scelte responsabili e capaci di ridisegnare i nostri modelli di riferimento richiedono che esse siano prese all’interno di un quadro in cui la partecipazione divenga un passaggio qualificante e al tempo stesso vincolante di ogni processo decisionale.


I firmatari:

Giovanni Badino, Giovenale Bergesio, Luigi Bertero, Luigi Botta, Giuseppe Brunod, Lino Capello, Pieraldo Fiorito, Tommaso Giraudo, Paola Gulino, Lidio Gullino, Fabrizia Mantovani, Dario Milano, Ferruccio Orusa, Michela Parrotta, Stuardi Caterina, Surace Margherita, Trucco Piero.
 
 
Savigliano
Nella foto: Savigliano, una strada dell'area artigianale
 
 

 

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Ultimo aggiornamento ( venerd́ 02 aprile 2010 )